Piccoli musei. Teatro Angelo Mariani

Ancora una tappa del nostro viaggio alla scoperta delle piccole realtà museali che innervano il nostro Paese. Così, dal Museo del Precinema di Padova ci spostiamo a Sant’Agata Feltria, dove c’è un teatro che fu diretto da Angelo Mariani. E dove Gassman registrò la sua Divina Commedia.

Teatro Angelo Mariani, Sant'Agata Feltria - palco
Teatro Angelo Mariani, Sant'Agata Feltria - palco

Come si fa a mantenere, comunicare e valorizzare un patrimonio diffuso come quello italiano?
Lo si può fare solo valorizzando i residenti. Nel caso di piccolissimi paesi di montagna come il nostro, con un contesto ambientale bellissimo e una popolazione ridotta, non sappiamo quale altra via utile possa esserci, se non quella di coinvolgere giovani volontari e pensionati ad amare il proprio luogo, impiegare le loro energie, traendone anche i vantaggi di un piacevole passatempo.
Il nostro Museo Teatro Mariani cerca il più possibile di mantenere legami con le risorse culturali del territorio. Abbiamo un rapporto continuo con la Rete Teatrale Valmarecchia, che riunisce sei teatri dei borghi vicini: durante la stagione autunno-inverno viene proposta una stagione teatrale diversificata, molto apprezzata dalla popolazione della bellissima valle.

Quali sono le principali difficoltà che riscontate? E quali le soddisfazioni?
Difficoltà vere e proprie non possiamo dire che ce ne siano. La burocrazia imperante nel nostro Paese potrebbe essere una di queste, ma la nostra è una piccola realtà e cerchiamo di affrontare gli ostacoli facendoci aiutare da persone abituate a queste situazioni.
Poi, quando vedi sul viso dei visitatori del nostro museo il sorriso e la sorpresa per tanta bellezza, questa è la più grande soddisfazione che fa dimenticare le piccole difficoltà.

Raccontiamo brevemente il museo: contesto, storia, spazi.   
Fu Orazio Fregoso, conte del Rettorato di Sant’Agata Feltria, che nel 1605 volle la costruzione di un nuovo edificio pubblico, il “Palazzone”, al cui interno riservò una sala utilizzata dalla gioventù locale per effettuare recite e rappresentazioni teatrali.
Nel corso del Settecento venne realizzato un teatro vero e proprio, con palcoscenico, platea, 26 palchi distribuiti in due ordine e un terzo ordine denominato volgarmente piccionaia. Fra le famiglie santagatesi più facoltose sorse subito un dissidio: si contendevano il possesso dei palchetti centrali, di maggior prestigio e considerati più comodi. Dopo lunghe discussioni si trovò l’accordo: ogni anno si procedeva all’assegnazione dei palchi con il sistema dell’estrazione a sorte; in questa maniera si garantiva la rotazione dei palchi.

Teatro Angelo Mariani, Sant'Agata Feltria - platea
Teatro Angelo Mariani, Sant’Agata Feltria – platea

Come avvenne che il teatro prendesse il nome di Mariani?
Il presidente dell’Accademia Filarmonica, costituita da giovani dilettanti in musica, nella prima metà dell’Ottocento chiamò come direttore un giovane maestro di musica, il ventenne Angelo Mariani, che divenne poi uno dei più importanti direttori d’orchestra, amico di Giuseppe Verdi e interprete principale delle sue opere. I santagatesi furono subito devoti ammiratori di Mariani, riconoscendogli quel grande talento musicale che lo avrebbe visto protagonista applaudito nei massimi teatri nazionali ed europei.
Nel 1871 il sindaco e presidente della Società Condomini ordinò i lavori di restauro che diedero una sistemazione definitiva al teatro. Ultimati i lavori, si stabilì di inaugurare il nuovo e splendido teatro il 1° settembre 1872 e di intitolarlo all’ormai celeberrimo maestro Angelo Mariani.

E qui si colloca l’ascesa e il declino.
Dopo il restauro, il teatro in effetti tornò agli antichi fasti e splendori, tanto che rivaleggiava in rappresentazioni con quello di Rimini. Fu in questo periodo che si iniziò a organizzare veglioni dei quali la tradizione popolare ci ha tramandato il lusso e la mondanità dei maggiorenti. L’8 settembre 1922 il Teatro Mariani toccò il culmine della fama, rappresentando Il Rigoletto di Verdi. Nell’occasione le musiche furono eseguite da una sezione ridotta dell’Orchestra del Teatro La Scala di Milano, scritturata appositamente dal famoso impresario teatrale santagatese Ciro Ragazzini.
Nel 1986 la Società Condomini cedette gratuitamente la proprietà del teatro al Comune di Sant’Agata Feltria, il quale accettò la donazione. Il teatro rimase chiuso per alcuni anni e l’impulso alla ristrutturazione arrivò nel 1992, quando Vittorio Gassman scelse il Teatro Mariani per recitare e registrare la Divina Commedia per la RAI. Quando si aprirono le porte al grande mattatore e alla sua troupe, nei loro occhi si scorse un lampo di meraviglia. Il teatro era loro apparso in tutto il suo splendore di opera d’arte irripetibile.

E finalmente arriviamo alla riapertura.
Sì, nel 2000 iniziano i lavori di restauro e nel settembre 2002 il Mariani riapre le porte, mostrando tutto il suo antico splendore. Dal febbraio 2010 il Comitato per la Salvaguardia dei Beni Culturali di Sant’Agata Feltria gestisce il teatro in collaborazione con l’amministrazione comunale.

Teatro Angelo Mariani, Sant'Agata Feltria - lampadario
Teatro Angelo Mariani, Sant’Agata Feltria – lampadario

Che profilo ha il vostro pubblico, anzi i vostri pubblici? Cosa organizzate per loro?
Le persone che entrano nel nostro museo rappresentano un pubblico vario e differenziato. Dai bambini delle elementari e medie, ai giovani universitari, dalle giovani mamme ai nonni con i loro nipotini. Tutti gradiscono i chiarimenti che esponiamo per far apprezzare il luogo che stanno visitando.

Ricevete finanziamenti? C’è una presenza dei privati e se sì in quale veste?
I nostri principali introiti sono le offerte libere dei visitatori. Qualche finanziamento da parte dell’amministrazione comunale e di un privato, grande appassionato del nostro teatro, ci aiutano a portare a termine il calendario della stagione teatrale che ogni anno presentiamo al nostro pubblico.

Quanti collaboratori lavorano al museo?
Il Comitato per la Salvaguardia dei Beni Culturali di Sant’Agata Feltria che ha in gestione il museo-teatro è formato da una ventina di soci. A gestire il museo-teatro ci troviamo in pochi (quattro-cinque) in quanto una buona parte dei soci sono emigranti che tornano in paese d’estate e per brevi periodi.

Quali sono le attività nel prossimo futuro?
Tenere aperto, per un pubblico sempre più numeroso, un gioiello del genere, che Vittorio Gassman ha definito “un incanto”, è l’attività che cercheremo con tutte le nostre forze di portare avanti.

Marco Enrico Giacomelli

TEATRO ANGELO MARIANI
Piazza Garibaldi 33 – Sant’Agata Feltria (RN)
[email protected]
www.teatromariani.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.