Dai disegni di infanzia alla Street Art. La mostra di Ericailcane a Ravenna

Fino al 7 luglio Palazzo Rasponi dalle Teste a Ravenna ospita la mostra “Potente di fuoco e altri disegni” di Ericailcane. Un viaggio tra il passato e il presente dell’artista bellunese.

La mostra allestita al Palazzo Rasponi dalle Teste di Ravenna riunisce una serie di disegni di Ericailcane ispirati alle sue opere infantili. Gli animali raffigurati dal piccolo Leonardo sono diventati adulti e restituiscono in qualche maniera il percorso dell’artista originario di Belluno. Ne abbiamo parlato con lui e con il curatore Andrea Losavio.

INTERVISTA A ERICAILCANE

Perché hai deciso di realizzare la mostra Potente di fuoco e altri disegni?
Andrea Losavio è stato tramite e promotore di questa iniziativa, in tempi di restrizioni socio- culturali post covid lockdown. La spinta di Ravenna e del museo è un bel segnale per combattere una probabile accidia autocertificata delle iniziative non economicamente rilevanti che verrà in tempi non troppo lontani.

Che ricordo hai dei tuoi disegni da bambino e perché hai deciso di reinterpretarli?
Da quando ho iniziato questo progetto, ho avuto modo di riprendere in mano un sacco di disegni, cimeli, fotografie, scarabocchi di quando ero bambino. Molto spesso mi capita di ricordare dei momenti specifici che queste figure mi riportano alla mente. È tutta la vita che mi cibo di immagini per cui le connessioni che faccio sono spesso tramite esse. Un quadro mi ricorda un profumo, un vecchio disegno mi ricorda a volte la cucina di casa o delle mie nonne, i dinosauri di gomma, le persone che mi stavano vicino in quel momento. Alle volte mi sembra di poter rivivere esattamente l’intenzione con cui iniziavo a tracciare un segno su un foglio. Proprio per questo motivo ho iniziato a reinterpretare i vecchi disegni cercando anche di superare quella piccola frustrazione di non poter risolvere delle questioni meramente tecniche. Mi pare di ricordare, infatti, che l’idea originaria veniva quasi sempre trasfigurata da una gestione acerba del pennarello o della matita. Con il tempo forse le capacità tecniche hanno scavalcato quella freschezza che avevano i disegni di Leonardo all’età di cinque anni. Il confronto fra le due differenti interpretazioni è, probabilmente, una gara persa in partenza ma credo sia sempre giusto tentare.

Hai un rapporto particolare con la città di Ravenna. Ci racconti quando e perché è nato?
I rapporti spesso nascono in maniera casuale, sono frequentazioni, simpatie, alle volte c’è una volontà e ci sono delle risposte positive, quando lo scambio di emozioni e intenti può fluire nascono belle iniziative e scambi, anche impliciti o non dichiarati.

Nel Serpente di mare, l’opera dipinta su un muro di Ravenna, sembra esserci una citazione di Dino Buzzati: cosa rappresenta per te questo scrittore?
Il riferimento al Colombre di Dino Buzzati è più che esplicito in questo dipinto che in realtà ho sempre voluto chiamare, citando un’altra volta lo scrittore bellunese, pgr, Per Grazia Ricevuta.
I racconti di Buzzati mi hanno sempre accompagnato sin da quando ero bambino, con lui condivido luoghi (i boschi, le montagne del bellunese), e alcune suggestioni che proprio gli ambienti dolomitici creano.
Mi piacerebbe che il mostro verde dipinto a Ravenna avesse per quei piccoli topolini migranti una sorpresa inaspettata come accade nel celebre racconto de il Colombre. Mi piacciono le fiabe tristi con un quasi lieto fine.

Ericailcane. Potente di fuoco e altri disegni. Installation view at Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna 2020

Ericailcane. Potente di fuoco e altri disegni. Installation view at Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna 2020, photo Rolando Paolo Guerzoni

Lavori in Italia e all’estero: c’è un luogo dove ti senti più a tuo agio, dove riesci a esprimerti meglio? E dove vorresti andare, quando sarà possibile?
Da quando sono bambino sono stato abituato a disegnare ovunque; in macchina, in camper, in treno e via dicendo, per cui in realtà non ho un luogo ideale, il luogo virtuale in cui sono a mio agio è quello in cui posso sfogliare i libri che mi accompagnano da una vita o in cui sono incappato nel mio camminare. I miei genitori sono sempre stati dei viaggiatori, mi sentirei di definirli viaggiatori atipici. Mio padre, quando eravamo in terre per me lontane da quella che vedevo come casa, per farci addormentare (a me e a mia sorella), ci raccontava storie reinventando Le città invisibili di Calvino. Questo rimane il mio modello. Città invisibili di cui conosciamo solo una descrizione approssimativa oppure oltremodo dettagliata lasciataci da un viandante sconosciuto. Questi sono i luoghi dove credo di voler andare. Ho provato a fare il turista alcune volte nella mia vita ma credo di poter dire che non è il tipo di esperienza che mi rende felice, l’artista viaggiatore globale compulsivo tantomeno.

