Dal 2010, l’argentino Julian Bedel ha avviato un progetto sulle relazioni tra i recettori olfattivi e le esperienze sensoriali di ciascuno di noi. Così la produzione di profumi, oltre che riuscita attività commerciale, è diventata fulcro di una ricerca artistica. Con base in Italia

Julian Bedel nasce artista (scultore, pittore, liutaio) e si scopre profumiere. Non è detto, però, che una vocazione escluda l’altra (ricordiamo, a questo proposito, il lavoro del marchigiano Filippo Sorcinelli). Anzi, nel caso del giovane imprenditore e creativo argentino, fondatore del brand Fueguia 1833, le due sensibilità procedono all’unisono, e questo ha determinato il buon riscontro – un apprezzamento ormai planetario – verso il progetto.

Julian Bedel
Julian Bedel

FUEGUIA 1833. IL LABORATORIO DI PROFUMERIA

Fueguia 1833 (il nome è un omaggio all’epoca dei grandi esploratori scientifici) è un laboratorio di profumeria nato nel 2010 dal desiderio di esplorare come ci rapportiamo con le percezioni aromatiche, supportato dalla natura rigogliosa della Patagonia, che offre un territorio vergine, fonte inesauribile di piante e materie prime da catalogare. Molte delle botaniche usate oggi per creare le fragranze sono coltivate e distillate seguendo ricette ispirate alla tradizione delle comunità locali, direttamente coinvolte (attraverso la fondazione HelpArgentina) per rafforzare le piccole economie territoriali.
Il lento processo di macerazione si appoggia però su tecnologie all’avanguardia, che rendono il processo sostenibile e naturale. Spesso si fa uso di ingredienti disponibili in quantità limitata, e questo determina il carattere “esclusivo” del concept, che oggi è arrivato a sommare più di cento fragranze, suddivise in undici collezioni, ma tutte a produzione limitata.

Lavoro di ricerca alla Fueguia Botany, Uruguay
Lavoro di ricerca alla Fueguia Botany, Uruguay

JULIAN BEDEL TRA L’AMERICA LATINA E MILANO

A Milano Fueguia arriva nel 2018 – mentre risale al 2016 la fondazione della tenuta Fueguia Botany in Uruguay, dove si coltivano e si distillano centinaia di erbe officinali –, con il primo e unico punto vendita italiano, all’angolo tra via Pellico e via Grossi. Ora, nel capoluogo lombardo, scelto per il suo marcato spirito imprenditoriale, ha sede anche la factory produttiva centrale del gruppo. Nel frattempo sono nate “gallerie” in tutto il mondo, da New York al Giappone, passando per Canada, Londra, Zurigo, Dubai. Bedel disegna personalmente gli spazi, ciascuno dotato di una specificità legata alla città ospite, tutti volutamente scenografici. A Milano si è accolti dalla mappa delle famiglie aromatiche che orientano il lavoro di ricerca del profumiere, ancora spinto dalla voglia di ampliare la libreria delle combinazioni olfattive. Il tempo è un alleato prezioso in questo processo, e ha portato alla nascita delle selezioni invecchiate almeno cinque anni, centrate sull’idea della volubilità delle percezioni, e pensate con un gusto per il collezionismo che, di nuovo, riconduce al mondo dell’arte. Con Julian Bedel abbiamo parlato di tutto questo.

Fueguia 1833, Milano
Fueguia 1833, Milano

INTERVISTA A JULIAN BEDEL

Hai iniziato come artista. Quando hai deciso di lavorare sulla profumeria? Le due sfere espressive come sono connesse?
In passato avevo un approccio materico alla creatività: mi piaceva creare sculture, lavorare con la pittura, costruire chitarre. Mio padre è un artista, sin da bambino ho avuto accesso al suo laboratorio: lui ha condiviso con me una ricerca sugli aromi e sui cambiamenti che i profumi possono indurre nella nostra percezione (uno studio sui recettori olfattivi a firma dei premi Nobel Richard Axel e Linda Buck, N.d.R.). Ho sempre amato chi è in grado di provocarmi uno shock, credo che l’arte debba fare questo. Ho pensato di usare le fragranze come medium per esprimermi in tal senso, influenzato anche dalla tradizione argentina della lavorazione delle erbe officinali. Ci appoggiamo alla tenuta di famiglia in Uruguay, e alla grande ricchezza di ecosistemi dell’America Latina: così ho iniziato a cercare, catalogare, utilizzare le piante autoctone, isolandone gli aromi, che possono avere diversi effetti su di noi, persino stimolare il rapporto con il divino. Alla componente chimica, infatti, si sommano le implicazioni culturali e religiose dovute all’uso antichissimo delle piante spontanee. Dunque la mia idea è nata così: ho una palette di profumi naturali incredibilmente varia, perché non creare delle fragranze che stimolino una gamma altrettanto ampia di reazioni?

