All’asta l’unico edificio con un murale di Caravaggio. Ma è davvero una cattiva notizia?

Il 2022 si aprirà con quella che per molti è l’asta del secolo. Il Casino dell’Aurora di Roma, ultima parte rimasta in piedi dell’enorme Villa Ludovisi, sarà messo in vendita con una valutazione gigantesca: 471 milioni di euro. Occasione d’oro per nuovi mecenati vogliosi di sbarcare in Italia

Casino dell'Aurora Ludovisi a Roma
Casino dell'Aurora Ludovisi a Roma

Potrebbe essere uno degli eventi dell’anno, già nelle primissime settimane del 2022. Il 18 gennaio andrà all’asta il Casino dell’Aurora, importante edificio della tenuta Ludovisi, grande appezzamento romano dove oggi sorge l’omonimo quartiere Ludovisi realizzato dopo l’Unità d’Italia e la proclamazione di Roma Capitale. Non si tratta, come molti scrivono, dell’unico edificio superstite della Villa, è infatti superstite anche il Palazzo Grande, sebbene difficile da visitare essendo annesso in perpendicolare a Palazzo Piombino Margherita, oggi sede dell’inaccessibile Ambasciata degli Stati Uniti (da non perdere l’approfondimento relativo alla Villa su Google Art&Culture e anche quello specifico proprio sul Casino. Tutto realizzato grazie alla recentissima digitalizzazione dell’Archivio Boncompagni Ludovisi).
Alcuni appassionati d’arte avranno partecipato a qualche visita guidata nel Casino; altri art lovers avranno sbirciato da fuori la misteriosa struttura che si trova giusto di fronte alla Villa Maraini che, molto più recente di costruzione, è la sede anche espositiva dell’Istituto Svizzero e dunque ospita costantemente eventi, mostre e rassegne.

IL CASINO DELL’AURORA ALL’ASTA

Come mai il monumento sta andando all’asta? Lo ha deciso il Tribunale di Roma visto che a seguito della morte dell’ultimo rampollo della storica famiglia Boncompagni-Ludovisi, il Principe Nicolò, gli eredi non riescono a mettersi d’accordo sull’eredità. Da una parte l’ultima moglie Rita Jenrette, dall’altra i figli di primo letto Bante Maria, Ignazio Maria e Francesco Maria. Le liti vanno avanti dal 2018 tra carte bollate e pignoramenti che però nessuno può permettersi di riscattare. Il Tribunale così dispone per l’asta. Lo storico dell’arte prof. Alessandro Zuccari, incaricato dai magistrati capitolini di dare un valore alla villa e agli annessi, snocciola una cifra mostruosa: 471 milioni di euro! Insomma la villa diventa parte decisamente fondamentale del lascito di Don Nicolò.
Ma come si crea questo valore? Innanzitutto occorre sottolineare che i Ludovisi (poi Boncompagni-Ludovisi) ne vengono in possesso solo grazie al Cardinal Ludovico nel 1622. Il cardinale prima acquisisce (probabilmente per dono di suo zio Papa Gregorio XV che nel frattempo l’aveva comprata) proprio la porzione del Casino dell’Aurora e poi si allarga ottenendo dagli Orsini la parte dove realizzerà il Palazzo Grande e poi acquisendo dagli Altieri, dai Cavalcanti e dai Capponi alcune vigne circostanti. Ne viene fuori una proprietà sbalorditiva da 35 ettari che andava dalle Mura Aureliane alla Salaria, da Piazza Barberini a Porta Pinciana: tutto l’attuale quartiere solcato dalla celebre Via Veneto. Il Ludovisi fece restaurare gli edifici al Domenichino (il casino poi venne ampliato nel 1858 su tutti e quattro i lati) e disseminò il parco di una collezione pazzesca di statuaria romana in parte conservata pure in un museo privato. Si tratta delle medesime statue che oggi possono essere viste a Palazzo Altemps (il Sarcofago Ludovisi, il Galata Suicida e altre) perché nel 1901 lo Stato Italiano decise di comprarle. Non è chiaro se il parco, che doveva essere davvero spettacolare come raccontano tanti visitatori da Gogol a Goethe fino a D’Annunzio, fu progettato anch’esso dal Domenichino o se vi si cimentò André Le Notre, il giardiniere di Luigi XIV che contribuì alla sistemazione del verde di Versailles. I Boncompagni Ludovisi in tempi più moderni, dopo la fine dello Stato della Chiesa, decisero di conferire le loro proprietà alle società immobiliari che stavano realizzando il quartiere di Via Veneto. Eleganti palazzi, uffici e alberghi oltre che larghe strade alberate si sostituirono all’antica villa e restò superstite solo il Casino dell’Aurora. Nacque qui uno dei quartieri più iconici del Dopoguerra, reso immortale da La Dolce Vita di Federico Fellini e oggi in fase di – speriamo – rilancio grazie a innumerevoli investimenti nel settore alberghiero.

