Giovane architettura italiana in mostra. A Parigi

Fino al 30 dicembre, la rassegna “Le ali dell’Hôtel de Galliffet” raccoglie le proposte di 9 studi nazionali chiamati a ipotizzare la ricostruzione delle due porzioni perdute dell’Hotel de Galliffet, l’edificio settecentesco sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi.

Le ali dell’Hôtel de Galliffet - photo Juan Sepulveda-stARTT
Le ali dell’Hôtel de Galliffet - photo Juan Sepulveda-stARTT

UN EDIFICIO STORICO
Con un “progetto che va oltre il piano funzionale, il solo a comprendere in un unico programma le due ali e il corpo di fabbrica esistente, proponendo anche uno sviluppo ipogeo interessante e soprattutto in grado di connettere funzioni e destinazioni” la giuria composta da Massimo Alvisi, Luca Molinari e Carlo Olmo ha proclamato – a Venezia, nell’ambito della 15. Biennale di Architettura – lo studio stARTT, composto da Simone Capra, Claudio Castaldo, Francesco Colangeli e Dario Scaravelli, vincitore della mostra su inviti promossa dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi. Per ridare vita alle due “ali perdute” dell’Hôtel de Galliffet, Marina Valensise, direttrice dell’Istituto dal 2012, nei mesi scorsi ha chiesto a un comitato scientifico composto da Pippo Ciorra, Jean-Louis Cohen, Margherita Guccione e Cino Zucchi di selezionare nove studi di architettura italiani che, a loro parere, fossero in grado di raccogliere la sfida. Il tema del progetto, 6500 mq in un involucro marcatamente neoclassico nel cuore di Saint-Germain, aspira alla comunione perfetta tra innovazione tecnologica e rispetto degli stilemi che caratterizzano il luogo. Tutte le proposte finaliste sono ora esposte nelle sale dell’Istituto all’interno della mostra-sperimentale Le ali dell’Hôtel de Galliffet. Curata dall’architetto Matilde Cassani – professoressa al Politecnico di Milano e architetto residente nel 2015 – oltre a disegni e modelli, la rassegna presenta anche una monografia filologica sulla storia e l’architettura del l’Hôtel de Galliffet, realizzata dalla Scuola di Restauro della Facoltà di Architettura di Roma 3. I vincitori beneficeranno di un soggiorno a Parigi dal 1° al 30 novembre 2016, all’Istituto Italiano di Cultura, grazie al programma di residenze d’artista Le Promesse dell’arte lanciato nel 2013 per promuovere in Francia i giovani talenti dell’arte nostrana. Ai veneziani di TierstudioAlberto Bertagna, Sara Marini e Alberta Menegaldo con Riccardo Miotto – è stata assegnata la menzione speciale “per la radicalità e ricercatezza del lavoro proposto”.

Le ali dell’Hôtel de Galliffet - photo Juan Sepulveda-stARTT
Le ali dell’Hôtel de Galliffet – photo Juan Sepulveda-stARTT

I PROGETTI PREMIATI E LA MOSTRA
L’anima del progetto di stARTT – acronimo di “studio di architettura e trasformazioni territoriali” – è l’agorà, il parterre pubblico per una Citè des Cultures d’Italie. Le varie funzioni si incastrano dietro a una pelle trasparente e riflettente, capace di restituire alla piazza la sua stessa immagine: nel rispetto dei ritmi di facciata delle architetture preesistenti il linguaggio è moderno, ma senza mostrare arroganza. Tierstudio ha presentato un progetto in tre atti: dalla memoria della Strada Novissima – tema della Biennale di Venezia, curata da Paolo Portoghesi, che ricorda le assenze dell’Hôtel de Galliffet come presenze storiche – agli sfondi e alle quinte dei palazzi italiani e parigini, sino all’organizzazione degli spazi interni. In lizza c’era lo studio associato Baukuh, che ha messo in luce i segni distintivi dell’hôtel particulier, la stratificazione storica e l’introflessione rispetto alla città circostante, avvalendosi di Jane Birkin come testimonial. Per i bolognesi di Diverserighe, “l’architettura dell’edificio è in tutto e per tutto sovrapposta alla sua struttura: un’immagine priva di narrazione che si accosta alla preesistenza mantenendo la propria autonomia”. Il risultato sono imponenti setti in ferro e una grande vetrata che media il costruito con la visione del bel giardino interno alla cour. StudioErrante Architetture, da Torino, ha lavorato sulla volumetria dei nuovi interventi, mentre l’ampliamento proposto da Gangemi Cesa Bianchi ha riportato in auge la tradizione dell’Orangerie, con l’aggiunta dei benefit di sostenibilità.

Le ali dell’Hôtel de Galliffet - photo Juan Sepulveda
Le ali dell’Hôtel de Galliffet – photo Juan Sepulveda

Gli architetti di Margine, classe 1986, hanno affrontato il tema sfruttando i principi teoretici di prospettiva, rapporti spaziali e cromatici dell’architettura, quella esistente e quella futura. Punta a valorizzare, con sapienza, il “giardino segreto” – “mediando tra ‘edificio principale e il suo intorno” – il progetto dei milanesi di Piovenefabi, che hanno operato sui segni: la forza materica del marmo policromo, la presenza significante della scansione dei pilastri, le piante libere e l’uso mirato della trasparenza. Nel progetto En aile della Scuola di Restauro del Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma 3 i principi sono quelli del restauro filologico e si è posta evidenza “nella sequenza di addensamento degli edifici lungo la strada, al ruolo della progressiva costruzione delle residenze aristocratiche dei Talon e dei Galliffet”. Infine, nel suo Menage a Tròis, Thomas Ghisellini – fondatore di Atelier di Architettura – ha portato le facciate settecentesche preesistenti a dialogare con la leggerezza delle facciate in ferro e vetro, utilizzando una tecnologia interamente a secco con strutture 100% riciclabili.

Flavia Chiavaroli

www.iicparigi.esteri.it/iic_parigi/it/

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Flavia ChiavarolI
Architetto, exhibition designer e critico freelance. Osservatrice attenta e grande appassionata di architettura ed arte moderna e contemporanea riporta la sua esperienza nell’organizzazione di workshop, collabora con artisti e fotografi e aggiornando i principali social network. Dal 2012 si occupa di progettazione di mostre ed eventi.