Come hai vissuto la pandemia, da un punto di vista umano e artistico? In che modo pensi cambierà, se cambierà, la tua arte?
Cerco di lasciare testimonianze di idee che mi passano per la testa, pensieri che ascolto, acquisisco o che mi investono. Non credo di fare arte. Quello sarebbe un altro paio di maniche. Partendo da questo presupposto, mi sento di dire che speravo molto cambiasse il nostro modo di abitare questo globo terracqueo a causa o grazie alla famigerata pandemia.
Non credo sia successo nulla di simile e temo fosse la nostra ultima possibilità, penso che, probabilmente, se fossi il Leonardo di potentedifuoco bambino, i miei disegni sarebbero costellati ora di Neri fumi animali e piante malaticci.

Da anni lavori con l’arte pubblica su strada che alterni con l’arte in mostra: come concili questi due momenti?
Come direbbe Pasolini, “… è un continuo braccio di ferro con la cultura capitalista, se l’alternativa è il non fare nulla, allora meglio utilizzare i mezzi tecnici messi a disposizione da questa società di cui facciamo parte, poi si vedrà”.
Non credo di lavorare con gallerie in questo momento, ma, piuttosto, di collaborare con amici e persone valenti che operano in vari campi, dalla cultura alle direzioni più disparate. La cosa più importante per me è avere un’etica precisa e che quest’etica non debba mai essere messa in discussione. Probabilmente non è chiaro ai più ma credo che si possa intuire quale sia la mia linea. Non voglio essere ipocrita, dire di lavorare solo sul pubblico e poi fare un commercio sottobanco. Non faccio pubblicità a nessuno e cerco di non veicolare i messaggi di questa società capitalista nelle immagini che produco, piuttosto cerco di criticare questo sistema di cose. Mi sforzo ogni volta di creare degli interrogativi utili a dare uno spunto di riflessione. Nella strada spesso si confonde messaggio con pubblicità e autoreferenzialità, questo bisognerebbe però studiarlo nella vita di ogni giorno, accettare di porsi delle questioni su ciò che facciamo nel piccolo per poi trasporlo in grande, in modo tale che ogni nostra azione non diventi propaganda a favore di niente e nessuno ma semplice comunicazione.

In che direzione sta andando ora la tua ricerca?
Non ne ho idea, è molto difficile vedere un processo o un sistema chiuso dal di dentro. Forse da lì fuori si intuisce meglio.

La tua definizione di arte pubblica. Che cosa è per te oggi? È cambiato il tuo messaggio rispetto agli inizi della tua produzione?
Arte pubblica è tutto ciò che si occupa di comunicare, porre degli interrogativi e narrare storie, senza chiedere un biglietto d’ingresso e senza (s)vendite stagionali.
Il messaggio del medium arte di strada è stato trasfigurato molto rapidamente negli ultimi anni, tant’è che il valore di ciò che significa operare in strada ora è stato abbattuto da dinamiche meramente commerciali. Non resta altro che caricare di significati diversi questo tipo di immagini e cercare di dare una visione altra, esagerando, una visione alternativa.
Gillo Dorfles parlava di anticonformismo del graffito dall’alto del suo secolo di esperienza. Ora come ora quella che chiamate Street art (evoluzione o involuzione del writing) è un tipo di espressione che è stata fagocitata, masticata e risputata da un sistema capitalista che l’ha costretta a un ruolo di puro decoro urbano.
Il risultato di questa operazione di castrazione della libertà espressiva non è altro che un ulteriore dispendio di risorse e opportunità a favore del piatto e uniformante neoliberismo della cultura. Pensate nel pratico: investire migliaia di euro nella produzione di un dipinto murale di diversi piani in un quartiere “degradato” o in un centro storico qualsiasi. La fruizione media è quella di un click e di un repost in un social media scelto a caso tra i tanti. Il messaggio trasmesso spesso è lo stesso che può stare sulla cover di un cellulare o, nel migliore dei casi, sarà il salvaschermo di qualche computer. Guy Debord starà sghignazzando in questo momento. Lui ce l’aveva detto e l’aveva teorizzato esaustivamente.
Comunque da parte nostra “venderemo” cara la pelle (per giocare sempre sul piano economico).

