Lo storico dell’arte austriaco Alois Riegl è uno dei più influenti di tutti i tempi e uno dei pionieri della storia dell’arte come disciplina accademica indipendente. Qui abbiamo ripercorso la sua esistenza e l’importanza del suo apporto intellettuale, tra passato e presente.

Intorno alla metà dell’Ottocento l’Università di Vienna fondò la Scuola di Storia dell’Arte, dove per la prima volta quest’ultima venne istituita come disciplina indipendente. Lo storico dell’arte austriaco Alois Riegl è una delle figure chiave della Scuola di Vienna, e ha svolto un ruolo cruciale nel dare inizio a questa materia come dottrina.
Riegl nasce il 14 gennaio 1858 a Linz. Nel 1875 inizia a studiare legge all’Università di Vienna, ma nel 1878 cambia la sua specializzazione in storia. Nel 1881 ottiene l’ammissione all’Istituto di ricerche storiche austriache e nel 1883 prende il dottorato di ricerca in storia dell’arte. Riegl ha lavorato come direttore della collezione di tessuti del Museo austriaco per l’Arte e l’Industria di Vienna, ha insegnato come professore di storia dell’arte alla Scuola di Vienna, e negli ultimi tre anni di vita ha lavorato come direttore della Reale e Imperiale Commissione per lo studio e la Conservazione dei Monumenti Storico Artistici. Purtroppo, all’età di soli quarantasette anni, il 17 giugno 1905, muore di cancro.
Tra tutti gli storici dell’arte a cavallo tra Ottocento e Novecento, Riegl rimane uno degli studiosi più innovativi, coraggiosi ed esteticamente liberali.  Le sue influenze sulla storia dell’arte in generale e sulla definizione di questa come disciplina accademica sono innegabili. Come scrive Henri Zerner in Alois Riegl: Art, Value, and Historicism (1976): “Riegl ha attaccato tutte le convinzioni fondamentali della storia dell’arte tradizionale […] Ha completamente riaperto il campo della storia dell’arte” (p. 179). Riegl è stato il primo storico dell’arte a scrivere di arti e periodi in declino come l’arte orientale, l’ornamento, l’arte tardo romana e l’arte olandese. È stato anche il primo che ha adottato un approccio psicologico alla storia dell’arte per definire il ruolo dello spettatore nella creazione dell’opera d’arte.

I SAGGI DI RIEGL

Il suo primo libro,  Antichi tappeti orientali  (1891), è stato il primo testo sull’arte orientale che ha aperto le porte a un approccio moderno agli studi sui tappeti orientali. L’esame dei motivi decorativi in questi manufatti gettò le basi per il suo secondo libro, Problemi di stile: fondamenti di una storia dell’arte ornamentale  (1893). Questo libro è stato visto come risposta ai seguaci dell’architetto e teorico d’arte tedesco Gottfried Semper. Mentre Semper discuteva dell’importanza del materiale e delle tecniche, i semperiani vedevano l’arte come prodotto diretto di materiali e tecniche. Attraverso lo studio della storia dell’ornamento dall’antico Egitto all’Europa all’arabesco islamico, Riegl ha sostenuto che lo sviluppo dello stile ornamentale è indipendente dallo sviluppo tecnico e materiale, e proviene dalla spinta creativa dell’uomo, ciò che è definito  kunstwollen  (volontà artistica). È questa l’idea che svilupperà nei successivi due libri. Ne L’industria artistica tardo romana  (1901), Riegl esamina i  kunstwollen  dell’arte egizia antica, greca classica e tardo romana. In tutto questo studio il  kunstwollen  è definito come il modo in cui ogni cultura percepisce e interpreta il mondo in relazione a una  Weltanschauung  che cambia a seconda della nazione, del luogo e del tempo.
Ne I ritratti di gruppo olandesi  (1902) Riegl studia il  kunstwollen  dell’arte olandese durante il XVI e il XVII secolo, confrontandola con l’arte italiana del XV secolo. È stato in questo libro che per la prima volta ha scelto un approccio psicologico insieme al suo metodo formalista per definire il ruolo dello spettatore nella creazione dell’opera d’arte. Ha sostenuto che, mentre nella pittura di storia italiana non vi è alcuna relazione tra le figure e lo spettatore, nei ritratti di gruppo dell’Olanda i ritratti stabiliscono un contatto visivo con il pubblico. Riegl ha definito la relazione delle figure all’interno del dipinto come “coerenza interna”, e la relazione tra figure e spettatore come “coerenza esterna”. Ha descritto l’elemento psicologico che collega le figure all’interno del dipinto allo spettatore come “attenzione”.
In contrasto con il kunstwollen dell’arte antica che era basato sulla psicologia della visione e della percezione, il kunstwollen dell’arte olandese era il riflesso dei valori socio-culturali della società democratica olandese, che era basata sulla responsabilità condivisa e sul rispetto. Secondo Riegl, gli artisti olandesi volevano condividere il processo di creazione dell’opera d’arte con il loro pubblico.

