Gli effetti del Covid-19 sulla cultura: i dati del Piemonte rivelano perdite per 20milioni di euro

L’Osservatorio Culturale del Piemonte elabora un sistema di monitoraggio accurato sui danni economici causati dalla pandemia a musei, cinema e spettacolo

Museo Egizio di Torino, ph. Tim Adams - fonte Wikipedia
Museo Egizio di Torino, ph. Tim Adams - fonte Wikipedia

Il caso italiano più longevo di osservatorio in ambito culturale si trova in Piemonte. Stiamo parlando dell’Osservatorio Culturale del Piemonte (OCP), che dal 1998 – grazie a un protocollo d’intesa che vede la partecipazione di Fondazione Fitzcarraldo, Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione CRT, Compagnia di San Paolo, AGIS Piemonte e Valle d’Aosta, IRES Piemonte, Camera di Commercio di Torino – opera per restituire un quadro sistematico e aggiornato delle principali variabili del settore culturale regionale che, come il resto d’Italia, sta subendo ingenti danni economici da questa pandemia. È di questi giorni l’annuncio dei risultati delle prime due fasi di monitoraggio OCP, che ha visto la partecipazione alla seconda, appena terminata, di poco meno di 600 organizzazioni, istituzioni e operatori culturali piemontesi.

L’IMPATTO DEL CORONAVIRUS SULLA CULTURA IN PIEMONTE. I NUMERI

Dalle risposte degli operatori culturali piemontesi ai questionari è emerso che, nel periodo compreso tra il 24 febbraio  e il  3 aprile, le perdite finanziarie ammonterebbero a circa 20 milioni di euro in tutto il Piemonte, di cui 14 milioni di euro solo a Torino, per quanto riguarda gli incassi totali mancanti, incassi da biglietteria, caffetteria/bar, affitto a terzi degli  spazi, realizzazione di eventi extra, contratti di fornitura che soggetti  terzi hanno  interrotto  per  la prestazione di servizi. Se si considerano esclusivamente gli ambiti dei musei, cinema e spettacolo – su cui l’Osservatorio ha realizzato un’analisi dei dati più puntuale –, le perdite nette registrate dal 2 marzo al 3 aprile ammonterebbero, invece, almeno a 16 milioni di euro, di cui circa 6 milioni riferibili ai musei, 4,8 milioni al cinema e 5,2 milioni allo spettacolo. “Sono stime di perdite nette, incassi mancati e soldi che vengono meno al sistema culturale”, spiega Luca Dal Pozzolo, Direttore OCP nel suo commento ai dati. “Per fare un’analogia con un terremoto, un conto è censire gli edifici crollati e un conto valutare i danni. In questo momento stiamo rilevando i crolli, i soldi mancanti all’intero sistema, più in là ci impegneremo in una visione complessiva sugli impatti economici”. Tutto questo a fronte di 7 mila spettacoli ed eventi annullati e più di 600mila ingressi mancanti ai musei: le attività previste per questo periodo sono state infatti per il 68% rinviate a data da destinarsi, per il 22% annullate definitivamente, per il 10% rimandate e già in corso di programmazione.

L’IMPATTO DEL CORONAVIRUS SULLA CULTURA IN PIEMONTE. COME USCIRE DALLA CRISI?

Dall’indagine emerge, poi, che soltanto il 33% dei soggetti rispondenti al monitoraggio ha avuto accesso agli ammortizzatori sociali e alle misure di sostegno al  reddito  previste dal Decreto Cura Italia, ovvero Bonus 600e Cassa Integrazione,  e sono  circa 2000 i  lavoratori “invisibili”  che  non hanno  avuto  accesso agli  aiuti. A partire dai dati economici raccolti, l’Osservatorio ha infine costruito ulteriori stime complessive, arrivando  a prospettare  per  il primo semestre  del 2020 – da  gennaio  a giugno – entrate mancanti per i settori dello spettacolo dal vivo, cinema e musei tra i 45 e i 47 milioni di euro in tutta la regione: solo a Torino si registrerebbero perdite di circa 29-30 milioni di euro (19 milioni di euro per i musei, 14 per il cinema e 14 per lo spettacolo dal vivo). “Se c’è una cosa che dobbiamo fare in questa fase è guardare il momento dritto negli occhi anche se è spiacevole e preoccupante, perché è certo che per uscirne bisognerà costruire delle strategie che dovranno fare i conti in maniera molto precisa con ciò che sta succedendo”, conclude Dal Pozzolo. “In questo senso poter lavorare da subito su degli ordini di grandezza anche se non troppo raffinati ci sembra un vantaggio e un rischio da correre che potremmo in seguito provare ad abbassare con stime sempre più perfezionate“.

– Claudia Giraud

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).