Intervista a Paolo Mele, curatore de Lastation, stazione dell’arte contemporanea a Gagliano del Capo, che sta rischiando lo sfratto immediato.

È nata cinque anni fa e si è subito caratterizzata per dinamismo, operatività, capacità di networking internazionale, produzioni e molto altro. È stata un avamposto per l’arte contemporanea in Puglia, con approcci radicali e intensi. Lastation, lo spazio non profit che ha sede nell’ultima stazione d’Italia, a Gagliano del Capo, in Puglia, rischia adesso lo sfratto.
Il dibattito è acceso, come ci racconta Paolo Mele, fondatore (con Luca Coclite) dello spazio e curatore. Sulla questione è intervenuta anche Loredana Capone, assessore all’industria turistica e culturale della Regione Puglia, che in un post su Facebook, pubblicato il 22 ottobre, ha fatto il punto della situazione: “‘Lastation’ a Gagliano del Capo. Da attrattore culturale a spogliatoio per il personale? Conciliare le esigenze si può e si deve! È durata oltre due ore la riunione con i vertici di Ferrovie del Sud est e le sezioni Demanio e Trasporto pubblico locale per discutere del futuro del casello ferroviario ‘Lastation’ di Gagliano di Capo in gestione all’associazione Ramdom fino al 9 novembre prossimo, data di scadenza del contratto di concessione entro la quale l’immobile dovrebbe tornare nelle mani di Fse. L’esito è l’accordo tra le parti di procedere con un primo sopralluogo, martedì 27 ottobre, alla presenza dell’associazione, dei tecnici di Regione Puglia ‒ Demanio e Trasporto pubblico locale, e di Ferrovie del Sud est”. Ne abbiamo parlato con Mele.

Riccardo Giacconi, sessione di registrazione per Scarcagnuli, 2018, courtesy Ramdom
Riccardo Giacconi, sessione di registrazione per Scarcagnuli, 2018, courtesy Ramdom

INTERVISTA A PAOLO MELE

Dopo oltre cinque anni di intensa attività Lastation rischia lo sfratto. Perché? Raccontaci.
È quello che vorremmo sapere anche noi: Il Demanio della Regione Puglia, su richiesta delle Ferrovie del Sud Est, ci chiede di lasciare l’immobile per sopravvenute esigenze legate alla sicurezza e all’igiene, ma non si capisce bene quali siano queste reali esigenze. Sembrerebbe per far posto a uno spogliatoio del personale, ma sappiamo anche che la stessa sorte presto potrebbe toccare ad altri immobili riqualificati sulla linea ferroviaria e allora ci sorge il dubbio che ci sia qualcosa dietro. Abbiamo provato a dialogare con il management di Ferrovie del Sud est, ma senza successo. Nessun interesse nei confronti di questioni legate alla cultura, alla mobilità sostenibile, al turismo.

Il vostro contratto, firmato cinque anni fa, cosa esplicitava rispetto alla durata del comodato d’uso della stazione? 
Abbiamo firmato un atto di concessione della durata di sei anni, quindi, al di là dello sfratto anticipato, il problema si sarebbe comunque posto a breve. L’atto non prevede un rinnovo, ma al momento della firma ci era stato detto che, ovviamente, se il progetto fosse andato bene, non ci sarebbe stato alcun problema per una proroga. Ma evidentemente qualcuno ha voluto prendere la palla al balzo per mandarci via, d’altra parte abbiamo già fatto un buon lavoro di sistemazione degli spazi che erano abbandonati da trent’anni, a cosa serviamo più, a fare arte e cultura? Ci sono altre priorità.