Caravaggio Giove, Nettuno, Plutone Casino dell'Aurora Ludovisi
Caravaggio Giove, Nettuno, Plutone Casino dell’Aurora Ludovisi

LA STORIA DEL CASINO DELL’AURORA E CARAVAGGIO

Pur rimaneggiato da Ludovoco Ludovisi, il Casino dell’Aurora venne costruito in precedenza per un altro potente cardinale, il Cardinal Del Monte, nel secolo precedente. A Roma per conto dei Medici, Francesco Maria Del Monte abitava nel mediceo Palazzo Madama (quello dove oggi c’è il Senato della Repubblica) e aveva dal 1595 la sua casa ‘di campagna’ nel Casino dell’Aurora (allora chiamato anche Casino del Monte o “belvedere” visto che era nel punto più alto di Roma) edificato probabilmente dal Maderno dove c’era la vigna di Cecchino del Nero, tesoriere di papa Clemente VII Medici. Ma torniamo al Del Monte. In quegli anni il Cardinale, gran mecenate e appassionato d’arte, a Palazzo Madama ospitava e proteggeva Michelangelo Merisi e fu proprio il Caravaggio nel 1597 a decorare con un dipinto murale (non un affresco!) un piccolo gabinetto alchemico del Casino, il soggetto sul soffitto? Su commissione del Cardinale fissato con l’alchimia, Giove, Nettuno e Plutone visti dal basso attorno ad una sfera celeste con segni zodiacali. Tutti e tre gli dei con insolite proporzioni e prospettive che hanno fatto discutere storici e critici per secoli. Dopo il restauro del 1990, che finalmente rese visibile l’opera convincendo quasi tutti gli studiosi, Mina Gregori azzardò che tutti e tre i soggetti erano in realtà autoritratti del Caravaggio stesso.
Oggi insomma nel Casino dell’Aurora c’è l’unico murale noto di Caravaggio al mondo. Ma perché questo edificio edificato dal Del Monte, poi posseduto fino ad oggi dai Ludovisi e dipinto da Caravaggio si chiama “Casino dell’Aurora”? Il nome deriva da un’altra opera su muro realizzata sui soffitti della struttura: L’Aurora di Giovanni Francesco Barbieri, ovvero il Guercino. Il dipinto rappresenta il Carro dell’Aurora trainato da due cavalli pezzati ed è stato dipinto nel 1621. Del Guercino anche altri dipinti ad esempio quelli della Sala del Camino e della Sala della Fama.

Guercino L'Aurora al Casino Ludovisi dell'Aurora
Guercino “L’Aurora” al Casino Ludovisi dell’Aurora

CASINO DELL’AURORA ALL’ASTA. UNA CIFRA INCREDIBILE

Dunque, opere d’arte importanti e celebri. Un edificio bellissimo e unico testimone di un passato glorioso e ricco di vicissitudini (a fine ottocento qui c’era anche la sede dell’America Academy, oggi al Gianicolo). Chi compra il Casino dell’Aurora diventa proprietario di tutto questo, ma ciò davvero giustifica una cifra così spropositata? Quasi mezzo miliardo di euro? Basti pensare che le opere non sono di fatto commercializzabili sia per vincoli giuridici sia per vincoli fisici essendo realizzate su muro (il solo dipinto di Caravaggio viene quotato 310 milioni rifacendosi però ad aggiudicazioni d’asta relative a normali quadri su tela liberi da vincoli) e l’edificio non può subire nessuna modifica essendo super notificato e sotto lo stretto controllo della Soprintendenza. Un grande investitore dunque difficilmente potrà realizzarci un lussuoso albergo e, anche se lo facesse, nessun business plan starebbe in piedi con un prezzo di acquisto delle mura così alto. Grosso rischio di asta deserta sebbene tutti i super-ricchi del mondo siano stato avvisati.

Il Casino dell'Aurora della Villa Ludovisi a Roma
Il Casino dell’Aurora della Villa Ludovisi a Roma

CASINO DELL’AURORA ALL’ASTA. LE PETIZIONI

La cifra incredibilmente alta non ha impedito tuttavia le solite proteste ad altissimo tasso di retorica che si ripetono ogni volta che un bene culturale va all’asta o cambia proprietà. Si parla di “svendita”; ma come abbiamo visto la cifra è dannatamente alta. Si parla di un bene che “dovrebbe tornare in mani pubbliche” (così il solito Tomaso Montanari); ma come abbiamo visto l’edificio è sempre stato di proprietà privata. Si parla di “grande speculazione edilizia” facendo riferimento al quartiere Ludovisi realizzato al posto della storica villa; ma Roma dove avrebbe dovuto espandersi quando ha iniziato a crescere? Ovviamente nei terreni non edificati adiacenti all’abitato. E così ha fatto. Ma per i sacerdoti del no a tutto ogni cambiamento è “speculazione” e così nascono le petizioni. Quella dedicata a questa storia si avvia a raggiungere le 10 mila firme benché si avventuri perfino a chiedere l’utilizzo dei soldi del PNRR per impedire che “un altro pezzo d’Italia vada svenduto”…

