Fiere d’arte a Torino. Intervista su Artissima

Dopo Nesxt, Dama e The Others, la parola va alla fiera torinese per eccellenza, attraverso le riflessioni della sua direttrice, Sarah Cosulich Canarutto. Giunta all’ultimo anno di mandato ma in lizza per iniziarne un secondo, come ci racconta in questa intervista.

Artissima 2015
Artissima 2015

Nei primi mesi sembrava che il passaggio da decenni di governo cittadino in mano a quello che ora si chiama Partito Democratico alla nuova giunta del M5S fosse tutto sommato piuttosto morbido. Nelle ultime settimane invece c’è stata un’accelerazione importante, soprattutto nell’ambito della cultura. L’ultimo evento in ordine di tempo, nel momento in cui formuliamo questa domanda, sono le dimissioni di Patrizia Asproni da presidente della Fondazione Torino Musei. Un commento da parte tua – non tanto sulle dimissioni, quanto sulle prospettive a livello generale del comparto arte contemporanea. La tua posizione, fra l’altro, è “complicata” dal fatto che Artissima è una partecipata, diciamo così, del Comune di Torino.
Io non sono una politica. Rispetto la politica senza prendere posizione. Giudico le persone per la loro professionalità e per la mia desidero essere giudicata. Artissima è cresciuta molto negli ultimi anni ed è una realtà sana sia dal punto di vista del budget che del progetto. Ma non è un risultato scontato, è frutto di un grande lavoro mirato e della fiducia che abbiamo costruito con i nostri partner. Certo, come fiera pubblica dipendiamo dalle decisioni della città, soprattutto dal punto di vista della strategia generale. La forza di Artissima non può prescindere dalla forza della rete culturale torinese nel suo complesso, perché siamo tutte realtà interconnesse.

Sarah Cosulich
Sarah Cosulich

Quest’anno il tuo mandato si conclude. Hai tentennato un po’ prima di ricandidarti alla direzione di Artissima: perché l’incertezza? E perché poi hai deciso di partecipare al bando?
La mia incertezza era dovuta alla problematica gestione del bando e delle sue tempistiche sbagliate, che non tutelavano la fiera e la mettevano a rischio. Ho ritenuto necessario farlo presente perché ci sono equilibri e dinamiche delicate che vanno considerate nel rispetto dell’organizzazione stessa. Ma non volevo dare un segno di distacco nei confronti di Artissima, un’istituzione alla quale sono molto legata, in una città in cui credo profondamente.
Ho deciso di partecipare con un progetto che rappresenta un modello nuovo. Credo che per crescere ancora in un mondo globale, in un mercato dell’arte che si evolve costantemente e in un Paese come l’Italia, sia necessario mettersi in discussione e porsi delle domande, perché senza implementare strategie nuove si perde la competitività. Ad Artissima siamo stati iniziatori di tanti format che sono stati poi copiati da altre fiere, in Italia e all’estero. Oggi penso che ci sia bisogno di alcuni sostanziali cambiamenti per rimanere uno degli eventi di punta del calendario internazionale.
Se il mio progetto verrà accettato, sarò felice di rimanere a implementarli. Mi piacciono le sfide nuove e la possibilità di fare la differenza. Indipendentemente dall’esito del bando, rimarrà questo il mio obiettivo professionale.

Se dovessi sinteticamente citare tre aspetti per i quali Artissima va visitata, quali sceglieresti?
Grazie alla ricerca di comitati e decine tra i più importanti curatori al mondo, Artissima permette ai collezionisti di scoprire e riscoprire artisti in crescita dal punto di vista di mercato più di qualsiasi altra fiera.
Artissima ha uno sguardo sperimentale e anticipatore che non si trova altrove, grazie alla sua attenzione ai giovani, alle avanguardie, agli stand curati delle gallerie e ai sorprendenti progetti speciali dentro e fuori la fiera.
Artissima è una fiera veramente internazionale: quasi il 70% di presenze straniere anche da Paesi emergenti, come la Cina, l’America Latina, il Sud Africa. E poi ci sarebbe un quarto punto (e un quinto) da non sottovalutare: dal punto di vista istituzionale e collezionistico, Artissima si trova in una capitale del contemporaneo… e, dal punto di vista gastronomico, si trova nella capitale del tartufo. Un aspetto che in termini di accoglienza può fare la differenza!

Artissima 2015
Artissima 2015

Come vedi la fiera fra cinque anni? A livello interno c’è una concorrenza importante da parte di miart, mentre a livello europeo la fiera di Torino segue la coppia Frieze-FIAC. Per dirla in un altro modo: perché un collezionista italiano dovrebbe comprare ad Artissima, e perché dovrebbe farlo un collezionista proveniente da un altro Paese europeo?
Credo che, nell’evoluzione attuale del mercato, ci sia spazio per fiere mirate e sempre più identificate, in grado di pensare in modo internazionale ma adattandosi alle specifiche caratteristiche della regione in cui hanno luogo. Se le grandi fiere come Art Basel hanno l’opportunità di espandersi nelle dimensioni ed esportare il loro format in diversi continenti, le fiere più piccole possono avere la loro strategia specifica restringendo il focus e attraendo a sé nuove geografie. In questo caso, anche i problemi di concorrenza o di tempistica di calendario diventerebbero meno rilevanti.
Rispetto alla situazione italiana, non mi piace criticare gli altri perché le posizioni concorrenziali tra fiere non sono responsabilità dei loro direttori ma di un sistema-Paese mancante. Sono convinta però, al di là del mio ruolo, che sia il futuro di miart a dipendere da quello di Artissima e non viceversa.

Se il Ministero ti chiedesse un parere su come agevolare il comparto, quali consigli daresti? Penso soprattutto alle questioni fiscali, al diritto di seguito e via discorrendo.
Lavorerei su una psicologia inversa. Non cercherei di convincere il Ministero che si tratta di un problema di mercato, ma punterei a evidenziare le conseguenze della fiscalità penalizzante sul sistema culturale nostrano. Non credo sia chiaro a tutti che l’indebolimento delle gallerie impedisce loro di investire su artisti giovani dal ritorno non immediato, contribuire a produzioni museali nel nostro Paese o promuovere l’arte emergente italiana all’estero. Mi domando se il Ministero sia consapevole che, penalizzando collezionisti e gallerie, si interrompono di fatto le carriere di tanti possibili talenti, si inibiscono i finanziamenti privati ai musei e si rallenta in generale la produzione artistica del nostro Paese.

Marco Enrico Giacomelli

Torino // dal 4 al 6 novembre 2016
inaugurazione 3 novembre su invito
Artissima
OVAL
Sottopassaggio Lingotto 294
011 112006
[email protected]
www.artissima.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/56884/artissima-2016/

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.

4 COMMENTS

  1. Se non ho capito male si propone di detassare le gallerie che in definitiva lavorano essenzialmente con artisti stranieri, quindi in buona parte promossi giá da altri. L’aiuto fiscale và dato a chi investe davvero non chi “lavora” a traino di altri . Capisco che la Canarutto non si occupi di politica ma non capisco con che coraggio si continui a chiedere contributi dal Comune di Torino per una fiera che per la gran parte ospita gallerie straniere o gallerie italiane con artisti stranieri. E poi ci si domanda come mai l’arte italiana sia ridotta cosí male , come mai ad avete visibilità siano gli artisti , spesso mediocri,
    che guarda caso sono anche ricchi di famiglia .

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