Elezioni presidenziali americane e cultura. Le posizioni dei candidati

A poche ore dalla tornata elettorale che decreterà il nuovo presidente degli Stati Uniti, facciamo il punto sulle posizioni di Donald J. Trump, Joe Biden, Mike Pence e Kamala Harris in fatto di sostegno alla cultura.

Non sarà la cultura a decidere le elezioni americane, questo è sicuro. Quasi mai le questioni culturali spostano significativamente l’ago della bilancia in politica, tanto meno in una competizione così accesa e in cui è in gioco l’identità stessa del Paese più potente del mondo. E tuttavia ci sono oltre cinque milioni di persone negli Stati Uniti impiegate nel settore culturale (dati 2019 del National Endowment for the Arts) e questa pandemia sta mettendo a rischio la stessa sopravvivenza dell’intero comparto. Quest’anno, gli artisti voteranno anche con la pancia, valutando quale tra i candidati sia più propenso a sostenere il settore culturale con aiuti sostanziali. Inoltre, in una sfida elettorale in cui l’America sembra chiamata a decidere che tipo di società voglia essere in futuro, l’atteggiamento dei diversi candidati nei confronti della cultura può aiutare a farsi un’idea di che Paese abbiano in mente e a cosa attribuiscono valore.
Per questo abbiamo ricostruito una breve storia delle posizioni prese su questi temi dalle due coppie di candidati, il presidente in carica Donald J. Trump e il suo vice Mike Pence, in corsa per il partito repubblicano e, dal lato democratico, Joe Biden, già vice presidente nell’amministrazione Obama, e la sua prescelta come vice, il senatore della California, Kamala Harris.

Maurita Cardone

1. DONALD J. TRUMP

Donald J. Trump, 2017. Photo Michael Vadon

Il presidente non si è mai distinto, né da privato cittadino e imprenditore, né da capo del Governo, per una particolare sensibilità alla cultura. In un editoriale sul New York Times del giugno 2018, lo scrittore Dave Eggers la metteva così: “Questa Casa Bianca ha ospitato […] la prima presidenza nella storia americana quasi del tutto a secco di cultura”. La proposta di budget 2021, presentata lo scorso febbraio dall’Amministrazione, per il quarto anno consecutivo conteneva massicci tagli alle principali agenzie federali che sostengono il settore culturale, tra cui il National Endowment for the Arts e l’Institute of Museum and Library Services. Enti che Trump, nel corso del suo mandato, ha più volte detto di voler eliminare, dopo essersi brevemente intrattenuto con l’idea di nominare Sylvester Stallone alla presidenza del NEA. L’attore aveva declinato l’offerta. Va detto che tutti i precedenti tentativi di tagliare le agenzie culturali sono stati poi bloccati dal Congresso che ha invece, ogni anno, non solo continuato a finanziarle ma ne ha aumentato i budget. Quest’anno il bilancio non è ancora stato approvato e, tra Coronavirus ed elezioni, è probabile che resti bloccato ancora per un po’ e intanto resta da stabilire quanti e quali aiuti il Governo darà ai settori culturali nel tanto atteso nuovo pacchetto di stimoli economici contro una crisi che ha colpito il settore delle arti in modo particolare. È già passata dal 2018, invece, una riforma fiscale che elimina una forma di detrazione delle spese sostenute dai lavoratori in relazione allo svolgimento della propria professione di cui beneficiavano molti artisti, risultando in un generale aumento delle imposte per questa categoria.

