Terzo appuntamento con il FORUM aperto di dibattito organizzato da CoopCulture e Artribune. Stavolta a interrogarsi sulle strategie per salvare e rilanciare l’industria culturale dopo il COVID-19 è Antonio Scuderi, fondatore e CEO di Capitale Cultura Group, analizzando le proposte dell’associazione Cultura Italiae.

Una “task force” che riunisce professionisti ed esperti del settore. Un piano d’azione strutturato per grandi priorità e organizzato in quattro campi d’azione, giudicati cruciali per la salvezza dell’industria culturale e creativa del nostro Paese. Un comparto oggi travolto dalla crisi del COVID-19, ma da rilanciare con scelte più che mai coraggiose e inedite, una volta che l’emergenza sarà alle spalle. Li ha messi in campo Cultura Italiae, associazione nata “dal basso” e attraverso la cooptazione digitale di personalità che, a vario titolo e per la loro storia professionale, rappresentano l’eccellenza italiana in diversi campi, dalle arti allo sport, dalla comunicazione alla moda e design, dall’enogastronomia alla ricerca. Una realtà estremamente dinamica e trasversale, che raccoglie migliaia di aderenti e si articola in vari tavoli di lavoro, oggi coordinati all’interno del programma Resilientia Italiae, nato come risposta alla pandemia.
Il decalogo di proposte di Cultura Italiae, si spiega in un documento che verrà presto presentato al Governo, ha l’obiettivo di porre il settore culturale e creativo al centro delle priorità di rilancio del Paese dopo la crisi, fornendo alla politica “una cassetta degli attrezzi operativa, che nasce in seno al mondo della cultura e mettendo a disposizione le migliori competenze professionali”.

SOLUZIONI PER IL MEDIO-LUNGO PERIODO

Il primo capitolo del decalogo è dedicato alla strategia di medio-lungo periodo.
La situazione di crisi e lockdown, che azzera per mesi i ricavi di gran parte del comparto (es. mostre e musei, spettacolo dal vivo, festival, librerie, sale e produzioni cinematografiche) e colpisce direttamente le filiere di prodotti e servizi collegati richiede un Piano Strategico della Cultura, che veda lavorare in sinergia, in maniera concreta e operativa, non solo il MiBACT, ma anche il MIUR, il MISE, il MEF, il MAE, il MIS, per varare misure immediate che mettano in sicurezza e sostengano il settore nei prossimi mesi, limitando al minimo il fallimento degli operatori. E per mettere in atto provvedimenti di medio-lungo periodo, per accelerare il potenziale di un comparto che può rappresentare il vantaggio competitivo del Paese nel mondo”.
Proprio per definire i confini del comparto culturale e creativo e mettere in rete gli operatori, Cultura Italiae propone la creazione di un Atlante dinamico delle Industrie e Risorse Culturali e Creative Italiane. Un database delle imprese e dei patrimoni materiali e immateriali, “che diventi la base per la programmazione e i nuovi sistemi di governance culturale”.

LA BANCA ITALIANA DELLA CREATIVITÀ E UN FONDO PER LA CULTURA

Ma dato che non esiste mercato senza credito e finanza, Cultura Italiae rilancia come urgente il proprio progetto di bandiera: la Banca Italiana della Creatività, alla quale affiancare (come proposto da Pierluigi Battista sulle pagine del Corriere della Sera) un Fondo d’Investimento Strategico per la Cultura. Due piattaforme che dovrebbero coinvolgere le principali banche statali (Medio Credito Centrale, Istituto per il Credito Sportivo, Cassa Depositi e Prestiti), assieme a Invitalia, ai maggior fondi pubblici d’investimento e alle fondazioni di origine bancaria, attirando anche capitali privati, per garantire al settore le risorse e competenze finanziarie necessarie per crescere sui mercati globali.
Come misura immediata, si propone pure l’estensione del fondo di garanzia di Medio Credito Centrale e del credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo a tutte le imprese culturali e creative.
Piuttosto radicali le proposte di Cultura Italiae sul fronte della semplificazione normativa, laddove si mira alla “sperimentazione di Distretti Culturali a Burocrazia Zero, per integrare e coordinare su base territoriale l’offerta culturale e le strategie di promozione, creare reti coerenti, aumentare le economie di scala attraverso le sinergie, limitare gli sprechi di denaro pubblico, sperimentare nuove modalità di partnership tra pubblico e privato, basate sul progetto e non sulla procedura”. E ancora: “Solo attraverso una semplificazione radicale delle procedure d’affidamento sotto soglia, delle partnership e dei bandi di finanziamento, un nuovo mix tra modelli di gestione d’impresa e di sviluppo istituzionale, si favorirà una moltiplicazione e accelerazione di progettualità, oggi più che mai vitale, liberando il potenziale delle Imprese Culturali e Creative”.

DEFISCALIZZAZIONE E LAVORO

L’ultimo capitolo del documento riguarda il supporto al mercato e mette al centro le proposte di un Piano Nazionale per il sostegno alla Lettura e al Consumo Culturale e una politica spinta di defiscalizzazione degli investimenti in cultura, dalle grandi sponsorizzazioni al mecenatismo, dall’acquisto di libri, biglietti e abbonamenti all’investimento di rischio in aziende del settore. Per tutte queste attività, la quota di detrazione fiscale proposta è il 90%. “Siamo convinti” ‒ spiegano i promotori ‒ “che il minor gettito fiscale indiretto sarà compensato ampiamente da una maggiore fiscalità diretta derivante dall’aumento di PIL generato dagli impatti espansivi sul mercato, inclusi la maggiore attrazione degli investimenti esteri, l’aumento dell’indotto, la nuova occupazione”.
Il documento accende anche un faro sul lavoro, con la richiesta di “estendere a tutti i lavoratori del settore, anche e soprattutto a precari, sommersi, artisti e curatori le garanzie reddituali previste dal Decreto Cura Italia. In tempi rapidi, inoltre, dovrà essere avviato un tavolo interministeriale per garantire a tutti i professionisti del comparto equi compensi e tutele”.
Da segnalare anche un progetto speciale di cui Cultura Italiae si fa promotore per il 2022: “La selezione di una Capitale Italiana della Cultura per ognuna delle 20 regioni e una dotazione di almeno 2,5 milioni per ogni città, prima leva pubblica per finanziare progetti culturali e di marketing territoriale, rigenerare spazi pubblici, sostenere artisti e creativi, attrarre investitori privati e partner internazionali”.
Il progetto delle 20 Capitali Italiane della Cultura” ‒ conclude il documento ‒ “unendo le campagne di marketing territoriale in una strategia di posizionamento unica e coordinata potrà contribuire in maniera decisiva al rilancio e riposizionamento del Brand Italia, a livello globale, portando risorse su nuovi territori, valorizzando con una nuova narrazione e fornendo ulteriori stimoli per lo sviluppo dell’economia turistica”.

Antonio Scuderi

www.capitalecultura.com

LE PUNTATE PRECEDENTI

La Cultura nel Dopoepidemia #1
La Cultura nel Dopoepidemia #2

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