Ocean Space. È questo il nome del nuovo polo multidisciplinare che troverà dimora nel cuore di Venezia. Tra cultura degli oceani e interventi creativi.

Manca poco meno di un mese all’opening di Ocean Space, luogo multidisciplinare dedicato all’elemento marino e alle arti visive nella Chiesa di San Lorenzo a Venezia. Recentemente restaurata grazie all’intervento della viennese TBA21-Academy, la sede lagunare si prepara ad accogliere attività e iniziative indirizzate ai residenti e alla comunità locale e incentrate sull’ambiente acquatico. Ne abbiamo parlato con Markus Reymann, direttore dell’Academy austriaca. In attesa dell’inaugurazione prevista il 23 marzo, all’insegna dell’arte di Joan Jonas.

Ocean Space sta per inaugurare a Venezia, nella Chiesa di San Lorenzo, fresca di restauro. Perché avete scelto questa sede?
In tutto il mondo, comunità ed ecologia stanno affrontando la questione degli oceani, questione con cui Venezia e i suoi abitanti hanno convissuto per centinaia di anni e che tuttora fronteggiano. Ocean Space abbraccia questa esperienza e mira a essere un laboratorio che guarda al futuro, dove la sede fisica aggiunge un grado di realtà e di urgenza e allude intrinsecamente alla natura globale e connettiva dell’oceano.

Può ripercorrere la storia della Chiesa di San Lorenzo?
Esclusi alcuni eventi, la Chiesa di San Lorenzo è rimasta chiusa al pubblico per oltre un secolo. Per molti, l’apertura di Ocean Space rappresenterà una inedita occasione di accedere a questa magnifica ed enigmatica struttura architettonica. Le continue attività che prenderanno forma al suo interno permetteranno una altrettanto continua partecipazione della comunità. Situata vicino all’Arsenale e ai Giardini, nel sestiere di Castello, la Chiesa di San Lorenzo fu fondata nell’812 da Orso Partecipazio e l’attuale struttura fu progettata nel tardo Cinquecento dall’architetto Simone Sorella.

Markus Reymann
Markus Reymann

Quali sono caratteristiche precipue dell’edificio?
La sua riconoscibilità è data dalla facciata incompiuta e quella di San Lorenzo è una delle poche chiese italiane a essere stata costruita con un altare a due lati. Nel 1810, la chiesa fu sconsacrata e tutte le decorazioni, eccetto quelle dell’altare principale, furono rimosse. In seguito all’Unità d’Italia, la chiesa divenne un bene del Comune e fu chiusa al pubblico nel 1865. Nel 1954, per scongiurare il rischio di crolli, furono avviati dei restauri urgenti, che riguardarono specialmente il soffitto. Scavi archeologici intrapresi per cercare le spoglie di Marco Polo, che presumibilmente fu sepolto lì, portarono alla luce i resti della chiesa originaria, risalente al IX secolo. Nel 1984, Renzo Piano progettò un intervento architettonico temporaneo all’interno della chiesa per presentare il Prometheus di Luigi Nono nell’ambito della Biennale Musica.

E per quanto riguarda il restauro da parte di TBA21-Academy?
Nel 2016, TBA21-Academy stipulò una locazione a lungo termine della chiesa per restaurare l’edificio e creare un nuovo tipo di centro artistico e di ricerca, restituendo la struttura alla comunità per un uso attivo e prolungato. Il restauro da parte di TBA21, l’organizzazione consociata a TBA21-Academy, incluse l’importante stabilizzazione e consolidamento dell’edificio, la completa sostituzione del soffitto e il riempimento della pavimentazione così da salvaguardare i precedenti scavi archeologici. Il progetto è stato supervisionato dall’esperto di restauri Gionata Rizzi insieme all’ingegnere Franco Pianon.

Ocean Space esporrà anche l’OceanArchive, l’archivio digitale di progetti legati all’oceano e organizzato da TBA21-Academy. Il risultato sarà una sorta di spazio multidisciplinare in cui la scienza incontrerà la creatività. È corretto? Come svilupperete questo approccio?
È troppo presto per discutere la disposizione dell’OceanArchive all’interno dello spazio. Durante l’opening troverete dei portali attraverso cui accedere al prototipo della piattaforma digitale che si concentrerà sul lavoro di Joan Jonas. In quanto estensione digitale della mostra di Joan Jonas all’interno di Ocean Space, OceanArchive ospiterà una selezione di materiali complementari, incluse interviste esclusive con Joan e la curatrice Stefanie Hessler, video dei lavori precedenti e materiali aggiuntivi che hanno influito sulla mostra veneziana.

