L’Italia nel cuore di Coyoacán. Intervista con Marco Marica

Nuova tappa del nostro reportage sul Messico realizzato prima del lockdown. Stavolta abbiamo interpellato Marco Marica, direttore dell’IIC di Città del Messico.

Il chiostro dell'Istituto Italiano di Cultura a Città del Messico

Si trova nel quartiere bohémien della capitale, quello con i musei di Frida Kahlo e Leon Trotsky, con le architetture coloniali e le gallerie. È l’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico. Quale ruolo ha nella metropoli lo abbiamo chiesto al suo direttore, Marco Marica.

Come è evoluta la presenza dell’Istituto in città e qual è la relazione con il territorio?
L’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico si trova nel cuore di Coyoacán dal 1976. Occupa una bella casa coloniale dei primi dell’Ottocento, in parte rimaneggiata nel Novecento, con un cortile porticato a mo’ di chiostro con una fontana al centro e un grande giardino alberato sul retro. L’Istituto è molto conosciuto in tutta la città, tuttavia i frequentatori più assidui sono le persone del quartiere o gli studenti della vicina UNAM – Universidad Nacional Autónoma de México, che qui vengono a studiare l’italiano o ad assistere agli eventi culturali, che sono sempre gratuiti, o infine per prendere in prestito libri della biblioteca, che con i suoi oltre 23mila volumi in italiano custodisce un patrimonio librario unico in tutto il Messico.
L’Istituto è aperto al pubblico tutti i giorni della settimana e con la sua intensa vita culturale rappresenta un punto di riferimento per gli abitanti della zona.

Quali sono le azioni che avete immaginato per ampliare il raggio d’azione?
Stiamo cercando di intensificare sempre più gli eventi che si tengono il sabato e la domenica, giorni in cui viene pubblico anche da altri quartieri di Città del Messico, spesso scoraggiati ad attraversare la sterminata e congestionata città nei giorni feriali. Con oltre 100 eventi culturali realizzati ogni anno a Città del Messico e in altre città messicane, e con circa 1.200 studenti di lingua e cultura italiana, l’Istituto svolge un’ampia azione di promozione culturale dell’Italia, presentando un’immagine attuale del nostro Paese nel campo della cultura e della scienza.

Che ruolo ricopre l’arte nelle azioni proposte e come interviene l’Istituto nella scena artistica contemporanea?
L’arte è uno degli assi principali dell’azione di promozione della cultura italiana svolta dall’Istituto, che collabora insieme alle istituzioni messicane alla realizzazione di mostre d’arte italiana presso i principali musei del Paese. Ultimamente stanno prendendo particolare rilevanza le mostre multimediali, che attraggono in particolare il pubblico giovanile. L’Istituto ha poi al suo interno un piccolo spazio espositivo e un portico, nei quali si presentano mostre di artisti contemporanei, sia italiani che messicani. Sebbene la galleria dell’Istituto sia attiva da solo quattro anni, la sua presenza nella scena artistica si sta rafforzando e sono sempre più numerose le richieste di coloro che chiedono di esporre qui da noi, attratti anche dallo splendido contesto coloniale e dalla posizione centrale dell’Istituto in un quartiere a vocazione turistica come Coyoacán.

Marco Marica, direttore dell'IIC di Città del messico. Photo via ProtocoloCome viene vissuta l’italianità dalla comunità locale?
La comunità italiana di Città del Messico non è molto numerosa ed è formata in gran parte da persone giunte di recente. Vi sono professionisti che lavorano per le imprese italiane, alcuni dei quali si sono trasferiti in pianta stabile, giovani studenti e artisti attratti dalla vorticosa vita culturale della città, imprenditori che qui hanno trovato opportunità di sviluppo per le loro imprese; infine vi è un nutrito manipolo di “cervelli in fuga”, che hanno trovato ottime posizioni nelle università locali. Vi è poi una parte di connazionali che è giunta in Messico per ragioni familiari, avendo sposato un/a messicano/a. Trattandosi di una comunità di recente immigrazione, l’italianità è vissuta con naturalezza, come parte della propria identità. Grazie alla facilità di comunicare tramite Internet e i social media e al fatto che molti connazionali si rechino in Italia almeno una volta all’anno, la lontananza dal Paese d’origine non viene vissuta in modo traumatico. La comunità italiana è piuttosto coesa e l’Istituto stesso è un fattore di aggregazione. Qui si tengono infatti la festa del 2 giugno, la Domenica italiana, la Festa delle regioni e il Mercatino di Natale, eventi in cui i nostri connazionali si ritrovano e festeggiano insieme nel grande giardino dell’Istituto un pomeriggio di svago sentendosi a casa, in un pezzo d’Italia nel cuore di Coyoacán. L’Istituto è anche la sede dell’ARIM – Associazione dei Ricercatori Italiani in Messico recentemente fondata, e offre spazio alle loro conferenze, alle giornate di studio dei soci e alle loro riunioni periodiche.

Come possono gli italiani (residenti e non) collaborare con l’Istituto a livello artistico?
Tutti gli italiani, residenti in Messico e non, possono proporre all’Istituto attività culturali, dall’arte al cinema, dalla musica alla fotografia, dalla scienza alla letteratura. Le proposte vengono vagliate dalla direzione e, compatibilmente con il budget disponibile, la fattibilità e la coerenza dei progetti con gli assi tematici di promozione culturale indicati dal Ministero degli Esteri, si inizia a lavorare alla loro realizzazione.

Silvia Barbotto Forzano

https://iicmessico.esteri.it/iic_messico/it/

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Articolo pubblicato su Artribune Magazine #54

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