Emergenza Coronavirus: sperimentazioni di sopravvivenza dei musei. L’opinione di Sergio Risaliti

Siamo la nazione del Museo diffuso. Come sfuggire dunque ai traumi della chiusura nazionale di tutti i musei? “Siamo entrati in una nuova era. In realtà c’eravamo dentro già da tempo. Non ne volevamo però prendere atto”: ecco l’opinione di Sergio Risaliti direttore Museo Novecento di Firenze.

Sergio Risaliti
Sergio Risaliti

Quanto sta accadendo era inimmaginabile. Senza farsi prendere dal panico la situazione è a dir poco drammatica. Prima di tutto dal punto di vista sanitario. Il numero dei morti che cresce di giorno in giorno, le strutture ospedaliere sottoposte a dura prova.  I contagi crescono esponenzialmente ben oltre le zone rosse. Restrizioni e divieti vengono giustamente presi senza mezze misure e senza esitazioni. Comportamenti, relazioni, abitudini, stili di vita sono messi alla prova… Interi distretti e settori economici sono già entrati in difficoltà, intere filiere di produzione e di consumo sono state messe in ginocchio nel giro di ore, neppure di giorni. Si parla di tempesta perfetta, di cigno nero; sono immagini sbiadite di fronte a quello che sta affrontando l’intero pianeta. Guardiamo al nostro ambito. Da ieri i musei resteranno chiusi in tutto il paese per almeno quattro settimane.

LA QUARANTENA DEI MUSEI

Un tempo lunghissimo, un’estensione pazzesca. Significa decine di migliaia di istituzioni museali e para-museali messe in quarantena in contemporanea e dovunque. Personale, funzionari e responsabili di ogni ordine e grado messo sotto pressione, in una situazione inimmaginabile, mai sperimentata. Dobbiamo immaginare cosa è accaduto su tutto il territorio, la complessità del problema da gestire fin da subito e praticamente senza preavviso. Pensiamo ai numeri, alla geografia. Siamo la nazione del museo diffuso. Un corpo unico, intero, pulsante di decine, centinaia, migliaia di singole unità che strutturano la rete senza la quale il corpo muore, l’identità vien meno. Per le prossime quattro settimane, la rete capillare di un sistema integrato di conservazione e valorizzazione è messa in stand-by. Con conseguenze che ancora non possiamo e sappiamo immaginare. Comprendiamo finalmente che distinguere livello economico, sociale, psicologico non ha senso. L’abbiamo ascoltato tante volte: i musei nel nostro paese sono qualcosa di profondamente connesso con la vita della nazione, con i territori, le comunità e i singoli cittadini, con le famiglie. Adesso in questa emergenza ne siamo ancor più consapevoli. LA chiusura si è fatta necessaria. Non c’è dubbio. Assieme a tante altre chiusure e restrizioni. Chiese, teatri, cinema, stadi, e poi locali di divertimento e svago, e tanto altro ancora.

STRATEGIE PER NON CHIUDERE

Ma i musei non possono chiudere, devono restare funzionanti con altre modalità, devono continuare da oggi e per tutto il tempo a concentrarsi sulla loro funzione educatrice, di sensibilizzazione, come motori di conoscenza e esperienza creativa. Diventa centrale in questo momento la mediazione culturale. Svolta a distanza, in remoto, con ogni strumento e occasione funzionale alla condivisione e partecipazione di tutti Ogni qualsivoglia azione di coinvolgimento del pubblico a distanza è possibile e necessaria. Siamo entrati in una nuova era. In realtà c’eravamo dentro già da tempo. Non ne volevamo però prendere atto. La doppia vita dei musei e dei luoghi d’arte, quella ‘reale’ e quella virtuale’ era tra noi, era già in funzione. I soliti puristi nostrani ritenevano una degradazione l’esperienza di un’opera in remoto. La visita virtuale un’offesa al comune senso del pudore accademico. Ora ne dobbiamo riconoscere l’importanza. La necessità. E dovremo tutti reinventarci funzioni, strumenti, modalità, tipologie di programmi ed esperienze. Il messaggio rivolto dal Ministro Franceschini alle tv pubbliche e private di mettere al primo posto la programmazione culturale per entrare con opere d’arte, letterarie, teatrali, musicali nelle case degli italiani e nel mondo ha una straordinaria importanza. E’ un appello che non potrà esaurirsi in questa fase emergenziale.

L’APPELLO DEL MINISTRO FRANCESCHINI

Stiamo rivendendo e rinegoziando i nostri valori, ma ancor più decisamente le pratiche, i modelli, le tipologie del fare e distribuire cultura, del condividere e scambiare conoscenze ed esperienze. Stiamo progettando l’immediato futuro. Il Ministro Dario Franceschini ha chiesto a tutti gli operatori di attivarsi sui social e i siti. Fa bene.  Ha individuato il problema nell’urgenza, la potenzialità, il futuro. Da subito può accendersi, nel buio di questa notte, una rete gigantesca di esperienze artistiche, di visioni e letture, di interpretazioni e narrazioni, una massa gigantesca e fittissima di contributi culturali, di forme innovative di mediazione culturale. Mai come in questi giorni sapremo quanto e come l’opera è aperta. La risposta sarà la coda lunga delle mediazione culturale, per citare un grande libro di Chris Anderson. La mediazione culturale sostenuta e trattata come asse portante di ogni museo, grande o piccolo che sia. Mediazione quale strumento necessario e indispensabile al futuro della conservazione e della valorizzazione; sempre più partecipata e diffusa, vissuta a distanza, interconnessa e rizomatica, digitale e mediale. In questa stagione del museo chiuso, anche le gerarchie vanno in crisi. Saranno da rinegoziare assieme ai valori e alle funzioni. Il futuro è già qui. Abbiamo avuto bisogno di un trauma gigantesco per capirlo. Abbiamo poche ore per gestire le urgenze, per impostare il cambiamento.

Sergio Risaliti

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