Dieci anni di giovani curatori. Un convegno alla Fondazione Sandretto

Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, due giorni intensi in compagnia di curatori, artisti e studenti. Per celebrare i dieci anni della Residenza per giovani curatori con un programma ricco di simposi, appuntamenti editoriali, mostre, live e dj set. Vi raccontiamo com’è andata.

Building Bridges - Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 2016 - photo Edoardo Piva
Building Bridges - Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 2016 - photo Edoardo Piva

DUE GIORNI INTENSI DI CURATELA, FRA TEORIA E PRATICA
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo conferma ancora una volta il suo respiro internazionale e lo fa con il simposio dal titolo Building Bridges: Curatorial Education and Professional Paths. L’occasione è speciale e i festeggiamenti non potevano essere da meno: spente le candeline per i dieci anni della Residenza per giovani curatori, raccontiamo alcuni aspetti del convegno che per due giorni (14 e 15 maggio) ha chiamato a raccolta i curatori stranieri, i direttori delle scuole curatoriali, quelli dei musei europei e anche gli artisti e soprattutto i giovani protagonisti che hanno partecipato alle edizioni precedenti delle residenze.
L’evento, organizzato grazie anche alla storica collaborazione con la Compagnia di San Paolo, ha dato il via a una riflessione corale dedicata interamente gli aspetti della pratica curatoriale, ai percorsi di formazione e alle opportunità professionali offerte alle nuove generazioni di curatori. Una full immersion nella quale non è mancata la partecipazione e il confronto tra i relatori e il pubblico, in un dialogo continuo fatto di testimonianze dirette, consigli ed esperienze sul campo che hanno attirato l’attenzione di studenti, artisti, giornalisti, operatori culturali e addetti ai lavori provenienti da ogni parte d’Italia.
Dopo la chiusura della prima giornata dei Building Bridges, in prima serata è stato il momento dell’inaugurazione di Passo dopo passo, mostra finale della decima edizione della Residenza per giovani curatori stranieri a cura di Tenzing Barshee, Molly Everett e Dorota Michalska. E abbiamo dato uno sguardo anche a Salotto, una microfiera dell’editoria d’arte indipendente che raccoglie editori come BlisterZine, Fortino Editions, Friends Make Books, Humboldt Books e Skinnerboox.

Building Bridges - Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 2016 - photo Edoardo Piva
Building Bridges – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 2016 – photo Edoardo Piva

TEMI DI DISCUSSIONE
Dopo i saluti istituzionali della padrona di casa, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Irene Calderoni (curatrice alla Fondazione Sandretto dal 2007), introdotta da Mark Rappolt (caporedattore della rivista d’arte britannica ArtReview e Senior Editor di Contemporary magazine), ha aperto la prima giornata dei lavori con una riflessione sui nuovi obiettivi e gli approcci curatoriali dei Building Bridges.
Temi della mattinata: Pensieri Corrisposti. Come le scuole curatoriali e le istituzioni artistiche si considerano reciprocamente interlocutori rilevanti, Promuovere l’originalità o formare la professionalità? In che modo i programmi di curatela rispondono a questa polarità. A discuterne, insieme a Mark Rappolt, c’erano Tom Eccles (direttore esecutivo del Center for Curatorial Studies al Bard College), Pavel S. Pyś (Curator of Visual Arts presso il Walker Art Center di Minneapolis), Beatrix Ruf (direttrice dello Stedelijk Museum di Amsterdam) e Simon Sheikh (curatore e teorico, docente di arte e Programme Director del MFA Curating di Goldsmiths, University of London).
Nel pomeriggio sono state affrontate altre due questioni: Fuori dal sentiero battuto. Le scuole sono contesti in cui inventare nuove istituzioni? e Un luogo dopo l’altro. Residenze e altre opportunità per i giovani curatori. In questa occasione sono intervenuti: João Laia (scrittore e curatore), Francesco Manacorda (direttore artistico della Tate di Liverpool), Kate Strain (curatrice di base a Dublino) e Johanna Warsza (curatrice e scrittrice a capo del CuratorLab del Konstfack di Stoccolma). Nel vivace dibattito che ha interessato anche le istituzioni museali, Francesco Manacorda ha sottolineato come il museo sia per le persone che vivono intorno ad esso, mentre Johanna Warsza ha ricordato che “il curatore deve fare i conti con il suo pubblico, questa è una responsabilità”.

