Cultura e politica. Perché in Italia è sempre una questione di burocrazia?

La parola d’ordine da parte del Ministero della Cultura è snellimento. Per rispettare i tempi del PNRR, infatti, è il governo stesso a ridurre i suoi iter. Ma tutto questo dice molto rispetto alle modalità della politica italiana in fatto di cultura e non solo

Photo Viktor Talashuk via Unsplash
Photo Viktor Talashuk via Unsplash

La nuova pubblicazione delle linee guida sull’Archeologia preventiva potrebbe essere in un certo senso una nuova definizione del concetto di burocrazia. Vale a dire: quando il governo ha bisogno che il governo firmi un decreto che imponga al governo di essere rapido.
Ma procediamo con ordine: nella Serie Generale della Gazzetta Ufficiale del 14 aprile è stato inserito il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 febbraio 2022, recante l’Approvazione delle linee guida per la procedura di verifica dell’interesse archeologico e individuazione di procedimenti semplificati. Senza entrare nel dettaglio delle singole previsioni, c’è un punto, in tale decreto, che forse merita una particolare attenzione: si tratta del comma 6 dell’Articolo 3 – Termini per lo svolgimento della Procedura. Tale comma prevede infatti che i termini indicati possono essere ridotti di un terzo nel caso di interventi compresi nel piano nazionale di ripresa e resilienza.

PNRR E BUROCRAZIA

In linea generale, tale previsione si inscrive all’interno delle numerose azioni che svolgono da supporto al PNRR in termini di semplificazione, condizione necessaria per poter anche soltanto sperare che i limiti temporali imposti dal Piano propongano soltanto qualche ragionevole ritardo. Data l’importanza del tema, quindi, si tratta di una semplificazione necessaria e più che utile. Detto ciò, tuttavia, è inevitabile che una tale previsione sollevi questioni di tipo ordinario, legate alle tempistiche necessarie per poter condurre correttamente le procedure previste, rispettando delle tempistiche umane.
Perché, quando il Presidente del Consiglio dei Ministri prevede, in un proprio decreto, che per condurre correttamente gli interventi previsti dal PNRR sia necessario intervenire direttamente imponendo dei limiti massimi alle procedure di un Ministero, significa che qualcosa va necessariamente corretto.
La questione è, ovviamente, delicata: il PNRR, e soprattutto il rispetto delle tempistiche previste, rappresentano per lo sviluppo economico e infrastrutturale del nostro Paese una priorità. E come tale va rispettata. In quanto priorità, è anche corretto che il lavoro del nostro Paese in questo momento non possa essere di completa rivoluzione, ma di aggiustamenti necessari per far sì che la priorità venga rispettata.
Gli indizi dell’azione di governo, però, aiutano a comprendere anche quali siano le sfide grandi e piccole del nostro sistema economico e istituzionale. Che la soprintendenza abbia tempi talvolta lunghi non è certo una notizia dell’ultim’ora, e tantomeno è uno scoop l’evidenza che il rapporto tra mole di lavoro burocratico e personale a disposizione sia del tutto inappropriato.
Sono elementi che conosciamo, e che nelle tante riforme del Ministero non hanno ancora trovato risposta: né in termini di organico, né in termini di competenze, né in termini di dotazioni procedurali più rapide. È un po’ come quando un’automobile ha un problema minore: l’auto continua ad andare, e se bisogna fare piccoli spostamenti sappiamo che possiamo utilizzarla; poi però il discorso cambia se bisogna premere il piede sull’acceleratore e impostare un viaggio di lunga percorrenza da fare, tra l’altro, a gran velocità.
In quel momento, anche i più grandi procrastinatori si rendono conto che agire è inevitabile.
Non potendo però trovare la soluzione, si cerca di rimediare, di individuare dei palliativi.
Ma il rimedio (e non la soluzione) porta con sé sempre qualche piccolo dettaglio, e così fa questo comma.

“Il PNRR, e soprattutto il rispetto delle tempistiche previste, rappresentano per lo sviluppo economico e infrastrutturale del nostro Paese una priorità. E come tale va rispettata”.

Se la soprintendenza ha una priorità, e il rispetto dei tempi ridotti del PNRR è sicuramente una priorità, non potrà far altro che mettere il dossier all’inizio della pila, rimandando, necessariamente, gli altri dossier da evadere, incrementando quel clima di perenne emergenza che spesso vivono gli uffici ministeriali e, nel frattempo, incrementando i tempi di attesa potenziali da parte dei soggetti i cui dossier, inevitabilmente, sono finiti nella parte più pericolosa di ogni pila di cartelline: il centro.
Non è certo questo il momento di agire per rivoluzionare, ancora una volta, un Ministero che negli ultimi anni ha cambiato più nomi che impiegati, ma è sicuramente importante sottolineare, ancora una volta, che una soluzione va individuata.
Non sarà la priorità di questo viaggio, ma è chiaro che un braccetto rotto prima o poi va sostituito.

Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.