I collezionisti Piergiorgio Pepe e Iordanis Kerenidis sono i fondatori di Phenomenon, associazione che promuove l’omonima biennale di arte contemporanea nell’isola greca di Anafi. Insignito del Montblanc de la Culture Arts Patronage Award 2018 per il mecenatismo, il progetto arriva alla Fondation Hippocrène di Parigi in occasione della Fiac con la collettiva “Moltitudinous seas”. Ne abbiamo parlato con Piergiorgio Pepe.

Lei ha una formazione giuridica, quando ha cominciato a collezionare e perché?
Mi sono laureato a Bari in giurisprudenza, ho studiato in Belgio diritto europeo e ho esercitato a Londra. Da quindici anni mi occupo di etica lavorando in aziende farmaceutiche come responsabile europeo del settore. Di recente ho aperto il mio studio a Parigi dove insegno alla Sciences Po. Mio padre era collezionista d’arte con una formazione più classica e modernista da cui sono partito. Quando ho incontrato il mio partner Iordanis Kerenidis, professore di fisica quantistica, quindi proveniente da tutt’altro ambito e interessato all’arte concettuale, abbiamo iniziato a collezionare mettendo insieme due diverse energie.

Quando siete passati a una fase successiva, cioè dal collezionismo autoreferenziale a un’attività di promozione e condivisione?
Collezioniamo da circa quindici anni e, a metà del percorso, ci siamo resi conto che c’era bisogno di cambiare passo e di convertire la condizione del collezionista che firma assegni e che si preoccupa di possedere in una modalità attiva. Ci siamo occupati degli artisti invitandoli a passare del tempo da noi, finanziando progetti e il programma di residenze ad Afani, una piccola isola greca dell’Egeo. È iniziata così l’idea della biennale Phenomenon di cui abbiamo già realizzato due edizioni, nel 2015 e nel 2017. Per questo ruolo, non solo di finanziatori, e per il nostro impegno di sostenitori della creazione che portiamo avanti attraverso microazioni sul territorio ed esperienze con gli artisti coinvolti, siamo stati insigniti del Montblanc de la Culture Arts Patronage Award 2018 per il mecenatismo.

Iordanis Kerenidis e Piergiorgio Pepe, Montblanc Award Ceremony, Atene, 24 settembre 2018. Photo credit Panoulis
Iordanis Kerenidis e Piergiorgio Pepe, Montblanc Award Ceremony, Atene, 24 settembre 2018. Photo credit Panoulis

Al prestigioso riconoscimento è seguito ora l’invito della Fondation Hippocrène a esporre nella sede Parigi in occasione della Fiac. Cosa mostrerete?
La Fondation Hippocrène si è innamorata del progetto e ci ha chiesto di presentare quello che facciamo, vale a dire una mostra con gli artisti impegnati nelle residenze. Per l’occasione propongono nuove produzioni finanziate da noi nella collettiva Multitudinous seas, inaugurata durante i giorni della Fiac ma visibile fino a dicembre.

Quali sono gli artisti con cui lavorate e su quale scena geografica concentrate la vostra attenzione?
Abbiamo interesse per l’America Latina, per l’Europa ma senza particolari preclusioni. Tra i nostri artisti c’è, per esempio, Dora Garcia, che ha rappresentato il padiglione spagnolo alla Biennale di Venezia ed è già stata al MoMA e al Reina Sofia, Mario Garcia Torres, artista messicano, anche lui presente al MoMA, e Haris Epaminonda, rappresentante di Cipro alla Biennale veneziana e già con un passaggio alla Tate di Londra.

A quale tipo di tematiche vi interessate?
Noi siamo sensibili a un’arte in grado di esplorare le condizioni che rivelano come alcuni sistemi, quello del linguaggio o della storiografia, siano fuorvianti. Ci piace partire da un’arte politica non in modo frontale, diretto, ma attraverso rimandi. Ci interessa indagare le dinamiche che consentono a un evento di avere notorietà, di essere visibile, a fronte di altri che, al contrario, rimangono in ombra o sono invisibili. In fondo è uno dei grandi temi dell’arte concettuale che oggi inquadriamo in una condizione più contemporanea, per esempio riferendoci alla marginalità, a comunità che esistono ma che restano invisibili.

Phenomenon 2017. Dora Garcia, Golden Sentence. Photo credit Alexandra Masmanidi
Phenomenon 2017. Dora Garcia, Golden Sentence. Photo credit Alexandra Masmanidi

Come avete scelto Anafi?
Per un caso fortuito. Siamo arrivati ad Anafi e ci piaciuta, abbiamo compreso che era il posto giusto per fare la biennale. Inoltre abbiamo scoperto che il suo nome ha una profonda relazione con ciò che ci riguardava. Anafi vuol dire proprio colei che è stata resa visibile, come indica il mito di Apollonio Rodio. Lo scrittore greco riferisce che gli Argonauti, disperati e senza approdo, in una notte buia invocano Apollo e il dio fa apparire Anafi scagliando una freccia. Da qui è nata anche l’idea di chiamare il progetto Phenomenon, che condivide con la parola Anafi la stessa origine, dal verbo greco phainomai, ossia mostrarsi o, per l’appunto, apparire.

Come si svolgono le residenze ad Anafi e in che modo esercitate il vostro ruolo di promotori?
Alle nostre residenze partecipano mediamente una dozzina di persone di cui i due terzi sono artisti e la rimanente percentuale è composta da scrittori, studiosi e antropologi, il cui contributo consente di attivare dibattiti e tavole rotonde in modo molto partecipato. Un anno prima della residenza mandiamo ogni mese dei bollettini con elementi di ricerca che pensiamo possano essere rilevanti per formulare delle ipotesi di lavoro. Alcuni artisti cercano il materiale in loco, altri lo preparano prima del soggiorno. Tutto comunque viene realizzato in rapporto agli input che inviamo loro. Un dato interessante è dato dal coinvolgimento degli indigeni al progetto con un atteggiamento di reciprocità in controtendenza rispetto a quel colonialismo culturale che usa i luoghi solo come palcoscenico. Noi, invece, abbiamo una relazione costante e attiva con gli abitanti e siamo lieti che al vernissage parigino ci sarà anche una loro delegazione.

Marilena Di Tursi

Parigi // fino al 16 dicembre 2018
Multitudinous Seas
FONDATION HIPPOCRÈNE
12 rue Mallet-Stevens
www.fondationhippocrene.eu

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Marilena Di Tursi
Marilena Di Tursi, giornalista e critico d'arte del Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera. Collabora con la rivista Segno arte contemporanea. All'interno del sistema dell'arte contemporanea locale e nazionale ha contribuito alla realizzazione di numerosi eventi espositivi, concentrandosi soprattutto sulla promozione dei giovani artisti pugliesi dal 1988 fino ad oggi. È autrice di numerose pubblicazioni e di testi critici di presentazione dell’opera di giovani artisti, contenuti in cataloghi redatti in occasione di mostre personali e collettive. Per conto della Fondazione Corriere della Sera, in qualità di membro del consiglio scientifico, ha curato cicli di incontri dedicati all’arte contemporanea nell’ambito dell’iniziativa “Da Est a Ovest Bari incontra il mondo” (2015/2016) e “Quanto è contemporanea l’arte contemporanea?” (2016, con Marco Scotini, Achille Bonito Oliva, Domenico Fontana, Marco Senaldi). Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi in Storia dell’arte contemporanea, ha conseguito la specializzazione triennale in storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma e il titolo di Dottore di ricerca in Documentazione, catalogazione, analisi e riuso dei beni culturali presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari. Insegna Storia dell’arte nel locale Liceo artistico.