Tutti i colori delle case di Milano finiscono celebrati in un libro

Milano non è grigia come si dice: la ricchezza cromatica sta però nei dettagli architettonici e, soprattutto, negli interni delle case. Un nuovo libro ricostruisce le palette usate dai grandi Maestri dell’architettura del Novecento, da Portaluppi a Caccia Dominioni, dai BBPR a Nanda Vigo, per i loro progetti più famosi in città

Lo stereotipo della Milano grigia, dominata dal cemento, è duro a morire. Eppure, se ci sforziamo di fare attenzione ai dettagli, l’impressione che la città sia una distesa monocolore svanisce e lo spazio urbano si rivela ai nostri occhi come una partitura molto più complessa, fatta di note basse e ripetute – i verdi e i rossi delle piastrelle in ceramica smaltata sulle facciate di tanti palazzi del dopoguerra, gli intonaci nelle tonalità calde della terra, i mattoni a vista – e di accenti improvvisi e brillanti come l’oro della Madonnina del Duomo o della torre della Fondazione Prada progettata da Rem Koolhaas. La vera rivoluzione cromatica, poi, arriva quando dalla strada ci si sposta al di là dei portoni e dei cortili, nel privato degli interni domestici, dove gli architetti e gli interior designer, oggi come ieri, danno carattere e identità agli spazi anche attraverso l’uso del colore. 

Hoepli Orsina Simona Pierini ColoriCase COVER
Hoepli Orsina Simona Pierini ColoriCase COVER

I colori delle case: le scelte cromatiche dei grandi architetti in un libro

Ma che tonalità ci sono (o c’erano) esattamente negli appartamenti di Milano, in particolare in quelli che consideriamo iconici perché progettati dai grandi Maestri del Novecento, da Portaluppi e Gio Ponti a Ettore Sottsass e Nanda Vigo? A porsi questa domanda è stata Orsina Simona Pierini, docente di Composizione Architettonica e Urbana al Politecnico di Milano e già autrice con Enrico Morteo di un importante lavoro sugli interni milanesi del periodo compreso tra gli Anni Venti e Settanta (Nelle Case. Milan Interiors 1928-1978, Hoepli, 2023). In un nuovo volume da poco uscito per lo stesso editore e intitolato I colori della case. Milan Interiors 1923-1978, la studiosa prende in esame 65 progetti (di interior, come diremmo oggi) realizzati più o meno nella stessa finestra di tempo da alcuni tra i più famosi architetti di allora, con una novità. 

Caccia, Courtesy of Domus  © Editoriale Domus S.p.A.
Caccia, Courtesy of Domus © Editoriale Domus S.p.A.

Il lavoro sulle palette, “collage” ragionati per raccontare il peso specifico delle diverse tonalità

Il loro racconto non è accompagnato soltanto da fotografie, d’epoca o recenti, e da disegni architettonici, ma da palette di colore frutto di una intensa e laboriosa opera di ricostruzione fatta con l’aiuto di Chiara Mazzola e sulla base dei materiali d’archivio, che aiutano a leggere le atmosfere e i volumi e risulteranno senz’altro utilissime ai professionisti del settore in cerca di ispirazione. La difficoltà dell’operazione è presto spiegata: solo alcuni tra questi interni ci sono ancora, ed è stato possibile osservarli direttamente, mentre altri non esistono più o comunque hanno subito delle modifiche importanti e le uniche fonti disponibili per stabilire come si presentassero quando sono stati creati sono schizzi preparatori e fotografie in bianco e nero. 

BBPR Courtesy of Domus © Editoriale Domus S.p.A.
BBPR Courtesy of Domus © Editoriale Domus S.p.A.

Un racconto per decenni, dai luminosi Anni Venti ai violenti Anni Settanta

Seguendo la scansione per decenni impostata dall’autrice, ci si muove tra “luminosi Anni Venti”, in cui i tocchi delicati di colore dipendono ancora in larga parte dalle scelte che riguardano i materiali e le pareti tinteggiate, quando ci sono, sfoggiano tonalità tenui come il giallo, il rosa, il verde chiaro o il celeste polvere, e i “violenti Anni Settanta”, nei quali l’uso di campiture di colori vivaci può rappresentare una presa di posizione e perfino una provocazione, passando per i “programmatici Anni Trenta”, i “cupi Quaranta”, i “fiduciosi Cinquanta” e i “rivoluzionari Sessanta”. A emergere, con chiarezza, è l’uso peculiare che del colore fa ciascun architetto, spesso rivelatore, oltre che naturalmente dei suoi gusti, degli artisti che sono stati importanti nella sua formazione e delle sue ossessioni. 

Le palette dei Maestri, tra influenze artistiche e vezzi personali

Così, per esempio, nella Casa Elettrica, l’abitazione modello realizzata da Piero Bottoni, Luigi Figini e Gino Pollini per la IV Triennale nel 1930, si vede l’influenza di Le Corbusier e delle sue teorie sulla policromia, formulate proprio in quegli anni, con il colore come elemento che rinforza la strutturazione dello spazio. L’appartamento che Vittoriano Viganò progetta per se stesso nel 1956 (Casa Viganò), con un gioco di contrasti tra il bianco, il rosso e il nero al quale partecipa anche il soffitto, è in qualche modo debitrice delle ricerche dell’amico Bruno Munari su positivo e negativo, mentre le case dei BBPR in quello stesso decennio usano le piastrelle di ceramica progettate dall’artista Fausto Melotti per movimentarsi con una fiammata di colore. Nella Casa “dei quattro camini” (1959) e negli altri interni di Luigi Caccia Dominioni si ritrovano i verdi e i marroni presenti anche nelle partite esterne degli edifici, con l’accostamento di diverse tonalità sulla stessa scala cromatica che contribuisce a trasmettere l’idea di un’eleganza sobria. Per Ettore Sottsass, uno spazio domestico deve essere disegnato come un quadro: come spiega in un suo scritto, bisogna portare una grande attenzione alla composizione e “i colori, i ritmi, le vicinanze, le lucidità, le opacità, le materie” devono avere “nei loro rapporti una ragion d’essere, una intensa ragion d’essere e non una ragione abbandonata al caso” (da un testo raccolto in Scritto di notte, Adelphi, 2010). Le case monocromatiche di Nanda Vigo degli Anni Sessanta e Settanta sono fondali nei quali i volumi e le sagome degli arredi tendono ad appiattirsi, e su cui si stagliano, con un effetto drammatico, opere d’arte contemporanea e luci al neon. 

Giulia Marani

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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