A poche ore di distanza dalla scomparsa di Nino Mustica, l’amico Francesco Cascino gli dedica un ricordo sentito. Fra arte e vita vissuta.

Non è facile per me scrivere della morte di un padre, un maestro, un amico vero, un compagno di avventure, il vero artefice di quello che io sono oggi. Non è facile ma questo è il mio modo di stare al mondo; aperto, laico, trasparente, social da tempi non sospetti, pubblico piuttosto che privato. Al contrario di Nino, riservato, schivo, sempre distante dalle luci della ribalta, questo contrasto, queste differenze ci hanno sempre fatto ridere di gusto l’uno dell’altro. Lo sfottevo quando si chiedeva perché le sue intuizioni geniali non fossero comprese dal mondo dell’arte nel suo complesso, anche se, in realtà, se ne curava poco. Dicevo: “Nino ma sei tu che non ti apri al mondo, non ti chiedo di fare compromessi, io nemmeno li amerei, ma almeno di venire ai vernissage, di conoscere gente nuova, di parlare con il Mercato…”, ma lui ha sempre preferito il mercato, quello dove ogni sabato lui e sua moglie Katharina andavano a scegliere la frutta migliore, le verdure più sane, per ritrovare le atmosfere della sua Sicilia a Milano. Aveva occhio Nino Mustica, sapeva scegliere sul serio, e questa è una di quelle qualità che nessun Mercato può mai comprare. Non sottovalutare mai un occhio che vede oltre il visibile, lì c’è un genio che conserva le sue facoltà attraverso delle scelte difficili, per esempio la semplicità della vita quotidiana, l’autenticità dei rapporti con le persone e col mondo.

UN UMANISTA PERFETTO

Nino era così. Guardava le cose e ne coglieva l’essenza, non si è mai sbagliato né sulla frutta né su quello che frutta davvero. Per esempio ha scelto ogni pezzo delle migliaia di oggetti di modernariato che impreziosiscono il suo meraviglioso loft, quella casa accogliente a Milano dove ospitava amici e conoscenti praticamente ogni giorno da quarant’anni. Perché non era social ma era socievole, affettuoso, serio e non serioso, uomo di spirito assoluto, ironia sagace, visione lucida e intelligentissima, un umanista perfetto, rinascimentale, visionario. Ogni cena da lui era una lezione di vita in modalità ironica e spensierata, piacevole, indimenticabile. Ogni cena. Chiedetelo ai tanti che sono stati ospitati da Nino; scene di vita che restano dentro per sempre. Parlava pochissimo di lavoro, per lui l’arte è la vita e non lavoro. Quando un giorno del 1999 (io lavoravo ancora in azienda per cui avevo preso giorni di ferie per accompagnarlo, come facevo sempre), fuori dal Pantheon di Parigi dove ospitavano una sua mostra, fumando una sigaretta mi disse: “Cucù, ma perché non ti licenzi, vieni a lavorare nel mondo dell’arte e apri uno studio con quattro pareti, una a Tokyo, una a New York, una a Parigi e l’altra a Milano…?”. Mi sono licenziato un mese dopo, ho sofferto lacrime e sangue per garantirmi il fine mese ma se non ci fosse stato Nino starei ancora chiuso in quattro pareti mute e insignificanti.

L'atelier di Nino Mustica
L’atelier di Nino Mustica

VITA E ARTE

Perciò quando uno ha un amico così, un maestro così, un artista così al suo fianco, non ha niente da temere. Consiglio a tutti di trovare un amico come Nino.
Come artista ha cambiato il ragionamento sulla pittura sin dal 1996: certo se ne sono accorti quelli bravi, quelli che sanno che tra vita e arte non c’è distinzione e che le visioni, tutte le visioni, arrivano dalla pittura. Architettura, convivenza e urbanistica comprese. Lui ci è arrivato prima di tutti, secondo solo a Leonardo da Vinci che, non avendo le stampanti 3D che aveva Nino, non aveva potuto realizzare il suo sogno di veder trasformare in vivibili e abitabili le sue opere pittoriche, fatta eccezione per i Navigli.
Questo era Nino Mustica: trasformava le visioni che gli venivano dalla pittura in forme parlanti e utili all’uomo. Così come ha cambiato forma alle sue opere pittoriche, così ha cambiato forma alla mia vita e mi ha dato una forma. E questo non potrò mai dimenticarlo. Per questo motivo la forma che assume oggi vivrà per sempre in tutti noi.

Francesco Cascino

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AutoreNino Mustica
CuratoreFrancesco Cascino
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Francesco Cascino
Francesco Cascino (Matera 1965), ha una laurea in Scienze Politiche e un percorso professionale di Direttore delle Risorse Umane dal 1990 al 1999 in tre primarie aziende multinazionali (Montedison – SNIA BPD – ACE Int.l). Dal 2000 è Contemporary Art Consultant e, sulla scorta di queste competenze, si occupa anche di ideazione contenuti, formazione, progettazione e management culturale per aziende e Istituzioni (Terna SpA, Deutsche Bank, Helsinn, EUR SpA, Fondazione Veronesi, AIRC, Bosch, SAS, MACRO ROMA e altre). E’ fondatore e Presidente di ARTEPRIMA, associazione culturale di promozione sociale che opera, attraverso l’arte, sui temi dell’esclusione sociale e dell’infanzia. E’ fondatore e Senior Partner del network professionale Cooltural Projects, specializzato in comunicazione culturale di nuova generazione e realizzazione di progetti ed eventi legati alla contaminazione strategica tra i linguaggi della comunicazione e quelli dell’arte visiva. E’ docente di Management e Organizzazione dei Mercati dell’Arte Contemporanea presso Temple University, Cornell University e altre strutture didattiche nazionali e internazionali. Scrive di arte, economia e comunicazione culturale per alcune testate e web magazine.