Musei e pandemia. Il PART di Rimini

Clarice Pecori Giraldi, coordinatrice curatoriale del PART di Rimini, spiega cosa significa gestire un museo durante una pandemia. Dalle modalità per veicolare l’arte contemporanea al disegnare nuovi spazi di fruizione attiva.

PART – Palazzi dell'Arte Rimini. Photo Alex Nasser
PART – Palazzi dell'Arte Rimini. Photo Alex Nasser

Il Museo PART di Rimini, inaugurato il 24 settembre 2020, riunisce opere d’arte di carattere nazionale e internazionale secondo il modello anglosassone dell’endowment, che consiste nel perseguimento di solidarietà sociale in una rete di scambi tra pubblico e privato attraverso l’arte contemporanea: la sinergia nasce dall’aver messo gli spazi pubblici a disposizione della collezione privata. Le opere, infatti, donate alla Fondazione San Patrignano da artisti, galleristi e collezionisti, sono fruibili al pubblico e non alienabili per almeno cinque anni e cedibili in seguito solo per necessità prioritarie legate ai percorsi di recupero dalla tossicodipendenza degli ospiti della comunità.
La collezione, che non ha un percorso espositivo obbligato ma può essere visitata liberamente, segue il filo rosso che connette i più importanti movimenti artistici contemporanei come l’Arte Povera o la Transavanguardia ed è ospitata nei medievali Palazzo dell’Arengo e Palazzo del Podestà, affacciati su Piazza Cavour. Le opere spaziano dall’autoritratto riflettente Tra Specchio e tela di Michelangelo Pistoletto al Beautiful Black and White Love Charity Painting di Damien Hirst a Figura Galante di Sandro Chia fino ad arrivare a Vanessa Beecroft con VBSS.002, Shilpa Gupta con I look at things with eyes different from yours oppure Site-specific di David Tremlett e Stanza Bianca, Vaso di Alabastro di Ettore Spalletti. Molte di queste sono state esposte presso la Triennale di Milano, al MAXXI di Roma, a Palazzo Vecchio di Firenze, a Palazzo Drago di Palermo e al Museo di Santa Giulia a Brescia.

Clarice Pecori Giraldi, photo Marco De Scalzi, courtesy Collezione Giuseppe Iannaccone
Clarice Pecori Giraldi, photo Marco De Scalzi, courtesy Collezione Giuseppe Iannaccone

INTERVISTA A CLARICE PECORI GIRALDI

Clarice Pecori Giraldi, coordinatrice curatoriale del sito museale con un’illustre carriera artistica maturata nelle più rinomate e importanti case d’asta quali Sotheby’s, Phillips e Christie’s, parla della gestione dell’emergenza Covid, delle problematiche affrontate in questo periodo e di come il PART abbia reagito e si sia organizzato per far fronte alla crisi culturale legata a quella sanitaria e alla chiusura dei musei.

Come avete gestito l’emergenza Covid al PART?
Abbiamo inaugurato il PART il 24 settembre 2020 e poi venerdì 25, sabato 26 e domenica 27 settembre, dalle ore 9 sino a mezzanotte, la collezione è stata doverosamente accessibile in maniera gratuita. Durante la chiusura forzata ci siamo dedicati all’organizzazione del sito e alla creazione di audioguide in grado di coinvolgere attivamente il fruitore, questo perché l’“ermetismo” apparente dell’arte contemporanea fa sì che il metodo di comunicarla emerga quale elemento determinante di questa e in grado di trasmettere valori appassionanti per i visitatori. Fortunatamente a Rimini abbiamo uno staff che con dedizione e proposte stimolanti eccelle nella promozione, divulgazione e nel creare sempre contenuti professionali, capaci di suscitare interesse e ripercorsi alla luce delle ottime competenze possedute dalle guide.

Quali sono state le maggiori difficoltà?
Credo che la difficoltà maggiore che abbiamo incontrato risieda nella visione diretta delle opere da parte del pubblico perché, nonostante conferenze o approfondimenti, ritengo che il contatto dal vivo con un’opera d’arte contemporanea sia l’elemento più importante per il suo apprezzamento e la sua comprensione, cosa che in questo periodo è risultata sicuramente difficile da attuare.

