Cultura. Ecco perché la collaborazione conviene

Per far fronte agli incredibili cambiamenti avvenuti nel panorama globale, le imprese culturali e creative devono iniziare a collaborare. Guardando al futuro.

© Maria Francesca Melis per Artribune Magazine
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Abbiamo superato la metà di un anno ancora segnato dai postumi della pandemia, con nuove fragilità ma anche inedite consapevolezze. Prima (auspicabilmente) tra queste ultime, la necessaria opportunità di essere collaborativi.
Non so se le imprese culturali e creative si siano mai soffermate a valutare i costi (sommersi o ombra) della competizione e soprattutto a comprenderne le differenze rispetto a essere unici, lavorando sulla distinzione, senza scomodare Pierre Bourdieu. Poiché è solo partendo da qui che possiamo riuscire a cogliere il profilo generativo della collaborazione. Senza aver pretese di individuare un elenco esaustivo, eccoli i vantaggi di un approccio collaborativo: propensione all’innovazione con la circolazione libera delle idee, sviluppo di un capitale sociale e relazionale, superamento della frammentazione / segmentazione / iperspecializzazione, pensiero laterale e corresponsabilità.

ALLEANZE PER FRONTEGGIARE IL CAMBIAMENTO

Che l’impresa o l’istituzione culturale sostanzi questi valori in una specifica cornice giuridica piuttosto che in un’altra non è poi così rilevante. Affidiamoci pure a reti (formali e informali), convenzioni, partenariati (tra privati o anche speciali pubblico-privati ai sensi del novellato codice degli appalti). Chiamiamoli accordi, alleanze, protocolli di intesa, patti di prossimità o di mutuo appoggio.

“La collaborazione ha varie forme: dalla co-programmazione alla condivisione alla co-progettazione”.

Con nomi che in fondo richiamano tempi lontani, il Medio Evo quasi, quando nascevano le prime banche con finalità di solidarietà per garantire, anche a chi non era patrimonializzato, merito creditizio, e si affacciavano sulla scena economica le compagnie, le consorterie e le società i cui soci articolavano con criteri discrezionali e patti parasociali la divisione di utile e perdita, la scelta dei collaboratori e le decisioni negoziali. Modelli di governance capaci di rispondere alle esigenze di un contesto mutevole e in continua evoluzione, in grado finanche di anticiparne i bisogni.

© Maria Francesca Melis per Artribune Magazine
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L’IMPORTANZA DELLA CO-PROGETTAZIONE

Sarà oggi fondamentale avere consapevolezza di cosa gli strumenti collaborativi non sono (o non dovrebbero essere): vie d’uscita (dell’ultima ora), percorsi riduzionistici, scelte border line per aggirare vincoli normativi o procedurali.
La collaborazione ha varie forme: dalla co-programmazione alla condivisione alla co-progettazione. Quest’ultima, in particolare, ci sembra attrattiva e sfidante: perché dove c’è un progetto, c’è una visione.

‒ Irene Sanesi

Versione aggiornata dell’articolo pubblicato su Artribune Magazine #61

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Irene Sanesi
Dottore commercialista e revisore legale. Socio fondatore e partner di BBS-pro Ballerini Sanesi professionisti associati e di BBS-Lombard con sedi a Prato e Milano. Opera in particolare nell’ambito dell’economia gestione e fiscalità del Terzo Settore con particolare riferimento alla cultura, settore nel quale pubblica e svolge attività di consulenza, apprendimento organizzativo e formazione per soggetti privati e pubblici. È esperta di fundraising per la cultura per cui cura campagne di raccolta fondi, occupandosi di formazione mentoring e consulenza per imprese culturali e creative ed in particolare per i musei. Fra le sue pubblicazioni: L’economia del museo (Egea, 2002), Creatività cultura creazione di valore. Incanto economy (Franco Angeli, 2011), Il valore del museo (Franco Angeli, 2014), “Il problema delle risorse: incentivi fiscali e fundraising” in Il pubblico ha sempre ragione? Presente e futuro delle politiche culturali (a cura di Filippo Cavazzoni, IBL, ottobre 2018), Buona ventura. Lezioni italiane di storia economica per imprenditori del futuro (Il Mulino, 2018). Su Artribune Magazine è presente la sua rubrica “Gestionalia”. Scrive per Il Giornale delle fondazioni e Arteconomy. Per il CNDCEC (Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) è componente del Gruppo di lavoro Economia e Cultura. Dal 2011 al 2018 ha presieduto per l’UNGDCEC (Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) la commissione Economia della Cultura. Presidente dell’Opera di Santa Croce di Firenze. Presidente della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana (il soggetto gestore del Centro per l'arte contemporanea L. Pecci Prato). Dal 2008 al 2016 è stata vice-presidente della Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica F. Datini. Tesoriere economo dell’Accademia delle Arti del Disegno. Economo della Diocesi di Prato. Membro del GAV (Gruppo Auto Valutazione) Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Economia.