Joan Jonas, Moving Off the Land, 2016-17. Performance con María Huld Markan al Sequences art festival, Reykjavík 2017. Courtesy the artist & Gavin Brown’s Enterprise, New York-Roma. Photo Elísabet Davíðsdóttir
Joan Jonas, Moving Off the Land, 2016-17. Performance con María Huld Markan al Sequences art festival, Reykjavík 2017. Courtesy the artist & Gavin Brown’s Enterprise, New York-Roma. Photo Elísabet Davíðsdóttir

Come lei ha già annunciato, Ocean Space inaugurerà con un intervento di Joan Jonas, la cui ricerca si focalizza sulle dinamiche ambientali e sulla relazione uomo-natura. Ci può raccontare qualcosa in più di questo lavoro e della futura programmazione artistica di Ocean Space?
Oltre all’inaugurazione, il prossimo 23 marzo, della installazione su larga scala commissionata all’artista, parteciperemo alla conversazione tra Joan Jonas e Sylvia Earle, che, come Joan, è una pioniera nel campo della biologia marina e National Geographic Explorer in residence. La performance Moving off the Land II sarà presentata soltanto nella serata del 7 maggio. Durante tutta la stagione espositiva, il pubblico potrà assistere alle performance, alle proiezioni, agli incontri, ai workshop e al programma didattico legati alle tematiche affrontate da lavoro di Joan Jonas, cha spazia dalla scienza all’economia, dalla tutela alle differenti espressioni artistiche. L’obiettivo è dar vita a un dialogo permanente con la comunità locale e internazionale sui temi connessi all’oceano.

L’acqua è uno degli elementi chiave della storia veneziana e il fenomeno dell’acqua alta è uno dei problemi più urgenti con cui la città deve confrontarsi. Come vi inserirete nell’attualissimo dibattito su questi argomenti? Crede che gli artisti possano contribuire a creare coscienza critica sulle dinamiche ambientali e a elaborare soluzioni costruttive?
Venezia è un monumento all’Antropocene, in un’epoca in cui l’uomo era convinto di poter dominare il mare costruendo le città sull’acqua. Noi ora dobbiamo fare i conti con l’innalzamento del livello dei mari e ripensare ogni cosa. La tradizione veneziana, che abbraccia nuove strategie nell’arte, nella cultura e anche nelle modalità di vita, deve essere applicata a una nuova visione globale. Credo che gli artisti debbano svolgere un ruolo chiave nel re-immaginare il nostro modo di vedere, vivere e trattare gli oceani.

Joan Jonas, Moving Off the Land, 2016-17. Performance con María Huld Markan al Sequences art festival, Reykjavík 2017. Courtesy the artist & Gavin Brown’s Enterprise, New York-Roma. Photo Elísabet Davíðsdóttir
Joan Jonas, Moving Off the Land, 2016-17. Performance con María Huld Markan al Sequences art festival, Reykjavík 2017. Courtesy the artist & Gavin Brown’s Enterprise, New York-Roma. Photo Elísabet Davíðsdóttir

Chi sono in membri del team impiegato presso l’Ocean Space? Coinvolgerete la popolazione locale o solo lo staff di TBA21? Chiederete anche ad altri sponsor di prendere parte al progetto?
I primi anni dell’Ocean Space veneziano saranno programmati da TBA21-Academy e dal suo staff curatoriale, sotto la mia guida. Un team locale sarà guidato da David Hrankovic, CEO di TBA21. Il nostro primo progetto espositivo, Moving off the Land II di Joan Jonas, commissionato e prodotto da TBA21-Academy, è supportato da LUMA Foundation. Ocean Space aprirà un dialogo con aziende e soggetti singoli per supportare il prosieguo del suo ambizioso programma di attività.

Gli obiettivi di Ocean Space in tre parole.
Esplorare, immaginare, agire!

Arianna Testino

www.tba21.org

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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.