Quali soluzioni potreste praticare per risolvere il problema?
Noi purtroppo possiamo fare ben poco, cercare soluzioni spetterebbe a chi questo problema lo ha creato – Demanio e Ferrovie – e alla classe politica, perché la chiusura di un centro culturale come il nostro sarebbe una sconfitta per l’intero territorio e per chi, come la Regione Puglia, ha investito abbastanza in cultura, turismo e rigenerazione. Abbiamo fatto una controproposta che per la verità giace nei loro cassetti già dal 2017 –, però non è stata accolta dal referente al patrimonio delle FSE. Parlano di grandi piani di investimento per le ferrovie e la mobilità in Puglia, ma la realtà è alquanto diversa.

Ex Dormitorio, 2020, courtesy Ramdom
Ex Dormitorio, 2020, courtesy Ramdom

IL PROBLEMA DELLA GESTIONE

Hai proposto un’alternativa a FSE, ovvero di prendere in gestione uno spazio a pochi metri dalla stazione. Com’è stata accolta questa ipotesi?
Il responsabile al patrimonio delle FSE ha detto che avrebbero altri piani per un grande immobile di tre piani che giace abbandonato da trent’anni qui di fianco, ma non ha detto quali siano questi piani. Difficile credergli mentre l’immobile viene vandalizzato e non c’è nessun progetto di riqualifica in essere: la posizione suona più come una chiusura. Il problema è che parliamo di immobili pubblici, su cui le ferrovie possono esercitare un diritto di prelazione per esercizio della funzione o per reali motivi di sicurezza e non utilizzarli o ancor peggio bloccarli senza reali motivazioni. Ma siamo alle solite: chi controlla il controllore? Il Demanio sta da tempo sollecitando FSE a fornire una lista seria e motivata degli immobili che servono e quelli che non servono: parliamo di decine, centinaia di spazi tra caselli e stazioni che giacciono abbandonati e che potrebbero essere riutilizzati o valorizzati.

So che ti stanno arrivando diverse proposte alternative da privati per accogliere le opere e le esperienze prodotte in questi dieci anni con la tua associazione grazie al dialogo serrato e al lavoro condiviso con artisti, curatori e istituzioni. Vorresti accennarci qualcosa in merito? 
Nulla di concreto, vediamo prima come va a finire questa vicenda, anche se a organizzare un trasloco ci vuole tempo. Vogliamo che il lavoro fatto non vada disperso, per noi e per tutti coloro con cui abbiamo collaborato: abbiamo una collezione che vanta oltre cinquanta opere di artisti come Carlos Casas, Emilio Vavarella, Andreco, Luca Coclite, Giuseppe De Mattia, Japoco Rinaldi, Elena Bellantoni, Elena Mazzi, Riccardo Giacconi, solo per citarne alcuni. Lastation ha dato una spinta importante al nostro lavoro e alla nostra ricerca e sicuramente abbiamo lavorato tanto sull’immaginario legato all’ultima stazione d’Italia a sud est, ma credo che questo significhi anche che abbiamo dimostrato di poter portare delle competenze, professionalità e visioni su altri progetti e progettualità. Di spazi dismessi ne è pieno il Paese, quello che serve sono idee, visioni, progetti e persone, amministrazioni, politici, comunità sensibili con cui poter collaborare. Se qualcuno è disponibile al dialogo noi ci siamo.

Lorenzo Madaro

www.ramdom.net

Dati correlati
CuratorePaolo Mele
Spazio espositivoLASTATION
IndirizzoPiazzale Stazione 2 - Gagliano del Capo - Puglia
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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro (1986) è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e collabora con Robinson e Artribune. Tra le mostre recenti curate, "Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro" (Galleria Fabbri, Milano, 2019); "‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana" (Castello di Otranto, 2018); "To Keep At Bay" (Galleria Bianconi, Milano 2018); "Spazi igroscopici" (Galleria Bianconi, Milano 2017); "Mario Schifano e la Pop Art italiana" (Castello Carlo V, Lecce, 2017); "Edoardo De Candia Amo Odio Oro" (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); "Natalino Tondo Spazio N Dimensionale" (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); "Andy Warhol e Maria Mulas" (Castello Carlo V, Lecce 2016). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce.