Direttori scelti per interpello e non per concorso. La grande restaurazione dei musei statali
10 anni dopo la prima applicazione della Riforma Franceschini, sono in corso gli interpelli per il conferimento dell’incarico di direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia e della Reggia di Caserta. Una riflessione sullo stato della direzione dei nostri musei
Nel 2015, anno di prima applicazione della riforma Franceschini dei musei statali, i direttori della Reggia di Caserta e delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, così come altri 18 istituti di grande importanza come gli Uffizi, Brera, Paestum, furono scelti con una selezione internazionale da una autorevole commissione presieduta da Paolo Baratta, che comprendeva fra gli altri il direttore della National Gallery di Londra e Lorenzo Casini. Solo la bravissima direttrice di Galleria Borghese veniva dai ruoli ministeriali. Tutti gli altri da musei civici, università, fondazioni di una mezza dozzina di paesi europei.
10 anni dopo la riforma Franceschini
Sono passati solo dieci anni e, con questo interpello, si sta completando una contro-riforma in un punto chiave dell’innovazione di Franceschini: assegnare le direzioni generali dei musei a tempo determinato, rendendole contendibili a tutti i manager culturali europei, inclusi i dirigenti dei ministeri, ovviamente, ma non concedendo loro, di diritto o di fatto, una riserva.
“L’apertura al mercato” dei musei italiani
C’è qualcuno che ha il coraggio di sostenere che questa apertura al mercato non sia stata una componente decisiva del successo che arride al sistema museale nazionale dal 2015? Di diritto o di fatto, però, da allora, non si vedono più direttori “stranieri”, né figure formate nei comuni, nelle province, nelle regioni, negli atenei, nei musei privati.
La direzione dei musei statali oggi
Passo dopo passo, anche le direzioni dei massimi musei statali italiani stanno ritornando una casella delle carriere statali, senza che nessuno protesti. Le componenti della maggioranza che si dichiarano liberali sono mute. Il silenzio delle opposizioni è un campo XL ben più solido che su altri temi. E nemmeno Franceschini difende più la sua riforma.
Mauro Felicori
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