Le sculture di Erwin Wurm in Via Veneto a Roma: come non si fa arte pubblica

L’iniziativa si intitola “Via Veneto Contemporanea”, ma collocare delle sculture sui marciapiedi di una strada in mezzo ad aiuole e motorini parcheggiati non ha nulla di contemporaneo e ha molto di vecchio e sbagliato

Le sculture di Erwin Wurm in Via Veneto a Roma
Le sculture di Erwin Wurm in Via Veneto a Roma

Con questa iniziativa”, strillano dai profili social del Comune in spregio del ridicolo, “Via Veneto torna protagonista della scena culturale romana”. L’ennesimo rilancio della sempre più dimessa arteria passa per l’arte contemporanea. Certo, c’è di mezzo un grande artista come Erwin Wurm, ma il suo impiego risulta profondamente superficiale.

LA MOSTRA DI ERWIN WURM IN VIA VENETO A ROMA

Lungo Via Veneto è stata allestita una mostra all’aperto di Erwin Wurm, importante maestro austriaco, collocando una grande installazione (la famosa Casa Grassa del 2003) all’inizio della via, presso le Mura Aureliane, e poi una serie di sculture tra aiuole lungo la parte alta, un tempo elegante, della strada. Non è molto chiaro il motivo per il quale sia stato scelto Wurm, quale ragionamento culturale ci sia dietro all’operazione, se sia stata una richiesta dell’associazione dei commercianti o albergatori, una iniziativa dell’amministrazione comunale, della società Zètema o magari di qualche galleria privata. La Galleria Mucciaccia, che sembrava coinvolta e appare tra i ringraziamenti, ci segnala di aver “solo dato una mano” ma di non essere coinvolta, nonostante una “sponsorizzazione” della stessa galleria alla mostra per circa 3mila euro è stata pubblicata e poi cancellata dal sito di Zètema.

ERWIN WURM A ROMA: COME NON SI FA L’ARTE PUBBLICA

Al di là dell’iniziativa che appare decisamente campata in aria (c’è un programma di mostre d’arte pubblica in Via Veneto? O davvero è una operazione spot?), restano le opere per la strada e sono significative perché, dopo 5 anni e mezzo di calvario, rappresentano il commiato culturale dell’amministrazione di Virginia Raggi alla città. Un saluto in coerenza con il resto del mandato: superficiale e sciatto. Non perché siano sciatti Erwin Wurm o le sue opere, ma perché la manifestazione ci racconta esattamente come non si fa arte pubblica in uno spazio urbano di grande rilievo e denso di significati. Ovvero prendere delle opere pensate altrove, per altri luoghi, in altri momenti storici e deportarle in uno spazio pubblico (peraltro molto connotato come quello di Via Veneto) senza un ragionamento, se non quello di abbellire e decorare. L’arte adoperata come soprammobile. Abbiamo criticato tante amministrazioni comunali nell’esercizio delle loro scelte sull’arte pubblica e Roma non è esente anche se questa volta, bisogna ammetterlo, almeno il nome dell’artista è di buon livello. Ma se hai un artista di buon livello e vuoi portarlo a lavorare su Roma, perché non lo fai venire in residenza e gli fai produrre le opere sul posto? Perché non gli commissioni un progetto invece di portare lavori vecchi progettati per altri contesti? Perché non investi quel che c’è da investire magari facendo sì che le opere realizzate per Roma poi restino nelle collezioni della città? Perché non coinvolgi con workshop e incontri i cittadini, le scuole, le associazioni, i bambini, i commercianti in modo che sentano davvero loro quelle installazioni? Questa è l’arte pubblica e questo la differenzia da una squallida mostra all’aperto.

VIA VENETO E L’INEVITABILE RETORICA SULLA DOLCE VITA

Un approccio insomma infantile che rappresenta perfettamente una stagione politica capitolina, quella del pressapochismo, del piccolo cabotaggio e della banalità, che ci auguriamo possa terminare per sempre. I commenti sul profilo Facebook del Comune, per quel che possono valere, dimostrano come vengono percepite dai cittadini queste operazioni un tanto al chilo calate goffamente dall’alto. Ah, a proposito di banalità, l’inaugurazione della mostra (curata dalla art advisor Catherine Loewe e approvata dalla Sovrintendenza Capitolina) è stata preceduta da un programma di proiezioni ad hoc alla vicina Casa del Cinema con l’obbiettivo di ripercorrere, dice il Comunicato Stampa, il mito della Dolce Vita. Immancabile la presentazione del film di Federico Fellini da parte di Sandra Milo…

– Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.