Cos’è il profumo per te?
Io sono interessato a catturare gli effetti sinergici della nostra relazione con le fragranze. Ci sono profumi che ci ricordano luoghi o memorie familiari; e, ancora prima, se percepisco un profumo entrando in una stanza sarò portato a provare una connessione atavica con qualcosa a cui inconsciamente mi sento legato. Questo è il tipo di reazione che cerco e voglio trasmettere alle persone.

Il tuo legame con l’Argentina è strettissimo, ma hai deciso di stabilire la tua factory operativa e produttiva a Milano. Perché?
L’Argentina per un artista è fantastica perché è un Paese difficile, ma c’è ancora grande libertà di fare e inventare: con la tua curiosità, puoi fare tutto. È molto stimolante, soprattutto la scena di Buenos Aires, dove ancora non si è imposta l’idea di correre esclusivamente per inseguire il successo economico. Si può vivere bene anche con un approccio diverso e questa libertà è molto positiva per far nascere e seguire i primi passi di un progetto. Ma poi? A un certo punto Fueguia ha avuto bisogno di fare il salto, la necessità di contare su tecnologie avanzate e su una posizione geografica centrale, da un punto di vista logistico e commerciale. Ho pensato all’Europa, la scelta è caduta su Milano, che è una città professionale dove puoi lavorare facilmente e bene in connessione con gli altri: questo stimola anche molta creatività.

Fueguia 1833, Milano
Fueguia 1833, Milano

FUEGUIA 1833 TRA PROFUMO E ARTE

Fueguia mantiene un dichiarato spirito artistico: le vostre botteghe sono “gallerie”, l’interior design è molto scenografico, il packaging dei profumi è realizzato artigianalmente. Quanto ha contato questo approccio nell’evoluzione del brand?
All’inizio della storia, nello sviluppo del progetto sui profumi, ho lavorato su una sorta di profumeria fake, un’installazione performativa, senza finalità commerciali (era il 2010, a Buenos Aires, dove oggi ha sede la prima boutique del gruppo, N.d.R.). Dunque l’associazione con la galleria d’arte è venuta spontanea: all’epoca c’erano solo quindici fragranze, poi abbiamo iniziato a crescere, ma volevo che le nostre profumerie restassero delle boutique mirate e favorire un percorso. E infatti due caratteristiche sono rimaste invariate, nonostante la diffusione planetaria del marchio: lavoriamo solo su edizioni limitate; la modalità esperienziale e contemplativa è rimasta centrale nella scoperta dei profumi, favorita dal design dello spazio, un contenitore progettato con materiali naturali del luogo in cui ci troviamo, luci studiate, il grande tavolo centrale sempre presente. I clienti restano anche un’ora nel nostro spazio, godono dell’esperienza.

Progetti per il futuro?
Continuare la ricerca sulle fragranze, di certo. Nella factory di Milano abbiamo grande capacità di distillazione. Ma in città abbiamo anche inaugurato una falegnameria che è di supporto alla produzione degli allestimenti delle boutique e fa largo uso di legno di recupero, molto abbondante a Milano: il mio passato da liutaio mi aiuta (si lavora con il legno pure per la realizzazione dei cofanetti che contengono i profumi, N.d.R.), ho sviluppato anche una serie di vernici che evocano l’odore del legno antico. E proprio in questo contesto è nata la collaborazione con il Museo del violino di Cremona: con loro stiamo conducendo una ricerca per analizzare le volatili di antichi violini Stradivari, e isolarne le fragranze.

Livia Montagnoli

https://www.fueguia.com/

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