2. JOE BIDEN

Joe Biden, 2019. Photo Gage Skidmore

Nel suo quasi mezzo secolo di carriera politica, Biden ha visto passare un’enorme quantità di leggi, riforme e provvedimenti. Tra questi, anche tante leggi sulla cultura e l’educazione su cui Biden si è sempre schierato per mantenere o rafforzare il supporto pubblico, in opposizione a una visione repubblicana (e trumpiana) per cui deve essere il mercato a decidere.  Negli anni, i ripetuti tentativi da parte repubblicana di tagliare o eliminare del tutto i finanziamenti pubblici al National Endowment for the Arts sono stati sempre bloccati dai democratici e Biden è stato tra i più costanti oppositori di queste proposte. Nel 1997 votò anche contro l’ipotesi di privatizzazione dell’agenzia. Più di recente, Biden è stato uno dei promotori della creazione a Washington del National Museum of African American History and Culture. Biden è anche tra i sostenitori di un piano per creare e finanziare un museo nazionale dedicato alla storia della comunità latina in America. La proposta di legge, già approvata dalla Camera a maggioranza democratica, è in attesa di essere votata al Senato a maggioranza repubblicana. Nel tentativo di conquistare il voto ispanico, secondo i sondaggi più spostato verso Trump, Biden ha detto che, se sarà eletto, si impegnerà per far approvare la creazione di un museo che nelle intenzioni nascerebbe per riconoscere il contributo della comunità latina alla storia americana. Sulla cultura, infine, Biden brilla di luce riflessa, essendo stato il vice di Obama che si è distinto come uno dei presidenti più attenti alla cultura e soprattutto a una cultura contemporanea, giovane, multietnica.

3. MIKE PENCE

Mike Pence, 2019. Photo Gage Skidmore

È raro che il nome di Pence appaia al fianco delle parole arte e cultura. Il vice presidente non si è distinto per particolari iniziative né in favore né contro la cultura. L’episodio più degno di nota degli scorsi quattro anni che lo ha visto protagonista nelle pagine culturali, fu quando, a pochi giorni dalla vittoria del 2016, andò a vedere il popolare musical di Broadway, Hamilton e, alla fine dello spettacolo, uno degli attori, parlando a nome di un cast fortemente multietnico, gli si rivolse personalmente augurandosi che lo spettacolo fosse stato d’ispirazione a “sostenere i nostri valori americani e a lavorare in nome di tutti noi”. Trump si affrettò a pretendere, via Twitter, che il cast si scusasse con il neo eletto presidente. Non ottenne soddisfazione. Da allora l’unico riavvicinamento tra Pence e la cultura è stato quando, nel corso del dibattito con la candidata Kamala Harris, una mosca si è posata sulla sua testa canuta ispirando nei giorni a seguire una valanga di interpretazioni creative, dai fantasiosi meme ai costumi di Halloween.

4. KAMALA HARRIS

Kamala Harris, 2019. Photo Gage Skidmore

Prima di essere eletta come senatore per la California, Kamala Harris ricopriva il ruolo di district attorney (più o meno il nostro procuratore generale) e durante il suo mandato era stata promotrice di diverse iniziative culturali a favore delle minoranze e membro del board di alcune importanti istituzioni culturali tra cui il San Francisco Museum of Modern Art, all’interno del quale aveva contribuito alla creazione di un programma didattico in favore di giovani provenienti da comunità svantaggiate. In seguito, come senatore, ha sempre supportato il finanziamento pubblico alle agenzie culturali e, come anche Joe Biden, è a favore della creazione di un museo nazionale della storia dei latinos in America. Di origini jamaicane e indiane, la candidata alla vicepresidenza è la prima donna di colore a competere per questa posizione in uno dei partiti maggioritari e ha sempre dimostrato una sensibilità particolare per la cultura delle minoranze e il contributo dei diversi gruppi etnici alla storia del Paese.

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Maurita Cardone
Giornalista freelance, abruzzese di nascita e di carattere, eterna esploratrice, scrivo per passione e compulsione da quando ho memoria di me. Ho lavorato per Il Tempo, Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia, QualEnergia, L'Indro. Dal 2011 New York è il posto che chiamo casa e che nutre senza sosta la mia curiosità. Qui per quattro anni ho codiretto il giornale italiano La Voce di New York e mi sono appassionata del carosello di storie che fanno la ricchezza di questa città.