Princess Rita and Prince Nicolò Boncompagni Ludovisi
Rita Jenrette e il principe oggi defunto Nicolò Boncompagni Ludovisi al Casino dell’Aurora sotto al dipinto del Guercino

CASINO DELL’AURORA. BEN VENGA UN NUOVO MECENATE

In realtà l’arrivo di un riccone al posto degli storici proprietari potrebbe essere tutt’altro che una cattiva notizia. Di più: quando qualche facoltoso paperone d’oltreconfine viene ad investire da noi è sempre una buona notizia, si tratta solo di saper gestire al meglio queste risorse private affascinate dalla nostra bellezza ed è una delle poche strade che abbiamo per rendere sostenibile la tutela del patrimonio smisurato di cui disponiamo. Nella fattispecie l’edificio ha bisogno di cospicui investimenti e benché l’ultima proprietà abbia approntato dei restauri ai prospetti (2009-2011), c’è da fare tanti di quei lavori che la perizia di vendita li quantifica in 11 milioni e li detrae dal valore d’asta assegnandoli obbligatoriamente al compratore. Il principe Ludovisi si offrì anni fa di provvedere ma non avendo sostanze sufficienti chiese autorizzazione di realizzare un parking interrato sotto la villa. Col ricavato avrebbe riqualificato il monumento. Lo stato (con l’aiuto delle stesse associazioni che oggi gridano alla svendita) affossò la proposta tra indicibili pastoie burocratiche e non se ne poté far di nulla. Oggi però ci si lamenta che il bene versi in condizioni che mettono in pericolo la sua stabilità. (Stesso iter, inciso necessario, per la celeberrima collezione di sculture Torlonia, anche lì ci si sarebbe potuti mettere d’accordo ragionevolmente concedendo ai proprietari lo sfruttamento del sottosuolo della loro Villa Albani-Torlonia sulla Nomentana, ma nulla: meglio tenere quella collezione in qualche deposito piuttosto che accordarsi col privato brutto&cattivo. Ecco è il comprensibile comportamento di uno stato esausto dal doversi misurare con i protestatori di professione).

Un nuovo proprietario potrebbe, sotto la attenta vigilanza della Sovrintendenza, mettere a posto tutto e decidere di farne magari una grande fondazione d’arte aperta al pubblico, un centro studi, uno spazio per mostre. Insomma chi l’ha detto che lo spazio diventerà “ancor più inaccessibile di oggi” come prevede Montanari? Del resto chi può spendere 500 milioni di euro per un tutto sommato piccolo edificio da 2.800 mq (fanno centottantamila euro al metroquadro, la proprietà più cara del mondo!) lo fa per immagine e status, non certo per andarci a vivere e chiudersi dentro come in una fortezza. Risulta poi che più volte – anche durante questi mesi di Covid – la Soprintendenza abbia dovuto attenzionare la struttura per lo stato di conservazione delle opere antiche che, oltretutto, da un po’ di tempo convivono con discutibili quadri contemporanei. Comprensibile che una situazione di conflittualità familiare non giovi alla perfetta conservazione di un bene complesso come questo. Insomma, dov’è scritto che i nuovi proprietari saranno peggio degli attuali?

Ecco il Casino dell’Aurora in un disegno dei Seicento del Falda. L’edificio era molto piccolo prima dell’ampliamento di metà Ottocento

Invece dunque di aizzar petizioni, alimentare il facile populismo dell’odio contro i ricchi e far terrorismo culturale al grido di “ci privano di ciò che è nostro”, bisognerebbe incoraggiare l’arrivo di nuovi mecenati da tutto il mondo, accogliere a braccia aperte chi viene a manutenere e rilanciare il nostro patrimonio, sollecitare il Ministero affinché vigili e incentivi ad una idonea apertura al pubblico dei beni. Intanto, ove davvero ci fossero acquirenti come ci auguriamo, appuntamento alle ore 15 del 18 gennaio: l’asta durerà 24 ore, non si potrà offrire meno di 353milioni di euro su un valore di 471, i rilanci saranno di un milione per volta, tutto si svolgerà in digitale e chi farà un’offerta dovrà aver versato a monte il 10% dell’importo per dimostrare la serietà dell’intento. Una volta assegnato, il monumento potrà avere la prelazione dello Stato se quest’ultimo deciderà di offrire tanto quanto l’offerta più alta.

– Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.