Osservatorio curatori. Marta Orsola Sironi

Marta Orsola Sironi si è formata con Martina Corgnati presso l’Accademia di Brera come archivista e storica dell’arte, specializzandosi in arte italiana del secondo dopoguerra. Poi si è avvicinata al mondo degli spazi indipendenti, iniziando a curare le prime mostre. Qui racconta la sua storia.

Sitting on the ground, co_atto 2021, vetrina di Libri Finti Clandestini e 5X Letterpress, photo Antonio Silvestri
Sitting on the ground, co_atto 2021, vetrina di Libri Finti Clandestini e 5X Letterpress, photo Antonio Silvestri

Il mio approdo all’arte contemporanea avviene fuori tempo e in ritardo. Da outsider: prima archeologa, poi iconologa, poi archivista. Avviene tra gli amici di una piccola galleria nel centro di Milano, in un inverno trascorso al freddo di uno studio della zona Nord, nei corridoi di Brera e tra la polvere di qualche archivio.
Non sono mai stata brava a scrivere di me e ad aggiornare la mia biografia ci pensa sempre qualcun altro. Solitamente preferisco dire che alle mostre io porto la pasta al forno, ma, se proprio devo, vorrei definirmi una curatrice in fase di apprendimento e continua riconfigurazione. Tutte le mie attività sono il frutto di incontri fortuiti e fortunati con tutti quegli artisti e quelle artiste che hanno voluto condividere con me le loro ricerche e le loro affezioni. Proprio per questo motivo ritengo che l’azione di curatela sia inscindibile dal concetto di “cura”. Il mio lavoro è prendermi cura dei loro progetti e fare del mio meglio affinché possano realizzarli.

Franceco Pacelli x in_festa, courtesy the artist and co_atto, photo co_atto
Franceco Pacelli x in_festa, courtesy the artist and co_atto, photo co_atto

IL PROJECT SPACE CO_ATTO

A proposito di incontri, a settembre 2020, grazie alla regia machiavellica del curatore Vincenzo Argentieri, ho conosciuto Ludovico Da Prato, Stefano Bertolini e Daniele Miglietti. Insieme abbiamo dato vita a co_atto, project space dedicato alla ricerca transdisciplinare e all’archivio come processo di semiosi, che si sviluppa in diciotto vetrine nella Stazione del Passante Ferroviario di Milano Porta Garibaldi al piano mezzanino. Il 19 marzo 2021, in piena zona rossa, abbiamo inaugurato in_festa, la nostra prima mostra, secondo un’idea di resistenza culturale e azione collettiva che ci ha portati a coinvolgere ventiquattro identità creative e a lanciare la nostra fanzine red_atto.
La fine del 2020 ha segnato un’ulteriore straordinaria collisione: quella con Giulia Currà e la sua Casa Cicca Museum. In questi mesi stiamo lavorando per aprire la nuova sede.

Flavia Albu Installation view at Aretè Showroom Just Want To Be Loved Courtesy the artist and State Of Milano IT photo Francesco Paleari
Flavia Albu Installation view at Aretè Showroom Just Want To Be Loved Courtesy the artist and State Of Milano IT photo Francesco Paleari

LA RICERCA DI MARTA ORSOLA SIRONI

La mia ricerca trae origine dalla fascinazione per i temi della memoria e della trasmigrazione di immagini e simboli all’interno della cultura, a partire da indagini come quelle di Aby Warburg e Aleida Assman. Proprio per la riflessione intorno ai modelli dell’Atlas warburghiano e dei musei di Malraux e Pamuk, quello dell’archivio costituisce per me un pretesto e un caso studio per portare all’attenzione i processi, individuali e collettivi, di formazione dell’identità e di semiosi che si instaurano continuamente nel rapporto io-mondo. Con la mostra Remembrance from the Lethe, dieci artisti e altrettanti contributor hanno dato forma a queste mie ossessioni nelle vetrine di co_atto.

‒ a cura di Dario Moalli

https://www.coattoproject.com/

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Dario Moalli
Dario Moalli (Vigevano 1991) studia Storia e critica dell’arte all’università di Milano, nel 2013 si è laureato in Scienze dei Beni culturali, e da qualche anno vive stabilmente a Milano, dove vaga in libertà. Condivide l’interesse per l’arte con quello della musica, recentemente ha collaborato con deerwaves.com e con mescalina.it.