Ericailcane. Potente di fuoco e altri disegni. Installation view at Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna 2020

Ericailcane. Potente di fuoco e altri disegni. Installation view at Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna 2020, photo Rolando Paolo Guerzoni

Che ricordo hai degli inizi, di quando hai cominciato la tua attività artistica?
Ricordo un foglio bianco, dei pennarelli e a volte matite. Libri ed enciclopedie di animali, il profumo dell’erba appena tagliata, l’odore della neve.

Progetti per il futuro?
Come dicevano i punk, “no future”. Rimaniamo comunque in attesa, nel nostro agnosticismo latente, di un segnale di cambiamento. Da parte nostra si cerca di lanciare dei salvagenti, nel frattempo.

INTERVISTA AL CURATORE ANDREA LOSAVIO

Qual è l’opera più significativa della mostra?
Fra le opere inedite più significative in mostra segnalo La zattera della Medusa, china su carta cm 70×50, opera peraltro riprodotta in grande formato 4 metri per due nello stendardo posizionato sulla facciata del Palazzo. Disegno molto complesso nella costruzione e ricco di riferimenti a periodi della storia dell’arte europea ottocentesca, che ne sottolineano la drammaticità, essendo stato realizzato da Ericailcane in pieno periodo di lockdown. Prima di tutto c’è un diretto riferimento al notissimo quadro francese di Théodore Gèricault che porta lo stesso titolo, terminato nel 1818/19 dopo una lunghissima gestazione e conservato al Louvre. Il dipinto antico ritrae con drammatico realismo e con pathos romantico un fatto realmente accaduto, il naufragio della fregata francese Meduse, che all’epoca causò un notevole turbamento nell’opinione pubblica poiché i naufraghi tentarono di salvarsi su una zattera di fortuna ma in pochi giorni oltre cento di loro perirono e i sopravvissuti si dettero a episodi di cannibalismo…

Quale messaggio vuole veicolare Ericailcane con questa opera?
La situazione rappresentata da Ericailcane sembra riferita al Belpaese (si nota infatti sulla zattera alla deriva una sfilacciata bandiera che presumiamo dal tricolore italico) e in particolar modo al tema della (in)giustizia (le ingiustizie sociali sono spesso obbiettivo dell’opera di Ericailcane). Sulla zattera viene messo in scena un processo con la pubblica accusa magistralmente raffigurata da scimmie urlanti imparruccate e la loro “vittima” un inerme asino inginocchiato e destinato a sicura ingiusta condanna…. Le figure disegnate da Ericailcane riescono a mantenere la consueta ironia seppur avvolte in una atmosfera tesa e drammatica. Ma il disegno si arricchisce anche di un altro riferimento che ne accentua enormemente il significato da “giorno del giudizio”.

Di cosa si tratta?
All’orizzonte, sulla sinistra dell’osservatore, si scorge un tetro e misterioso paesaggio, un’isola dalla forma inconsueta… Si tratta dell’isola dei morti, celeberrimo dipinto, icona del Simbolismo europeo, del pittore svizzero Arnold Böcklin, che fra il 1880 e il 1886 ne dipinse ben cinque versioni, una delle quali (la terza) venne acquistata dal “male assoluto” Adolf Hitler e oggi conservata a Berlino.
Certamente, fra i tanti disegni in mostra, occupano un posto particolare nelle preferenze di Ericailcane, ovviamente anche per ragioni affettive, quelli della serie “potente di fuoco”, nella duplice versione 1985 e 2009, testimonianza di un percorso di ben 24 anni nell’evoluzione artistica di un disegnatore dalle qualità non comuni.

Come si articola la mostra?
La mostra si articola in sei ampie sale del magnifico Palazzo Rasponi dalle Teste. Nello specifico: nella prima sala abbiamo deciso di presentare i disegni più recenti fra cui cinque inediti di dimensioni 50×70 cm, tutti chine su carta in rigoroso bianco e nero. Il tema dominante di questa sala potremmo definirlo della (in)giustizia sociale rappresentata anche attraverso il racconto disegnato di una vicenda partigiana, la beffa di Baldenich, accaduta nel 1944, nonché dal disegno di cui ho riferito sopra.
Nella seconda sala, quella dei video, i visitatori potranno trovare una selezione di animazioni, per la maggior parte con la tecnica dello stop motion, realizzate nel corso degli ultimi anni da Ericailcane, alcune delle quali a quattro mani con l’artista Bastardilla. Tutti i pupazzi, le sculture, le scenografie sono realizzate a mano dall’artista con perizia artigiana così come il montaggio, mentre il sonoro spesso originale si avvale di amici musicisti fra cui si ricorda Mara Redeghieri, voce degli indimenticati Ustmamò. Molto interessanti anche i video in timelaps di muri dipinti da Ericailcane, fra i quali anche quello ravennate in zona Darsena del 2011. La terza sala dà il titolo alla mostra. Tutti disegni a matite colorate, pennarelli e pastelli su carta, formato A4. La quarta è la sala “ambientalista” relativa a un progetto ancora non ultimato. Raccoglie alcune carte a colori, anche di grande formato, che raccontano di una ribellione di un gruppo di rane, stanche dell’inquinamento del loro corso d’acqua e che decidono dunque di darsi alla pirateria. Domina una grande carta di 120×160 cm con raffigurato un veliero dal titolo La spada di Bolivar. Anche questo progetto deriva dalla stessa idea di “potente di fuoco”, con la reinterpretazione oggi di disegni realizzati da Leonardo/Ericailcane oltre 20 anni prima. Nella stessa sala è esposto un esemplare della tavola da skateboard disegnata da Ericailcane e realizzata per l’occasione da Bonobolabo del ravennate Marco Miccoli: in visione anche il disegno originale della tavola. Ancora interessante in questa sala l’esposizione di un rarissimo disegno preparatorio, fatto insieme a Bastardilla, per una pittura murale ultimata a Mantova nel quartiere Lunetta nel 2018.

Ericailcane. Potente di fuoco e altri disegni. Installation view at Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna 2020

Ericailcane. Potente di fuoco e altri disegni. Installation view at Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna 2020, photo Rolando Paolo Guerzoni

E le ultime due sale?
Tematica prevalente dei disegni della quinta sala è la condanna ad ogni forma di intolleranza e razzismo, ben espressa anche dalle carte della serie Il buio (fra cui KukuxKlan, disegno segnalato da Artè France nel 2012 durante l’esposizione all’Atelier Richelieu di Parigi). In questa sala c’è anche una rara scultura autoritratto. Unica eccezione i sei disegni colorati realizzati da Ericailcane a commento di un brano musicale contenuto nel nuovo disco Racines dei C’mon Tigre, e riprodotti nel booklet che accompagna la ricca edizione in vinile.
L’ultima e sesta sala non ha tematiche specifiche e presenta disegni a colori di grande formato, fra cui si impongono La cavalcata dei felini, dove l’aggressività di questi predatori è stemperata dai cavallucci giocattolo che cavalcano; un raro olio su carta dall’inconsueto formato tondo dal significativo titolo Cogito ergo sum e un grande trittico, dal titolo Del perché non se ne stanno a casa loro, opera esposta al Museo Nazionale di Arte Contemporanea di Bogotà nel 2015. La presenza di Ericailcane a Ravenna si completa con l’allestimento di un suo grande disegno raffigurante un elegante pavone, proprio collocato nella magnifica sala del Mosaico della Biblioteca Classense, mosaico del V secolo in cui appare appunto un pavone dorato. Per finire sottolineerei l’impegno e il coraggio dell’amministrazione comunale nell’organizzare questa mostra subito dopo il lockdown, dedicata a un artista che ha lasciato a Ravenna due significative opere di arte pubblica, una delle quali diventata per molti simbolo della città quanto al suo sotteso significato. Numerosi disegni esposti provengono da cinque importanti collezionisti privati che seguono l’artista da diversi anni.

Quali saranno le prossime novità?
Prossimi appuntamenti, sempre in Emilia Romagna, con due importanti progetti a Modena (dove ha sede la galleria D406 che collabora con Ericailcane dal 2008) fra fine settembre e il mese di ottobre di cui però preferisco non anticipare nulla, rimandando a dopo l’estate.

Alessia Tommasini

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Alessia Tommasini

Alessia Tommasini

Sono veneta di nascita, ho abitato per anni a Roma e ora a Firenze. Mi sono laureata in Filosofia a Padova e subito ho cominciato a muovere le mie prime esperienze nel campo della creatività e dell'arte, formandomi come editor,…

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