Ecco perché la Biblioteca Nazionale non può che essere pubblica

I costi, il personale, le funzioni. Luca Bellingeri, già Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, risponde a Stefano Monti spiegando perché una Biblioteca Nazionale non può essere privata

Stupisce con quanta approssimazione e superficialità troppo spesso vengano affrontate questioni che per la loro complessità richiederebbero un minimo di conoscenza del problema. Il riferimento è al recente articolo L’Italia ha bisogno di una Biblioteca Nazionale. Non ci riesce il pubblico? La faccia il privato (di Stefano Monti, uscito su Artribunelo scorso 2 dicembre, n.d.r)nel quale si sostiene la tesi, pure suggestiva, di una Biblioteca Nazionale realizzata e gestita da un soggetto giuridico privato, con finalità anche imprenditoriali. Una realtà, che oltre a gestire il patrimonio librario produca nuove forme espressive, generando al tempo stesso profitto, tanto da poter essere quotata in borsa e avere un forte impatto sociale ed economico sull’intero Paese.

Le funzioni di una Biblioteca Nazionale

Ciò che tuttavia sembra sfuggire in questa immaginifica proposta è quali siano i compiti e le funzioni di una Biblioteca Nazionale, qualunque Biblioteca Nazionale in tutti i paesi del mondo, che non si esauriscono nel garantire “servizi di base”, prestito e consultazione in sede, propri piuttosto delle biblioteche di pubblica lettura, ma toccano aspetti che l’articolo sembra del tutto ignorare. Alla Biblioteca Nazionale spetta infatti il compito di raccogliere, trattare e conservare l’intera produzione editoriale del proprio paese, costituendo quello che viene definito “archivio del libro”, consentendo così alle generazioni future di accedere anche a quei documenti destinati altrimenti a scomparire rapidamente per il loro carattere “effimero”, finalità difficile da perseguire laddove si preveda la vendita dei testi una volta usurati! Una Biblioteca Nazionale, inoltre, non deve soddisfare i soli bisogni degli utenti finali, quelli che fisicamente o da remoto ne utilizzano i servizi, ma si deve rivolgere all’intera comunità bibliotecaria, realizzando i servizi bibliografici nazionali (Bibliografia nazionale, strumenti per l’indicizzazione semantica), e più in generale all’intera collettività nazionale, garantendo, ad esempio, attraverso la conservazione nel lungo periodo delle risorse native digitali, la memoria stessa del nostro paese.

Biblioteca Nazionale Braidense © Tiziana Porro
Biblioteca Nazionale Braidense © Tiziana Porro

Il tema della sostenibilità economica nella questione delle Biblioteche

Un privato non potrebbe dunque assolvere adeguatamente a questi compiti e farlo addirittura meglio di quanto non riescano a fare le istituzioni pubbliche? Certamente sì, ma a questo punto si pone un evidente problema di sostenibilità economica di un progetto del genere, peraltro già rivelatosi inattuabile in un recente passato per un’iniziativa analoga. Considerando che i costi annuali di una Biblioteca Nazionale ammontano oggi, fra spese di gestione, manutenzione dell’edificio, misure di conservazione del patrimonio, progetti speciali, ad una cifra compresa fra i tre ed i cinque milioni di euro, ai quali aggiungere almeno altri sette milioni di euro di costi del personale, e che queste cifre risultano del tutto insufficienti a garantire in misura adeguata quel livello di prestazioni che giustamente si attendono da una Nazionale, quali e quanti servizi dovrebbero essere realizzati e quindi venduti per assicurare un ritorno economico tale da risultare appetibile per qualunque cordata di imprenditori? O forse l’idea è che le risorse necessarie le eroghi comunque lo Stato, cioè tutti noi, lasciando ai privati gli eventuali profitti? O forse, come potrebbero far pensare le ultime righe dell’articolo, tutto questo vuole rappresentare solo una provocazione perché lo Stato si impegni finalmente con maggior forza a favore di questa insostituibile istituzione, che solo pubblica può essere.

Luca Bellingeri

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La risposta di Stefano Monti

Intanto ringrazio. Perché quando scrivo auspico sempre di innescare un confronto. Un confronto che mi permetta anche di cambiare idea. E anzi colgo l’opportunità per invitare ad un confronto più strutturato in cui fare emergere con maggiore chiarezza come, i contenuti inseriti in questa riflessione, debbano necessariamente portare a conclusioni differenti dalle mie. Perché ritengo che tutte le osservazioni inserite in questo articolo siano importanti. Ma che nessuna di esse sia davvero ostativa. Se il privato può assolvere alle funzioni anche meglio del pubblico (e su questo quindi c’è un forte punto di connessione tra le nostre posizioni), allora il problema è di sostenibilità economica. E se il problema è la sostenibilità economica, ci sono molti modi per raggiungerla. Di certo, pensare questa azione come “impossibile” non è tra questi.

Stefano Monti

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Luca Bellingeri

Luca Bellingeri

Luca Bellingeri (nato a Roma nel 1956), è laureato in lettere e specializzato in storia medioevale e biblioteconomia. Funzionario del Ministero per i Beni e le Attività culturali dal 1985, ha prestato servizio fino al 2008 alla Biblioteca Nazionale Centrale…

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