Arte e musica. Intervista a Massimo Silverio, il musicista di folk sperimentale che viene dalla Carnia
Ritratto del cantautore che trae ispirazione da opere cinematografiche, come Herzog e Pasolini, e da composizioni poetiche. Fa parte di una nuova scena musicale italiana che utilizza il dialetto regionale unendolo a suoni contemporanei
Massimo Silverio è un autore e musicista distintosi negli ultimi anni per il suo linguaggio personale e poetico, che si nutre principalmente della sua terra natia, la Carnia, regione montuosa di confine del Friuli-Venezia Giulia. Un mondo estetico e sonoro vicino alla natura, umile e fiero, popolare e colto, intarsiato di anime e riti arcaici, ed elevato verso una dimensione senza tempo. Una sorta di avant-folk, folk sperimentale avanguardistico, dove, mescolando acustica ed elettronica, scrive e canta nella sua lingua nativa, il “cjarniel”, idioma minoritario delle Alpi Carniche. Dopo i primi esordi nati e autoprodotti in una terra difficile e isolata, la pubblicazione del suo album di debutto Hrudja nel 2023 per Okum Produzioni, viene accolta con grande entusiasmo dalla critica internazionale, comprese testate e network come Mojo, Clash, Rolling Stones, KEXP eBBC6, con elogi da musicisti come Iggy Pop.

La musica di Massimo Silverio
L’album, il cui titolo indica una sorta di crosta formatasi sopra una ferita, raccoglie brani esistenziali nati negli anni precedenti. Menzionato in numerose classifiche tra i migliori album italiani dell’anno, è finalista al Premio Tenco per il miglior disco in dialetto. Nel 2025 la pubblicazione del secondo album, Sùrtum, con ugual etichetta e team del precedente, sapiente produzione di Manuel Volpe, arrangiamenti insieme a Nicolas Remondino, e musicisti ospiti che ne ampliano la strumentazione. Silverio consacra la sua poetica solitaria e densa di malinconica inquietudine, con interrogativi esistenziali sul senso dell’arte e una ricerca di verità dal rigore sacro, collocandosi tra gli esponenti di una nuova scena musicale italiana che utilizza il dialetto regionale unendolo a suoni contemporanei, dove spiccano musiciste come Daniela Pes ed Elli de Mon, pur con diverse sfumature ed identità.
Concerti e visioni di Massimo Silverio
Accompagnato da dense performance live, in formazione Silverio a chitarra elettrica e armonium, Remondino alle percussioni e Volpe ai sintetizzatori, Surtùm – termine desueto che significa palude – con sonorità che richiamano i Sigur Ros, sia per la raffinatezza compositiva che per la poesia oscura, a suo modo gotica, diventa simbolo di un luogo sacro di transizione tra vita e morte, dove echi immaginifici di antichi riverberi di depositano. Visioni che spesso traggono ispirazione da opere cinematografiche, come Herzog e Pasolini, e da composizioni poetiche, e si traducono in sonorità che potrebbero essere la perfetta colonna sonora per un film del regista ungherese di culto Bela Tarr.
Intervista a Massimo Silverio
La tua definizione di arte.
Uno strumento, un mezzo che aiuta l’essere umano a comprendere la sua ragione di esistere. Una direzione, un simbolo collegato alla Verità assoluta tanto agognata e colossale mistero nella vita. Un’esperienza che ci permette di creare realtà dal reale attraverso il nostro io spirituale. L’arte è sacrificio.
La tua definizione di musica.
Il suono. La meraviglia e il coraggio di chi decide da solo o nel collettivo di entrarvi, di dirigerlo, armonizzarlo, cercando di comunicare l’incomunicabile custodito nel cuore ad altri cuori.
Ti definisci un “artista”?
Non voglio definirmi perché non voglio fare parte di chi abusa delle parole ed il loro profondo significato per elevarsi. Ricerco, cammino, provo a dare forma e contorno a ciò che dentro di me è immagine di Verità. Nonostante l’incomprensibile, indecifrabile suo apparire in una chiarezza che non ammette ombra.
L’opera di arte visiva che più ami.
Purtroppo sono anni che non riesco a recarmi nei musei che ospitano le grandi opere delle quali vorrei essere testimone. L’ingordo odierno (e l’arte) pretende tanto sacrificio e non viaggio mai per piacere o per ricerca perché non posso permettermelo. Non riesco nemmeno a scegliere o a comprendere il concetto di qualcosa di preferito tra tutti. Ultimamente stavo molto ripensando al film Hard to Be A God di Aleksej German.
La canzone che più ami.
Ultimamente sto di nuovo tremando all’ascolto di Myrrhman dei Talk Talk.
I tuoi recenti progetti.
Un disco scritto e uno in scrittura con dei musicisti che ammiro moltissimo, la ricerca solitaria senza fine e tanti canti e musica tradizionale della Carnia.
Un ricordo della tua vita.
Il sole è a mezzogiorno e io sono bambino che cammino da Cjasâi (una borgata dalla quale arriva la mia famiglia) per tornare a Cercivento, il mio paese natale. Siamo su una costa del monte Tenchia molto illuminata con tanti prati da pascolo e poche case. Su un punto strategico si trova questo vecchio rudere di una casa in pietra e vi entro. La stanza al piano terra è completamente vuota, ma c’è una mandibola di animale sul pavimento.
La tocco e sento qualcosa di molto forte e profondamente desolato. Esco e raccolgo varie foglie di tarassaco.
Sento quel giorno come l’inizio di qualcosa, nonostante questi pochi frammenti.
Samantha Stella
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