Jeff Koons, Gazing Ball (Ariadne), 2013 - Monsoon Art Collection - © Jeff Koons
Jeff Koons, Gazing Ball (Ariadne), 2013 – Monsoon Art Collection – © Jeff Koons

L’INFLUENZA DI RIEGL SUGLI STORICI DELL’ARTE

La monumentale opera di Riegl ha influenzato molti storici dell’arte dopo di lui. La critica del  kunstwollen  di Erwin Panofsky finì per sviluppare la sua famosa Iconologia. Dall’idea di  kunstwollen, Karl Mannheim ha sviluppato il concetto di  weltwollen  (volontà verso il mondo). Walter Benjamin adattò il metodo di Riegl, nel suo  Dramma barocco tedesco  (1928), alla letteratura tedesca del XVII secolo. Influenzato da Riegl e Benjamin, Gilles Deleuze ha introdotto il concetto di “arte nomade”. Ne  L’età dell’inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni  (2012), il vincitore del premio Nobel Eric Kandel presenta Riegl come il primo storico dell’arte che ha tentato un approccio scientifico a questa disciplina. In questo libro spiega come il percorso dello studioso per collegare la storia dell’arte alla psicologia è stato seguito da altri due storici dell’arte della scuola di Vienna: Ernst Kris ed Ernst Gombrich, che hanno continuato a esplorare il ruolo dello spettatore nella creazione delle opere d’arte. Dagli sforzi degli allievi di Gombrich, come Michael Baxandall e John Onians, che hanno seguito il suo metodo scientifico, è stato aperto un nuovo campo noto come Neurostoria dell’arte.

L’INFLUENZA DI RIEGL SUGLI ARTISTI

Le idee di Riegl influenzano ancora l’arte contemporanea e la storia dell’arte. Uno dei migliori esempi di opere d’arte contemporanea ispirate alle teorie del ruolo dello spettatore è la serie  Gazing Ball  di Jeff Koons. In queste opere l’artista ha posto una sfera di vetro blu brillante su sculture e su dipinti di grandi artisti come Tiziano, El Greco, Gustave Courbet, Édouard Manet. Quando gli spettatori guardano le opere d’arte si vedono riflessi nella sfera, e ne diventano parte. Questi lavori collegano il pubblico contemporaneo all’opera d’arte e alla storia dell’arte. Nella sua conversazione con Eric Kandel (New York, 26 gennaio 2017), Koons spiega: “La condivisione dello spettatore è l’arte. Sai, è lì che sta il valore. Non è in quell’oggetto ‒ quell’oggetto può solo stimolare, eccitare ‒, ma l’arte è la percezione che l’individuo ha per le loro vite, i loro significati e come questi possono espandere i loro parametri e andare avanti”.

Mohsen Veysi

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Mohsen Veysi è nato nel 1980 a Kermanshah, in Iran. Ha conseguito il Master of Fine Arts presso l'Università di Cincinnati, Ohio, e ha completato il dottorato di ricerca in scienze umanistiche presso l'Università di Modena e Reggio Emilia nel 2020. La sua tesi di dottorato, "Kunstwollen: una visione contemporanea – Locale, Globale, Transculturale”, si rivolge alle questioni dell'arte globale e della storia dell'arte. Il progetto studia gli effetti della globalizzazione sull'arte e sulla cultura contemporanee utilizzando la struttura del concetto di Kunstwollen di Alois Riegl, con l'obiettivo di definire i Kunstwollen dell'arte contemporanea. La sua ricerca si concentra sulla storia del disegno, la storia dell'arte, la poesia e la calligrafia iraniana, la storia dell'arte moderna e contemporanea italiana e americana, oltre alla storiografia di Alois Riegl.