Essenza Club. Il progetto curatoriale degli artisti Alessandro Nucci e Jennyfer Haddad

“Auser Limbo” è il titolo della esposizione collettiva del nuovo progetto curatoriale di Alessandro Nucci e Jennyfer Haddad, Essenza Club. Una rassegna che spazia dall’ambiente naturale a quello online.

Alex Bienstock, Scanned Office Drawing. On the clock orgy, 2019. Photo Elena Guidi
Alex Bienstock, Scanned Office Drawing. On the clock orgy, 2019. Photo Elena Guidi

Auser Limbo è un’esposizione collettiva firmata Essenza Club, neonato progetto curatoriale degli artisti Alessandro Nucci (Lucca, 1977) e Jennyfer Haddad (Rosny sous Bois, 1983).
I due artisti hanno invitato Alex Bienstock, Marco Ceroni, Ala Dehghan, Laura Gozlan e Deirdre Sargent a inviare le loro opere a Lucca per essere esposte ai bordi del fiume Serchio (Auser) con le proprie. Questo ecosistema è diventato luogo di esposizione per disegni, sculture e installazioni, tra foglie, sabbia, ciottoli e acqua. Ogni opera è stata fotografata, le immagini sono state scelte e postprodotte sotto la supervisione di Nucci e Haddad formando il corpus dell’esposizione visibile online sul sito di Essenza Club.
Il testo di Paolo Emilio Antognoli Viti, storico dell’arte e co-fondatore di Pavillon Social insieme ad Alessandro Nucci, riprende le storie legate al Serchio e afferma: “Certamente questo progetto lavora sulla sospensione, su quel momento di stallo sulla riva, fra la vegetazione acquatica e terrestre e fra i sassi levigati”. Sospensione, limbo, in between, entre-deux sono certamente termini che vengono in mente parlando con Nucci e Haddad.

L’INTERVISTA

Perché il fiume?
È stato davvero per caso. Era estate, circa la fine di luglio, e volevamo visitare il fiume Serchio e rilassarci in acqua. Quando siamo arrivati, siamo rimasti sorpresi dall’area e pensare a un’esposizione in questo luogo è stato molto naturale. Abbiamo approfondito la storia del fiume e da lì sono partite suggestioni che poi sono coincise con gli sviluppi dei nostri rispettivi lavori. Successivamente abbiamo fatto dei sopralluoghi in diverse aree di passaggio del fiume nella zona di Lucca, che è stata scelta come location anche perché più vicina al ramo minore Auserculus, di cui si narrano molte avventure.

Ala Dehghan, Pandora in the woods, 2017. Photo Elena Guidi
Ala Dehghan, Pandora in the woods, 2017. Photo Elena Guidi

Dove avete installato le opere? 
Le opere sono state installate in diversi luoghi del fiume Serchio. Ogni “set” ha significato nuove riflessioni, nuovi stimoli e quindi differenti criteri. Per esempio, in alcuni casi avevamo pensato che le opere fossero idonee per un luogo, ma, una volta allestite, ci siamo accorti che la risposta non era quella che cercavamo. Quindi siamo stati portati a un ulteriore processo di relazioni tra opera e ambiente. Spesso l’istinto e la casualità hanno avuto un importante ruolo nella fase esecutiva.

Gli artisti avevano dato delle direttive circa l’esposizione delle opere?
Dipende. Nella maggior parte dei casi abbiamo preso noi le decisioni in base alle singolarità delle opere. Per noi era importante far vedere tutte le peculiarità del fiume distribuendo quindi il più possibile le opere nel territorio in tutta la sua complessità. Uno degli artisti è venuto per un sopralluogo, in quel caso specifico c’è stato un lavoro svolto fianco a fianco.

La documentazione fotografica è fondamentale per un’esposizione online. Come avete lavorato con la fotografa?
Certo! In realtà è un elemento essenziale. La documentazione è l’unico strumento con cui è possibile mostrare il lavoro allo spettatore, è stato importante per noi che il fotografo capisse a fondo il concetto della mostra per meglio adattarsi al nostro punto di vista. Quindi è stato uno scambio interessante, ogni fine serata era come un rituale quello di stare insieme a discutere sulla disposizione delle opere. Il fiume ci ha regalato momenti inaspettati e in qualche modo ci siamo legati tanto da sentirne una sorta di dipendenza nei giorni successivi.

Alessandro Nucci, Untitled, 2019. Photo Elena Guidi
Alessandro Nucci, Untitled, 2019. Photo Elena Guidi

Ma questa è un’esposizione online?
È online nel senso che l’unico modo per vedere questa mostra è appunto online. Essenza Club non è una piattaforma espositiva, ma un progetto curatoriale nomadico che prevede la sperimentazione attraverso l’uso di varie piattaforme. Nel caso specifico dell’ultima mostra, il sito web è stato il protagonista in quanto ha permesso la divulgazione, o meglio è stato l’unico mezzo disponibile per vedere la documentazione fotografica.

Quindi cos’è esattamente Essenza Club?
Essenza Club è un progetto curatoriale fondato proprio in occasione della prima mostra. È fondamentale tuttavia capire che noi siamo artisti e non curatori, per cui ogni idea o progetto parte da nostre precise intenzioni e intuizioni artistiche che poi andiamo a sviluppare come progetto curatoriale espandendolo in varie direzioni. Per il momento ce lo siamo immaginati cosi, una sorta di club appunto, ma in futuro potrebbe confluire in qualcosa di diverso, siamo una concatenazione, un vento che ci porta via.

Irene Panzani

https://www.essenzaclub.com/auser-limbo

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AutoreAlessandro Nucci
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Irene Panzani
Nata a Lucca nel 1987, vive tra la Toscana, Parigi e Istanbul. Dopo una laurea in filosofia all'Università di Pisa, si trasferisce a Parigi per amore di Maurice Merleau-Ponty e dei Daft Punk. Qui spende un anno all'Université Paris I Panthéon Sorbonne studiando l'arte relazionale e il corpo utopico di Michel Foucault. Si laurea infine in teoria dell'esposizione all'Université Paris VIII Vincennes Saint Denis con il professor Jérôme Glicenstein. Dopo varie esperienze in gallerie private, assiste i curatori del Musée d'art moderne de la Ville de Paris per la mostra “Any Ever” di Ryan Trecartin e Lizzie Fitch. Si dedica un anno alla distribuzione musicale e nel 2012 dà vita ad ab ovo, associazione interessata alla costruzione della conoscenza e alla traduzione nel campo delle arti performative. Nel 2014 è assistente curatrice della Biennale di Canakkale in Turchia e da allora si interessa particolarmente alla scena artistica di questo Paese. Scrive per le riviste francesi Mouvement e Marges, collabora con la belga Papier Machine ed è contenta di manipolare finalmente l'italiano per Artribune.