Un nuovo appello contro il boicottaggio dell’arte israeliana. La lettera aperta promossa in Italia

Si deve agli artisti Tobia Ravà e Luigi Viola l’iniziativa già sottoscritta da più di 300 esponenti del mondo dell’arte e della cultura italiana. Contro il boicottaggio alla Biennale, l’appello rilancia una proposta già espressa su Artribune, per la collaborazione tra Israele e Palestina

Con oltre 300 firme di artisti, intellettuali, “donne e uomini desiderosi di pace”, la scena artistica e culturale italiana produce un nuovo appello contro il boicottaggio dell’arte israeliana, “perché cessi il clima di ingiustificata avversione e perfino di violenza alimentato da nuovi venti antisemiti”. Promosso dagli artisti Tobia Ravà e Luigi Viola, il documento è stato stilato in risposta alla richiesta della neonata organizzazione internazionale ANGA, che poco meno di un mese fa chiedeva l’esclusione di Israele dalla Biennale di Venezia: “Non abbiamo mai creduto alla legittimità giuridica di quella richiesta e tuttavia non possiamo ignorarne il significato politico e il valore comunicativo”, spiegano oggi i promotori della lettera aperta indirizzata attenzione della Biennale di Venezia, dell’Ambasciata di Israele in Italia, della stampa veneta e nazionale.

Il caso del Padiglione di Israele alla Biennale

La stessa Biennale, all’indomani della mobilitazione di ANGA, precisava di non avere potere decisionale in merito: “La Biennale di Venezia precisa che tutti i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana possono in totale autonomia richiedere di partecipare ufficialmente. La Biennale, di conseguenza, non può prendere in considerazione alcuna petizione o richiesta di escludere la presenza di Israele o Iran dalla prossima 60. Esposizione Internazionale d’Arte”. Mentre il ministro Gennaro Sangiuliano bollava l’appello come “inaccettabile e vergognoso”. Anche sulle pagine di Artribune, un articolo a firma di Fiammetta Martegani si pronunciava contro il boicottaggio del padiglione israeliano, suggerendo la strada del sostegno bilaterale, “verso un padiglione israelo-palestinese”.

La lettera aperta contro il boicottaggio dell’arte israeliana

Da questa posizione riparte la lettera di Ravà e Viola: “Anche se la proposta di chiudere il Padiglione di Israele si è dimostrata mera propaganda, noi come artisti e intellettuali, persone di ogni età e professione, amanti della pace e della verità, intendiamo egualmente dare un segnale chiaro di sostegno ad Israele e ai suoi artisti, condannando l’uso sistematico della falsificazione nella costruzione di retoriche dell’odio che danneggiano il conseguimento della pace e mantengono al contrario intatte le ragioni del conflitto, trasformato in scontro permanente e senza soluzione. La cultura e l’arte possono avere un ruolo nella nascita di un nuovo paradigma relazionale tra i popoli israeliano e palestinese […] Questa è la cultura della pace cui noi crediamo, non quella dei veti e dei boicottaggi”.
Dunque, i sottoscrittori dell’appello contro il boicottaggio sposano la proposta di un padiglione condiviso: “Martegani formula un’ipotesi concreta e convincente, fondata sulla convivenza tra culture che è principio comune in Israele, proponendo di affiancare alle opere dell’artistaRuth Patir indicataa rappresentare Israele, quelle di un secondo artista israeliano-palestinese che sia un segno inequivoco di unità di intenti per la pace, rafforzando il valore dell’arte come strumento universale di costruzione di un pensiero condiviso nel rispetto delle diverse identità e della continua contaminazione tra culture di cui Israele è quintessenza. Una proposta che vogliamo condividere e fare nostra”.
Anche a questo riguardo, in realtà, la Biennale si è già espressa ricordando il modus operandi utilizzato per la convocazione dei partecipanti alla prossima, imminente edizione della manifestazione: “Su 72 progetti eleggibili, due vedevano la partecipazione di artisti palestinesi, uno dei quali è stato inserito fra i 30 Eventi Collaterali approvati dal curatore Adriano Pedrosa, in totale autonomia e a suo insindacabile giudizio artistico. Ci sono, inoltre, anche artisti palestinesi nella 60. Esposizione Internazionale d’Arte, come risulta dalla lista dei partecipanti diffusa dalla Biennale”.

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Redazione

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