Il logo dello sponsor proiettato sui monumenti. Polemica a Firenze per il festival F-Light

Il festival di luci che fino allo scorso 9 gennaio ha coinvolto numerosi siti storici della città è al centro di una polemica mediatica e politica per via di uno “scivolone”: sui prospetti dei monumenti è stato proiettato logo e nome di American Express, sponsor dell’evento. La vicenda

F-Light Festival a Firenze
F-Light Festival a Firenze

Di nuovo vacui conflitti a Firenze, alle prese con una polemica nata per via di una iniziativa in verità già conclusa, ovvero F-Light – Festival delle Luci tenutasi dall’8 dicembre 2021 al 9 gennaio 2022, promossa dal Comune e organizzata da MUS.E, associazione che cura la valorizzazione del patrimonio dei Musei Civici Fiorentini. Durante le trascorse festività natalizie, la rassegna – con la direzione artistica di Sergio Risaliti, direttore del Museo del Novecento, non proprio un curatore improvvisato ecco – ha illuminato diversi luoghi della città, come Ponte Vecchio, il Museo Galilei, piazza San Lorenzo, la Camera di Commercio, Piazza Santissima Annunziata, il Museo Novecento, la palazzina del Forte Belvedere, la Torre della Zecca,  la Basilica di San Miniato al Monte, le Rampe di Giuseppe Poggi e altri ancora attraverso installazioni e proiezioni che, durante le ore notturne, hanno dato loro un nuovo e inusuale volto. Tra un’installazione luminosa e l’altra, operazioni per loro stessa natura transitorie ed effimere, è successo però un fatto che non è passato inosservato: nel corso dei giochi di luce, su prospetti e facciate dei monumenti, sono stati proiettati logo e nome dello sponsor dell’iniziativa, ovvero American Express. Un logo di una multinazionale per qualche secondo proiettato su Ponte Vecchio, apriti cielo…

F-Light Festival a Firenze
F-Light Festival a Firenze

LA POLEMICA SUL FESTIVAL F-LIGHT A FIRENZE E IL RAPPORTO BENI CULTURALI-SPONSOR

“Sfruttamento indebito e ignobile dei monumenti della città” è stato definito l’accaduto dalla Sinistra durante il Consiglio Comunale dello scorso 10 gennaio, chiedendo inoltre se la Sovrintendenza avesse dato il consenso per la realizzazione delle proiezioni. “Non si trattava di concessione pubblicitaria ma della sola identificazione (per pochissimi secondi) degli sponsor e dei partner che hanno contribuito al progetto F-Light”, risponde dal canto suo MUS.E, cui però segue, come riporta La Repubblica, la dichiarazione del Sovrintendente Andrea Pessina: “non abbiamo ideato noi quell’immagine, si assumano almeno la responsabilità”. Un avvenimento del genere porta a fare una serie di considerazioni sul binomio, atavicamente controverso, beni culturali-sponsor. Senza dubbio si poteva prestare maggiore attenzione sulle modalità con cui dare il dovuto merito e la dovuta visibilità a chi ha permesso la realizzazione dell’iniziativa, magari evitando esposizioni poco eleganti che non giovano neppure allo sponsor. Allo stesso tempo è incredibile constatare quanto strumentali siano le polemiche di chi attende al varco per ogni inezia un’amministrazione colpevole solo di stimolare culturalmente la città con iniziative contemporanee che per Firenze sono vitali.

F-Light Festival a Firenze
F-Light Festival a Firenze

LA CULTURA AI TEMPI DELLA PANDEMIA E IL RUOLO DEGLI SPONSOR

Piaccia o meno, da sempre gli sponsor hanno un ruolo cruciale nella vita dei beni culturali. Fin dai tempi di Lorenzo il Magnifico. In rarissimi casi, se non ci fossero gli sponsor, sarebbe impossibile restaurare monumenti, organizzare grandi mostre, dare vita a iniziative come F-Light che coinvolgono ogni target di pubblico mettendo l’accento sul patrimonio. È stato davvero un problema di sponsor proiettati? Non sembra visto che le polemiche erano partite ben da prima contro il festival luminoso. Ad ogni modo su questo aspetto si è espresso anche il sindaco di Firenze Dario Nardella che ha sottolineato l’eccessiva veemenza con la quale è stata attaccata l’amministrazione: “oggi ho appreso che la Soprintendenza valuta denunce penali contro gli organizzatori del festival di luci F-Light promosso dal nostro Comune perché su alcuni monumenti è stato proiettato per alcuni istanti il nome dello sponsor che permette di realizzare la manifestazione, che da anni ha grande successo, coinvolge tanti giovani artisti e aiuta l’economia del turismo in crisi. Lo storico dell’arte Montanari ha scritto che la città di Firenze è stata umiliata e si è prostituita. Ci difenderemo dalle eventuali denunce con grande serenità perché abbiamo la coscienza a posto e perché Firenze in questi anni è cresciuta culturalmente come non mai. Un’immagine con il logo dello sponsor, che io giudico sbagliata perché non adeguata a quei luoghi, non può diventare il pretesto per aggredire con questa violenza la reputazione di una città e di chi la amministra”.

F-Light Festival a Firenze
F-Light Festival a Firenze

FIRENZE, OVVERO ANTICO VS CONTEMPORANEO

A questo tipo di polemiche in realtà Nardella è avvezzo, nel suo tentativo, che va avanti da anni, di aprire Firenze ai linguaggi contemporanei, nonostante sia una città fortemente connotata nell’immaginario dal punto di vista storico e architettonico. Lavorare su contesti di questo tipo non è semplicissimo, e l’errore, la sbavatura, lo scivolone possono capitare, come è scontato che l’opinione pubblica, i media e gli addetti ai lavori possano esprimere opinioni contrastanti. Ne sono un esempio le installazioni a Piazza della Signoria di  Jeff KoonsUrs FischerJan Fabre e Francesco Vezzoli, apprezzate da molti, criticate da altri. E in realtà il dibattito scaturente dal confronto – anche scioccante – tra antico e contemporaneo, con interventi che tra l’altro sono di natura momentanea, dovrebbe essere il fine di questi peculiari dialoghi. “Rivendico”, conclude Nardella nel suo post, “quanto fatto in questi anni per la cultura e dico che continueremo per la nostra strada, con umiltà e rispetto verso tutte le istituzioni, per la tutela e la promozione dei nostri monumenti proprio come abbiamo fatto con F-Light”. C’è una strada che il sindaco potrebbe percorrere per non avere più attacchi strumentali e fuori luogo: non far nulla, smettere di prendersi rischi, interrompere l’azione di governo e procedere d’inerzia. Qualcuno non avrebbe elementi per criticare, ma la città ne gioverebbe?

– Desirée Maida

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.