PART – Palazzi dell'Arte Rimini, installation view, 2020. Photo © Henrik Blomqvist
PART – Palazzi dell’Arte Rimini, installation view, 2020. Photo © Henrik Blomqvist

IL FUTURO DEL PART

Quali sono i prossimi progetti e le aspettative per il futuro?
Uno degli aspetti più favorevoli dell’arte contemporanea è certamente il confronto diretto con gli artisti. Stiamo quindi pensando alla realizzazione di podcast proprio per instaurare questo tipo di contatto privilegiato con loro. Solo ripercorrendo le vicende di un artista si può infatti assimilarne il processo creativo, calarsi nei suoi panni e acquisire i punti di riferimento che ci guidano nella lettura delle sue opere e nella loro interpretazione, sicuramente poi filtrata dall’individualità di ciascuno. Il secondo progetto nel futuro più prossimo è quello di allestire un’esposizione di opere d’arte nel giardino ottocentesco del PART, infatti stiamo riflettendo su problematiche quali l’integrazione con le collezioni all’interno e stiamo indagando i punti di visuale dell’esposizione installativa dall’esterno del complesso.

Parlando invece in termini “romantici”: quanto crede che l’arte contemporanea, in quanto più libera dagli schemi rispetto a quella “antica”, riesca a interpretare l’emergenza Covid, a esprimere sentimenti scaturiti dalla pandemia o a creare momenti di condivisione per quanto riguarda una problematica attuale come questa?
Devo dire che ancora non se ne vedono i frutti, o meglio penso che gli artisti contemporanei che percepivano dei disagi prima del Covid, talvolta fonti delle loro creazioni artistiche, continuino a esprimerli indipendentemente dalla situazione esterna. Un buon argomento su cui riflettere potrebbe essere quanto effettivamente il lockdown o gli altri aspetti legati all’emergenza, come il distanziamento sociale o la preoccupazione generale, abbiano realmente influito su di loro e se abbiano contaminato il loro processo creativo, artistico o meno.

La nuova frontiera del museo 3D e del virtual tour: cosa ne pensa? Crede che perdurerà in maniera così preponderante anche post-Covid? Quali sono, secondo lei, le perdite e quali le potenzialità?
I social network hanno stravolto il nostro modo di fruire l’arte e la cultura, credo che, quando torneremo a poter fruire di persona delle opere, saranno un grande supporto per ricercare quelle iniziative o quelle occasioni che magari non abbiamo notato o ci sono sfuggite. Potranno essere fondamentali nello scoprire nuovi siti o nuovi angoli di luoghi culturali da visitare e da apprezzare però sempre, sempre, rigorosamente in presenza. Soprattutto per opere d’arte contemporanea è necessaria la visione dal vivo per la comprensione e per l’apprezzamento stilistico, storico, concettuale ed estetico. Un abuso della tecnologia nella fruizione non sarebbe favorevole allo scambio che avviene tra spettatore e opera e che è l’aspetto fondamentale della visita e che varia da individuo a individuo ed è esperienza unica e irripetibile che non si può ridurre allo schermo dello smartphone. Il museo come spazio è concepito per dei visitatori presenti che vengono accolti e guidati alla scoperta dell’arte e di sé stessi.

‒ Matilde Lanciani

Dati correlati
Spazio espositivoPART PALAZZI DELL’ARTE RIMINI
IndirizzoPiazza Cavour - Rimini - Emilia-Romagna
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Matilde Lanciani
Matilde Lanciani nasce a Macerata nel 1998. Dopo la maturità scientifica, consegue la laurea triennale in Beni Culturali indirizzo storico-artistico presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi dal titolo "L'alfabeto del secondo preraffaellismo a Roma. Alma Tadema e l'Esposizione Internazionale del 1883", un estratto della quale viene pubblicato a febbraio 2020 sulla rivista Archeomatica 3, dedicata alle nuove tecnologie applicate ai Beni Culturali. Ha acquisito esperienza nel settore attraverso una serie di tirocini formativi presso il Labirinto della Masone (Parma), la Fondazione Ranieri di Sorbello (Perugia) e la Diocesi di Ascoli Piceno con il progetto "Chiese Aperte: sulle vie del Romanico ad Ascoli" nel 2017. Ha svolto l'attività di giornalista per un quotidiano online e attualmente è iscritta al corso magistrale di Beni Culturali presso l'Università di Firenze. Collabora come redattrice al progetto “Storiarte” e “Discovering Italia” come referente per la Regione Marche.