Building Bridges - Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 2016 - photo Edoardo Piva
Building Bridges – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 2016 – photo Edoardo Piva

10 ANNI DI RICERCA SULL’ARTE CONTEMPORANEA ITALIANA
Il secondo incontro ai Building Bridges, aperto da Lorenzo Balbi (assistente curatore della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) e moderato da Stefano Collicelli Cagol (curator at Large presso il Trondheim Kunstmuseum) è incentrato sulle esperienze vissute dei giovani curatori della Fondazione e dagli artisti che hanno collaborato alle passate edizioni della Residenza. Un viaggio a ritroso che non mette a fuoco solo gli interventi curatoriali e le espressioni artistiche più singolari delle Residenze, ma che racconta anche i primi studio visit e successivi incontri con gli artisti che hanno preso parte ai progetti.
Nella prima sessione hanno partecipato Elisa Caldana (borsista presso The Hessische Kunlturstiftung), Gianluca e Massimiliano De Serio (artisti e registi), Rosalie Doubal (scrittrice e curatrice di base a Londra), Molly Everett (curatrice e scrittrice di base a New York), João Laia, Rä di Martino (artista) e Cesare Pietroiusti. Mentre nella seconda e ultima sessione erano presenti Tommaso De Luca (artista), Chiara Fumai (artista), Riccardo Giacconi (artista), Andrey Parshikov (curatore e critico d’arte con base a Mosca), Pavel Pys e Kate Strain.

Giuseppe Amedeo Arnesano

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Giuseppe Arnesano
Storico dell'arte e curatore indipendente. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università del Salento e in Storia dell'Arte Moderna presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha conseguito un master universitario di I livello alla LUISS Master of Art di Roma. Giornalista pubblicista, iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti dal 2011, collabora come critico d’arte con Artribune dal 2011. Nel settore della comunicazione culturale, dal 2013 a oggi, ha lavorato con la Soprintendenza Speciale del Polo Museale Romano, con la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Carriero a Milano. Tra le mostre recenti è co-curatore del progetto “Studio e Bottega - Tradizione e Creatività nel segno dell’Arte”, ideato da Ilaria Gianni e realizzato negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma.

1 COMMENT

  1. Io direi basta con i convegni per prima cosa. Vi si nota la presenza di troppi artisti mediocri, sempre gli stessi , sentiti una o due volte non ha nessun senso che si ripresentino ad ogni altro convegno : gli organizzatori dovrebbero sforzarsi di movimentare il gioco invitando qualcuno di nuovo e magari di sconosciuto e non chi si frequenta al bar. Ricorrere ad una lotteria casuale sarebbe giá meglio che sentire per l’ennesima volta Pietroiusti e Fumai.
    Ma sopratutto basta con queste iniziative dedicate ai giovani curatori.
    Dieci anni con questa edizione vuol dire che si sono inventati giá tanti curatori da intasare la piazza. In italia non ci sono nemmeno abbastanza spazi decenti per sistemare questi, senza considerare tutti gli altri. Oltretutto cosa fa il 90% di questi? Su circonda di pletore di aristi mediocri per avere squadre pronte per i propri progettini e al tempo stesso pubblico delle esposizioni, un circuito chiuso dove le varie mediocritá si tollerano ignorando quindi le contraddizioni scomode e pure il mondo esterno. Quello che serveé invece un tipo di artista diverso , autonomo daconvenienze ed ipocrisie e sopratutto non addomesticabile. E gallerie con un pubblico vero che sappiano fare mercato e non scambi e scambietti all’interno di un mondo chiuso

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