Laboratorio illustratori. Intervista a Sabeth

Classe 1997, la nuova protagonista della nostra rubrica dedicata al mondo dell’illustrazione contemporanea è Elisabetta Lo Greco, in arte Sabeth.

© Sabeth per Artribune Magazine
© Sabeth per Artribune Magazine

Specializzata in pittura digitale, Sabeth, al secolo Elisabetta Lo Greco, nasce a Catania nel 1997. È un’artista poliedrica abile in tutte le tecniche pittoriche e in quelle calcografiche, con le quali si cimenta da diversi anni. È un’inguaribile romantica, con l’esigenza di esprimere amore in tutte le sue declinazioni. Spesso corredate da un piccolo testo esplicativo per dare maggiore forza espressiva, le sue illustrazioni sono spaccati di vita di coppia, momenti intimi della quotidianità.

Qual è la tua formazione e quali i modelli di riferimento?
Nel 2018 ho fatto la rinuncia agli studi di ingegneria per iscrivermi all’Accademia di Belle Arti di Catania. Prima di allora non avevo mai frequentato una scuola d’arte. Nonostante questo, sono cresciuta tra colori e pennelli: mio padre dipinge per hobby e ricordo che, quando ero piccola, mi mettevo vicino a lui quando realizzava un nuovo quadro. Uno dei miei modelli di riferimento è Mark Kostabi.

Come nasce la tua passione per l’illustrazione?
Credo di aver sempre avuto la passione per l’illustrazione, ma ammetto di averla scoperta quando nel 2016 ho avuto il mio primo incontro con la tavoletta grafica.

Quali aspetti ti interessa indagare del mondo che ti circonda?
Sono molto curiosa e cerco di scoprire il più possibile osservando. Sono una persona che guarda i dettagli e mi perdo analizzando tutto ciò che mi circonda, così tanto che è da quando sono piccola che mi ripetono che sembro avere “la testa tra le nuvole”.

A cosa riconduci l’inclinazione a restituire l’intimità di coppia?
Sono sempre stata un’inguaribile romantica, mi piace sognare a occhi aperti.

Descrivi il processo creativo di una tua illustrazione.
La maggior parte delle illustrazioni che ho realizzato è nata grazie a poesie o testi di canzoni che mi suscitavano la scena. Altre volte, invece, rappresento scene che mi piacerebbe vivere.

Da dove origina la tua ricerca e in quale direzione si sta sviluppando?
Il mio obiettivo finora è stato quello di creare delle immagini dove chiunque potesse immedesimarsi. All’inizio utilizzavo la figura del manichino, ora invece cerco sempre qualche escamotage per nascondere il volto dei soggetti delle mie illustrazioni.

Ultimo libro letto e ultimo film visto.
Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. L’ultimo film, invece, è stato Marriage Story diretto da Noah Baumbach.

Cosa sogni di illustrare?
Una delle mie tante aspirazioni è quella di illustrare la copertina del New Yorker. Non so ancora “cosa”, ma mi piacerebbe realizzare una illustrazione in cui chiunque possa riconoscere il mio stile.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Sto attualmente lavorando a una graphic novel per la casa editrice New Book Edizioni. Per il futuro spero di poter sperimentare ancora tanto nel campo artistico e un giorno poter inaugurare una mostra personale.

Roberta Vanali

https://sabethart.com/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #53

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Roberta Vanali
Critica, curatrice e giornalista d’arte contemporanea. Ha collaborato con le riviste d’arte Ziqqurat, Terzocchio e Grandimostre. 2000/2010 Caporedattrice per la Sardegna della rivista online e cartacea Exibart. Da gennaio a dicembre 2006 direttrice della Galleria Studio 20, via Sulis 20, Cagliari. Da marzo 2011 redattrice per la Sardegna della rivista Artribune. Ideatrice della rubrica di iconografia Icon (on) Graphy per la rivista Artribune. Da aprile 2010 consulente artistica della galleria online Little Room Gallery. Da ottobre 2006 curatrice del blog BlogArte http://robertavanali.blogspot.com/ e della rubrica Interviews. Ha redatto circa 250 articoli e curato oltre 50 mostre in spazi pubblici, privati e musei.