Osservatorio curatori. Vasco Forconi

Vasco Forconi (Roma, 1991) vive a Roma e Stoccolma, dove svolge un programma di ricerca curatoriale presso la Konstfack University. Ha collaborato tra gli altri con Routes Agency, Galleria Lorcan O’Neill, IED, Alexander and Bonin, Careof. Tra i progetti curati: “Talent Prize VI”, Casa dell’Architettura, Roma (2013), “Disrupted Drawings”, mhPROJECT, New York (2017), “A Messy Knot (in motion pictures)”, The Bioscope, Johannesburg (2018),” Italiani brava gente”, Fondazione VOLUME!, Roma (2018).

Alterazioni Video + Luca Babini, Black Rain, 2010. Courtesy Fondazione VOLUME!, Roma. Photo Giorgio Benni
Alterazioni Video + Luca Babini, Black Rain, 2010. Courtesy Fondazione VOLUME!, Roma. Photo Giorgio Benni

Il mio ingresso nella comunità artistica è avvenuto in modo laterale, come assistente e allestitore, arrivando solo più tardi a una consapevole formazione curatoriale. Fin dal primo casuale incontro, la curatela mi è apparsa come una pratica in grado di accogliere in modo organico passioni e interessi profondamente interdisciplinari.
Provenendo da studi di letteratura, linguistica e cinema, ho avvicinato le arti visive con una prospettiva paradossalmente scettica, non possedendo gli strumenti per decifrare un mondo di segni, linguaggi e pratiche per me inediti. Eppure la mostra si è subito presentata come un dispositivo connotato da una doppia potenzialità. Da un lato la presenza viva dell’artista interveniva a colmare, con naturalezza, quella frustrante inadeguatezza interpretativa, dall’altro la presenza fisica del pubblico agiva come stimolo a tradurre, in forme sensibili, piccole ossessioni teoriche, domande e nuclei di pensiero. Il lavoro in galleria mi ha offerto una preziosa prospettiva sui meccanismi di funzionamento del mercato, spingendomi tuttavia, per reazione, a rivolgere lo sguardo verso pratiche artistiche capaci di immaginare narrazioni parallele, discordanti, fuggitive.
New York ha svolto un ruolo decisivo nella mia formazione intellettuale: da decenni luogo d’incontro tra forme di socialità e di pensiero radicali, la città è anche il palcoscenico sul quale l’economia neoliberista mostra tutto il suo potere, istituendo un regime di precarietà, competizione, colonizzazione del tempo e individualizzazione dell’esperienza che si insinua all’interno delle comunità artistiche, fino a influenzarne silenziosamente la produzione. È possibile immaginare piattaforme in grado di mettere in scena questo gioco di forze e fragilità, disinnescando le logiche di competizione e il regime di appropriatezza che governano il sistema della cultura visiva e i meccanismi della socialità contemporanea? Questa è una delle domande principali che alimentano la mia ricerca, a essa cerco di rispondere attraverso il lavoro quotidiano con comunità di artisti appartenenti alla mia generazione.

Vasco Forconi
Vasco Forconi

PROGETTI RECENTI

L’esperienza di lavoro in gruppo, spesso presente nella mia pratica, è giunta a uno stadio di maturità quando gli artisti Niccolò De Napoli, Andrea Polichetti e Silvio Saccà mi hanno invitato a entrare nel collettivo Senza Appuntamento. All’interno della storica barberia di Franco Candela, a Roma, abbiamo avviato un laboratorio di ricerca nel quale raccontare la città e i complessi equilibri fra orizzontalismo e individualismo ossessivo, precarietà e lavoro dell’artista.
Lo scorso ottobre, all’interno di Fondazione VOLUME!, ho avuto il privilegio di curare Italiani brava gente, una mostra collettiva con Alterazioni Video, Bridget Baker e Wu Ming 2 + Fare Ala, che guardava all’amnesia italiana nei confronti del suo passato coloniale quale radice degli immaginari razzisti che governano il presente politico. Nel corso del 2019, all’interno dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, curerò un ciclo di mostre intitolato Shoegaze: il progetto, omaggio all’omonima sottocultura musicale britannica, vedrà artisti italiani e svedesi lavorare sull’idea di comunità affettiva, di performatività e di resistenza alle seduzioni di un approccio spettacolare alla produzione artistica.

Dario Moalli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #47

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Dario Moalli
Dario Moalli (Vigevano 1991) studia Storia e critica dell’arte all’università di Milano, nel 2013 si è laureato in Scienze dei Beni culturali, e da qualche anno vive stabilmente a Milano, dove vaga in libertà. Condivide l’interesse per l’arte con quello della musica, recentemente ha collaborato con deerwaves.com e con mescalina.it.

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