Enrico Vezzi a Prato. L’esordio di A place to be

Studio di architettura, residenza e galleria per eventi temporanei, LATO ha avviato la programmazione 2016 con “Future in my mind”, la personale di Enrico Vezzi curata da Matteo Innocenti con la collaborazione di Luca Gambacorti. Sette interventi, appositamente concepiti per la multiforme realtà pratese, spingono verso un coinvolgimento visivo e uditivo.

Enrico Vezzi – Future in my Mind – installation view at LATO, Prato 2016
Enrico Vezzi – Future in my Mind – installation view at LATO, Prato 2016

UNA RASSEGNA SITE SPECIFIC
Sono trascorsi dieci anni da quando l’architetto Luca Gambacorti ha fondato lo studio e spazio espositivo LATO, fissandone la sede in un ex fabbricato industriale ubicato lungo le mura pratesi. Oggetto di un lungo e articolato intervento, il luogo continua a conservare misurate tracce della precedente identità, grazie al recupero e al reimpiego di alcuni elementi, tra cui la porta d’accesso. Il codice, dichiaratamente contemporaneo, degli interni attuali e la memoria delle vicende legate alla prima fase dello stabile costituiscono i due input del ciclo-omaggio concepito in occasione del primo decennale. A place to be, a cura di Matteo Innocenti, enuncia fin dal nome la vocazione del progetto che nel corso del 2016 prevede tre personali – la prima è in corso – e una collettiva di fine anno. Gli artisti selezionati, a cominciare da Enrico Vezzi (San Miniato, 1979), sono invitati a presentare le proprie ricerche in relazione allo spazio architettonico di LATO. L’intento è spingere l’indagine non sull’essenza di contenitore, quanto sul concetto stesso di identità, ideando il proprio intervento come un nuovo contributo all’incessante evolversi della storia del luogo.

Enrico Vezzi – Future in my Mind – installation view at LATO, Prato 2016
Enrico Vezzi – Future in my Mind – installation view at LATO, Prato 2016

UN CLIMAX ESPOSITIVO
Da anni attivo con una ricerca sul tema dell’utopia e attraverso azioni che insistono sul rapporto tra memoria storica e memoria personale, Enrico Vezzi origina, a partire dalle cinque opere allestite nell’area di accesso allo spazio espositivo, un vortice ascensionale: all’ultimo piano del percorso colloca un intervento, visibile e udibile, cui assegna un messaggio, in forma di auspicio, che sarà svelato solo alla fine. Fin dalle prime tappe, Future in my mind rivela una forte inclinazione verso l’impiego di tecniche e supporti diversi. Con LiberationCarousel, una struttura a procedimento automatico che può ricordare una giostra, l’artista offre la chance per un temporaneo, ma comunque liberatorio, atto di “abbandono” della propria identità. Gli utenti, a loro discrezione, possono infatti divenire parte dell’opera accettando la proposta di “abbandonare il primo elemento della nostra protezione”. L’abito, “la prima architettura attorno al corpo, la prima difesa e la prima costrizione”, può infatti essere agganciato al nastro ruotante della macchina; attraverso questa rinuncia si sceglie, simbolicamente, di “porsi in uno stato di apertura verso gli altri”.

Enrico Vezzi – Future in my Mind – installation view at LATO, Prato 2016
Enrico Vezzi – Future in my Mind – installation view at LATO, Prato 2016

ARTE E ARCHITETTURA IN DIALOGO
Sviluppata in sinergia con Luca Gambacorti è la serie, collocata a ridosso del dispositivo, 7 Luca’s Wonders, un dialogo visivo tra l’artista e l’architetto, restituito dall’affiancamento di immagini diverse sul tema del costruire. Nelle composizioni in mostra, in bianco e nero, si accostano edifici eletti a capisaldi nella formazione accademica e professionale di Gambacorti e testimonianze di architettura spontanea scelte da Vezzi; in queste ultime la disciplina torna all’essenza di bisogno e riparo, grazie all’impiego di elementi naturali. Dopo i video di The world we build, all’ultimo piano si incontra Music For Commoner, una sorprendente installazione microfonica. Realizzato con la collaborazione del musicista Remo Zanin, l’intervento amplifica i suoni strutturali interni di LATO, a partire da quelli tensivi delle catene di contenimento della muratura perimetrale, essenziali per la stabilità dell’edificio stesso, fino a quelli generati dagli spostamenti individuali. Con Everything is related to everything else, infine, reso possibile dal riutilizzo di una insegna per negozi, Vezzi sembra lanciare una sorta di monito ai visitatori e agli artisti che lo seguiranno nell’iter di A place to be. Così facendo, riesce nell’intento di sintetizzare, con l’ausilio di un lightbox, il senso stesso della sua operazione, scegliendo di “chiudere il cerchio”.

Valentina Silvestrini

Prato // fino al 20 maggio 2016
A Place to Be – Enrico Vezzi – Future in my mind
a cura di Matteo Innocenti
LATO
Piazza San Marco 13
[email protected]
www.lato.co.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/52323/a-place-to-be-enrico-vezzi/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.