Osservatorio curatori. Arianna Desideri

Per questo appuntamento di “Osservatorio curatori” abbiamo invitato Arianna Desideri, che nel suo testo ci racconta come nella sua pratica il concetto di curare venga declinato in ogni sua sfaccettatura e pervada ogni suo approccio con l’arte: dall’intervista, alle mostre, allo studio fino alle visite non-guidate.

D.A.P.A., Fairwatching, azione, Artissima Fair, Torino 2019. Photo Silvia Raffaelli
D.A.P.A., Fairwatching, azione, Artissima Fair, Torino 2019. Photo Silvia Raffaelli

Arianna Desideri (Roma, 1996) è una curatrice e storica dell’arte laureata all’Università di Roma Sapienza. È co-fondatrice di D.A.P.A. – Derive Azioni Psicogeografie Atmosfere e autrice del volume Roma 70. Interventi e pratiche artistiche nello spazio urbano. Intervista artisti/e su cartolina con il progetto di mail-art Dialoghi dell’altrove, eppure in noi. Nel testo che segue, racconta la sua pratica curatoriale.

PAROLE D’ORDINE PER LA CURATELA: AVVICINARSI

Curare è una pratica di prossimità, è un tramite relazionale. Nel mio caso, è una delle modalità operative che adotto per esplorare la contemporaneità al fianco di artisti. Finora, non è esistita per me curatela senza un rapporto simpoietico, senza che da essa si moltiplicassero occasioni di contatto e collaborazioni. Anche intervistare artisti/e è un bisogno di cura. Permette di entrare in un’area ibrida tra generale e particolare, tra privato e pubblico. La curiosità e la fiducia sono i presupposti concettuali del mio progetto di mail-art, Dialoghi dell’altrove eppure in noi, ovvero delle interviste tramite cartolina postale ad artisti/e incontrati/e durante il mio percorso di ricerca, tra cui Sara Basta e Pasquale Polidori.

PAROLE D’ORDINE PER LA CURATELA: RIMARGINARE

Curare significa guardare all’incomprensibilità, individuare spiragli, aprire prospettive.
Anche uno studio storico-artistico, a suo modo, è un’attività di curatela. Con il volume di cui sono autrice, Roma 70. Interventi e pratiche artistiche nello spazio urbano, ho voluto rischiarare un preciso panorama artistico sommerso, riaffiorato tramite analisi incrociate e testimonianze orali inedite, per ricomporre un quadro storico complessivo anche grazie alla voce di chi l’ha vissuto, come Franco Falasca o Carmelo Romeo.

Lightbox + cabina. Doppia transpersonale di Jacopo Natoli, Roma, 2020
Lightbox + cabina. Doppia transpersonale di Jacopo Natoli, Roma, 2020

PAROLE D’ORDINE PER LA CURATELA: INNESCARE

Curare significa attraversare il limite, provocare cortocircuiti, moltiplicare immaginari.
Nel 2019 ho co-fondato con Jacopo Natoli la piattaforma D.A.P.A. – Derive Azioni Psicogeografie Atmosfere. Realizziamo interventi nello spazio pubblico, individuando zone di confine e liminari, interstizi in cui agire; attiviamo processi mitopoietici collettivi, détournando luoghi e immagini attraverso l’esplorazione, il gioco, la con-fusione. Uno tra i nostri interventi: Fairwatching, tra gli stand della fiera Artissima (2019).
La metodologia di curatela è qui più che altrove il confronto operativo, incessante, transdisciplinare, artistico-vitale, dove ruoli specifici finiscono per contaminarsi. Nel processo ideativo-realizzativo di D.A.P.A., le definizioni di artista-curatore-storico dell’arte tendono a mescolarsi e a risemantizzarsi, guardando all’ibridazione delle categorie come una via da perseguire.
Durante la “doppia trans-personale” di Jacopo Natoli da me curata, Lightbox + cabina (2020), abbiamo articolato il percorso tra 7 lightbox installati nello studio dell’artista, laboratori giornalieri in situ e l’allestimento in progress di una cabina telefonica nelle vicinanze, che ha accolto le opere realizzate dai-dalle visitatori-visitatrici.

PAROLE D’ORDINE PER LA CURATELA: ATTRAVERSARE

Curare significa predisporre strumenti per riattraversare collettivamente le metodologie tradizionali, i disegni storici, luoghi e istituzioni.
La Visita non-guidata è un format da me ideato e pubblicato sul n. 2 di ISIT magazine, che testa nuove possibilità di visione e fruizione all’interno dei musei. La prima sperimentazione è avvenuta in via informale a La Galleria Nazionale (Roma), dove ho invitato piccoli gruppi a percorrere lo spazio a passo veloce e senza una meta prestabilita, annotando e disegnando le proprie impressioni su quaderni-dispositivo appositi, circolarmente scambiati. Visita dopo visita, i segni dei-delle partecipanti si sono fusi gli uni agli altri, andando a tracciare una mappa alternativa sui quaderni, che diventano dei palinsesti percettivi e collettivi intorno al discorso sul museo contemporaneo.

– a cura di Dario Moalli

www.instagram.com/la.flaneuresse/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #58

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Dario Moalli
Dario Moalli (Vigevano 1991) studia Storia e critica dell’arte all’università di Milano, nel 2013 si è laureato in Scienze dei Beni culturali, e da qualche anno vive stabilmente a Milano, dove vaga in libertà. Condivide l’interesse per l’arte con quello della musica, recentemente ha collaborato con deerwaves.com e con mescalina.it.