L’Agenda 2030 e il punteruolo rosso

Come si possono raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile se si deve fare i conti con il profitto? Ne parla il filosofo Marco Senaldi, richiamando alla mente l’immagine del famigerato punteruolo rosso.

Villa Due Palme, Capri. Photo Marco Senaldi
Villa Due Palme, Capri. Photo Marco Senaldi

A Capri vige l’usanza secondo la quale i numeri civici, in ossequio alla tradizione locale, sono in ceramica. I più appassionati se li fanno dipingere a mano, spesso col ritratto della propria dimora e a volte, semplicemente passeggiando, capita di imbattersi in piccoli gioielli. Indimenticabile una piastrella dipinta che raffigura la bianca facciata di una villa “delle due palme”, sormontata appunto dalle famose palme d’ordinanza che, fino a qualche anno fa, facevano bella mostra di sé. Un brutto giorno, però, sull’isola è sbarcato il Punteruolo rosso, il micidiale parassita che porta alla morte molte specie di palme, tra cui quelle della villa – la quale si è trovata così defraudata proprio degli alberi da cui prendeva nome, e ha reso tristemente obsoleto il bel dipinto su ceramica.
I più maliziosi, calcolando il numero non indifferente di palme sull’isola e il costo elevato di abbattimento delle piante defunte, hanno anche ipotizzato che il Punteruolo, a Capri, qualcuno ce l’abbia appositamente portato per fare un (non poi tanto) piccolo business; ma, se anche fosse arrivato fin lì per caso, resta il fatto che la presenza in Europa di un parassita originario della Melanesia non è dovuta ad altro che a una rete di scambi commerciali alla cui base c’è, in ogni caso, un puro e semplice obiettivo: fare profitto.

L’AGENDA 2030 PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Idee simili non possono non venire alla mente osservando la famosa Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, che prefigge a tutti gli Stati del mondo la bellezza di 17 obiettivi da raggiungere entro dieci anni. In una infosfera inquinata da proclami di ogni genere, questi obiettivi sono un esempio di chiarezza, sintesi ed efficacia, a cui sarebbe difficile negare il consenso. Infatti, di ogni problema si indica la soluzione: si va dallo “sradicare la povertà in tutte le sue forme” al “porre fine alla fame”, alla garanzia di produzione e consumo “responsabili”. Distinti per colore e con una grafica intuitiva, i 17 “goals” sono talmente ben riusciti da esser diventati anche un gioco da tavolo – forse in alternativa all’ormai “politicamente scorretto” Monopoli.

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU prefigge a tutti gli Stati del mondo la bellezza di 17 obiettivi da raggiungere entro dieci anni”.

Eppure, è la loro stessa trasparenza che sembra occultare qualcosa. Se ci si pensa un attimo, infatti, l’Agenda dice quali sono i problemi globali e cosa fare per sradicarli, ma omette prudentemente di precisare da dove sono nati. E non occorre essere economisti per capire che, come nel caso del subdolo Punteruolo rosso, alla loro origine non c’è certo il caso, ma una “casella non inclusa” nel gioco – che è esattamente l’obiettivo Zero, il più importante, cioè il Profitto. La “strepitosa assenza” del goal decisivo tradisce la natura ideologica dell’Agenda, il suo carattere di supplemento immaginario. Al punto tale che verrebbe quasi da suggerire un Goal 1bis da anteporre alla lista, e che la annienterebbe del tutto: “Eliminare per sempre la retorica ideologica in tutte le sue forme e ovunque nel mondo”.

Marco Senaldi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #57

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Marco Senaldi
Marco Senaldi, PhD, filosofo, curatore e teorico d’arte contemporanea, ha insegnato estetica e arte contemporanea in varie istituzioni accademiche tra cui Università di Milano Bicocca, IULM di Milano e Accademia di Brera. Ha curato mostre internazionali fra cui "Critical Quest" (1993), "Cover Theory" (2003), "Il marmo e la celluloide" (2006), "Fuori Fuoco – visioni video" (2012). Ha pubblicato numerosi saggi mettendo a confronto filosofia, cinema e arte, tra cui "Enjoy! Il godimento estetico" (2003, 2006 II ed.), "Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea" (2008), "Arte e Televisione. Da Andy Warhol a Grande Fratello" (2009), "Definitively Unfinished. Filosofia dell’arte contemporanea" (2012), "Obversione. Media e disidentità" (2014) e recentemente "Duchamp.La scienza dell’arte" (2019). È autore televisivo di programmi culturali per Canale 5, Italia Uno e RAI Tre e sta realizzando il programma a puntate "Genio & Sregolatezza su arte e storia in Italia" per RAI Storia; suoi articoli sono apparsi su il manifesto, Corriere della Sera, D-donna – la Repubblica, Interni, Alfabeta2 ; collabora dagli Anni Novanta con Flash Art; firma la rubrica “In fondo in fondo” su Artribune.