Ecco com’è la mostra che apre un nuovo spazio per l’arte contemporanea a Cremona

A inaugurare Sala Effe è “La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare”, mostra curata da Paolo Zani e concepita fin dall’inizio come un progetto “in movimento”

Cremona si apre sempre più al contemporaneo con Sala Effe, il nuovo spazio dedicato all’arte dell’ultimo secolo nato all’interno del Museo del Violino, che dal 19 settembre 2026 ha inaugurato un nuovo capitolo nella programmazione culturale del museo. Il nome allude alle “effe” intagliate nella cassa armonica del violino, elementi che ne favoriscono la risonanza, ma ne svela anche gli obiettivi: uno spazio pensato per mettere in relazione linguaggi, pubblici e pratiche differenti, mantenendo un dialogo con il Museo che la accoglie ma sviluppando una programmazione autonoma. Più laboratorio che museo, Sala Effe nasce infatti come luogo aperto e in trasformazione, lontano dalle logiche del blockbuster e orientato alla sperimentazione, alle nuove produzioni, ai prestiti e alla valorizzazione di collezioni private. A inaugurare questo nuovo spazio è La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare, mostra curata da Paolo Zani e concepita fin dall’inizio come un progetto “in movimento”. Fino al 14 marzo 2027, il percorso riunisce opere di Mariia Andreeva, Alighiero Boetti, Caleb Considine, Racheal Crowther, Giorgio de Chirico, Rineke Dijkstra, Jason Dodge, Peter Fischli e David Weiss, John Gerrard, Tarik Kiswanson, On Kawara, Paul Kos, Diego Perrone, Paola Pivi, Pietro Roccasalva, Hans Schabus e Damon Zucconi. Al centro, una riflessione sullo spazio-tempo, inteso come qualcosa che viene continuamente interpretato, modificato e rimesso in discussione.

Sala Effe, installazione View Ph. Tiziano Ercoli
Sala Effe, installazione View Ph. Tiziano Ercoli

La mostra “La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare” da Sala Effe a Cremona

Il titolo, volutamente spiazzante, introduce già una delle questioni fondamentali della mostra: il rapporto tra luogo, percezione e tempo. Lo sguardo di Zani è costruito attorno ad alcune “ossessioni artistiche” che portano a una mostra capace di modificarsi nel corso dei mesi. La durata, infatti, diventa uno strumento attraverso cui leggere il progetto. Alcune opere saranno sostituite, altre entreranno progressivamente nel percorso, mentre luce, suono e video contribuiranno a modificarne atmosfera e ritmo. Il primo esempio è già avvenuto nella giornata inaugurale, quando un lavoro di Paola Pivi è rimasto nello spazio soltanto per 48 ore. La sua presenza ha alterato radicalmente la percezione dell’ambiente, intervenendo sulla luce, sulla temperatura e sulla relazione tra le persone e le opere. Zani ricorda quella giornata come un momento particolarmente significativo proprio per l’imprevedibilità dell’esperienza: “La presenza delle persone in qualche modo aleggiava nello spazio e diventavamo tutti un po’ come dei fantasmi e delle forme larvali che giravano alla ricerca di informazioni”, ha raccontato ad Artribune.

Il tempo da de Chirico a Kawara

L’episodio mostra concretamente come un’opera possa diventare un agente capace di modificare ciò che le sta intorno. La visita, quindi, non esaurendosi nell’osservazione degli oggetti esposti, entra a sua volta nella dinamica. E questo principio ritorna negli avvicendamenti già programmati. Al centro del percorso è previsto un cambio di opere bidimensionali in tre momenti distinti. In apertura, il riferimento è Giorgio de Chirico, con i suoi cavalli sulla spiaggia, mentre il 22 novembre l’opera sarà sostituita da una serie di dipinti di On Kawara, artista per il quale la registrazione del giorno e della data diventa una pratica rigorosa di misurazione dell’esistenza. A gennaio sarà poi la volta delle fotografie di Rineke Dijkstra dedicate a giovani bagnanti, corpi adolescenti colti in una fase di passaggio. La successione mette così in relazione tre modi differenti di affrontare il tempo: quello sospeso e mentale di de Chirico, quello misurato di Kawara e quello corporeo e biografico di Dijkstra. Tuttavia, una parte del progetto resta volutamente affidata all’imprevisto, come per esempio l’intervento di Mariia Andreeva, giovane artista e studentessa della Städelschule di Francoforte, chiamata nello spazio in un momento ancora non stabilito e con modalità non definite in anticipo. Potrà aggiungere qualcosa oppure sottrarlo. “Tutto ciò che si aggiunge in maniera rivelatoria a volte è inatteso”, spiega Zani, “quindi è un tentativo anche di accogliere l’imprevisto all’interno dello sviluppo della mostra”.

Sala Effe, installazione View Ph. Tiziano Ercoli
Sala Effe, installazione View Ph. Tiziano Ercoli

L’Ombra della sera a Cremona

Tra le opere e i riferimenti che costruiscono questo paesaggio temporale c’è anche una copia dell’Ombra della Sera, la celebre scultura etrusca conservata al Museo Guarnacci di Volterra. La figura allungata, diventata nel Novecento un oggetto di fascinazione per artisti e intellettuali, introduce una diversa idea della temporalità: un’immagine antica che continua a produrre interpretazioni nel presente. L’associazione con l’ombra di una persona al tramonto viene tradizionalmente ricondotta a Gabriele D’Annunzio, ma non esistono prove che l’opera etrusca fosse stata concepita originariamente secondo una simile lettura esistenziale. “È una sorta di depotenziamento di quello che è il concetto romantico della condizione umana”, osserva il curatore, “sulla base di un pensiero che si definisce anche per approssimazione”. La scultura introduce quindi nella mostra una riflessione sulla costruzione stessa delle interpretazioni e sul modo in cui il tempo modifica la lettura degli oggetti. La dimensione espositiva trova, poi, una prosecuzione nel public program Ombre della Sera, affidato agli scrittori Tommaso Di Dio, Andrea Gentile e Gabriele Sassone. Il progetto estende la mostra attraverso scrittura, editoria, incontri e laboratori.

Sala Effe, installazione View Ph. Tiziano Ercoli
Sala Effe, installazione View Ph. Tiziano Ercoli

Oltre la mostra: i laboratori di Sala Effe

I tre autori sono chiamati a produrre altrettanti racconti a partire dalle opere esposte, di volta in volta pubblicati sul quotidiano locale La Provincia e successivamente raccolti in una fanzine destinata al bookshop del Museo del Violino. Anche il calendario dei laboratori segue i tre principali cambiamenti del percorso. Il primo, dedicato a de Chirico e condotto da Gabriele Sassone, ruoterà intorno alla differenza tra il tempo della realtà e quello del sogno. Il secondo, associato a On Kawara e condotto da Andrea Gentile, affronterà il tempo che passa e il rapporto individuale con la sua percezione. Il terzo, collegato alle fotografie di Rineke Dijkstra e condotto da Tommaso Di Dio, partirà invece dalla relazione tra sguardo e scrittura.

Caterina Angelucci

Sala Effe
La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare
fino al 14 marzo 2027
Museo del Violino, Piazza Guglielmo Marconi, Cremona

Orari di apertura:
giovedi e venerdi 11-17; sabato e domenica 10-18
Ingresso libero

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Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) vive e lavora a Milano. È laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come giornalista per testate…

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