Coronavirus: misure e tutele per i lavoratori culturali

Nel verificarsi di una situazione che nessuno aveva mai vissuto, con l’Italia diventata un’unica zona rossa, i lavoratori sono messi a dura prova. Con loro i relativi diritti, che assomigliano a un corpo già sofferente in precedenza. Le perdite sono enormi. I luoghi di lavoro sono costretti a ridurre gli orari di apertura e in alcuni casi, soprattutto per le piccole realtà, si prospetta la chiusura definitiva. Ma di quali tutele dispongono i professionisti cui viene imposto di lavorare meno o mettersi in ferie? Ci sono misure che riguardino anche i singoli e non solo le imprese? Che cosa si sta facendo per i precari e i meno garantiti?

Fondazione Prada, Milano. Photo Marco Peri
Fondazione Prada, Milano. Photo Marco Peri

Per le guide turistiche il virus è stato l’occasione per rispondere all’ennesimo ricatto. Molte, come spiegano le associazioni AGTA e AGTAR, operano con partita IVA. Le agenzie pretendono ora, con la cancellazione della maggior parte delle prenotazioni, che accettino un compenso più basso: “Vogliono condividere le perdite. Come mai questa commovente condivisione non accade mai anche con gli introiti?”, scrivono. “Questo abbassamento dei compensi, secondo le agenzie, sarà solo ‘fino alla fine dell’emergenza e quindi alla ripresa del mercato’. Ma questa cosa, quelli di noi con più anni di esperienza e lavoro alle spalle, l’hanno già vista (ad esempio nel 2001 dopo gli attentati alle Torri). E stavolta come allora non li rialzeranno i compensi”. Senza contare che “il compenso comprende le ferie, la malattia, la maternità, la pensione e anche, soprattutto, l’assicurazione rischi contro gli eventi catastrofici e le crisi del settore” e “un ricatto così le agenzie non se lo sarebbero potute permettere se il 100% delle guide fosse iscritto a dei sindacati di categoria. Mai come ora dovrebbe essere chiaro perché le associazioni di categoria esistono e servono”. Per questo la presidente Isabella Ruggiero ha chiesto l’intervento del Ministro.
Tutto fermo già da un po’ per gli educatori dei musei civici, che lavorano ovviamente con le scuole, ora chiuse. Dai Musei Civici di Padova, città da subito inserita nella zona rossa, arriva un grido d’allarme: “Una categoria che non è una categoria quella degli educatori museali e per questo non ha modo di far sentire coralmente la propria voce (…) Per noi nessun fatturato e scarsa probabilità di recuperare il lavoro perduto”.

DALL’ARCHEOLOGIA AL TEATRO

Diverso è il caso degli archeologi: dopo aver denunciato nei giorni scorsi la mancanza di indicazioni adeguate (evitare di avvicinarsi a meno di un metro da altre persone è un consiglio impossibile da seguire, spiegavano), molti di loro adesso non hanno nemmeno la possibilità di tornare a casa. Intanto l’Associazione Nazionale Archeologi si è dotata di uno sportello dedicato all’emergenza in atto: “Potete segnalare tutti i disagi legati al momento professionale che state vivendo e proveremo a fornire sostegno come associazione di categoria degli archeologi italiani. Lo sportello cercherà anche di rispondere a domande e richieste di informazioni”. (L’indirizzo da contattare è [email protected]).
Fermi naturalmente anche festival, eventi, sale cinematografiche, teatri e quanto si stava preparando per andare in scena (set, prove, distribuzione di film etc.). Si prevede che i luoghi ad alta frequentazione necessiteranno di un tempo più lungo per tornare alla normalità, con una perdita senza precedenti per tutto il settore. Prima della chiusura decisa fino al 3 aprile i professionisti erano subissati di domande come “Chi deve far rispettare la distanza di sicurezza?” o “Chi decide se lo spettacolo si deve tenere o se si deve annullare?” e “Come si sceglie chi può entrare e chi no?”, e ciononostante la parola “spettacolo” era stata omessa dal decreto legge straordinario del 2 marzo. Anna Bandettini nel suo blog su Repubblica ha scritto: “Credo che anche lo spettatore debba fare la sua parte, per esempio non chiedendo il rimborso sui biglietti, gli abbonamenti già acquistati in prevendita. Per lo spettatore è una perdita di poche lire, per un teatro una compagnia può essere un sostegno importante. Non solo: suggeriva in una intervista l’attrice Laura Marinoni, una volta tornati alla normalità ‒speriamo presto ‒ gli spettatori potrebbero comprare ciascuno un biglietto in più a sostegno proprio del teatro o della compagnia. E perfino i critici fare la loro parte”.

GLI APPELLI

Nel frattempo diversi appelli sono stati pubblicati nella speranza sintetizzata da Massimo Dapporto, Presidente di ApTI ‒ Associazione per il Teatro Italiano, “che l’attuale emergenza costituisca l’occasione per dare finalmente vita a un welfare ordinario a difesa della categoria”. In fondo si tratterebbe di trattare i lavoratori culturali esattamente come la maggior parte degli altri. Dopo la richiesta di un tavolo di lavoro apposito e dello stato di crisi da parte dei maggiori sindacati e associazioni di categoria, l’ANEC, l’associazione degli esercenti (i gestori delle sale), ha lanciato una petizione indirizzata ai Ministri e al Governo con richieste precise per lo spettacolo dal vivo: sospensione versamenti F24, introduzione/estensione della cassa integrazione, sospensione dei versamenti SIAE e dei termini per il versamento dei tributi, accesso al credito facilitato e per i lavoratori l’introduzione di un’indennità. Un altro appello ha fatto riferimento in particolare a prosa, danza, teatro di figura e teatro ragazzi: quello lanciato da Massimo Marino, Andrea Porcheddu e Attilio Scarpellini, che hanno chiesto un rinforzo del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) e un intervento extra-FUS “per non diventare una terra di zombie”. ADL Cobas ha ricordato inoltre l’apporto di tecnici, facchini, responsabili di produzione, agenzie di booking e service, professionisti di cui in genere ci si dimentica e che lavorano spesso con cooperative o in regime di partita IVA.
Una categoria che aspetta risposte anche in termini di salute sul luogo di lavoro è quella dei doppiatori. Come ha spiegato l’attore Massimo Lopez, “il doppiaggio avviene in piccole sale chiuse senza possibilità di essere arieggiate, con rivestimenti in moquette, quindi non granché dal punto di vista igienico. Avviene con un microfono e con tante persone che sono attorno a quel microfono e quindi a stretto contatto tra di loro. Questa cosa ora bisognerebbe cercare di evitarla, cambiando delle regole”. L’Anica (associazione che rappresenta le industrie cinematografiche nel rapporto con la politica), presieduta da Francesco Rutelli, che ha recentemente criticato la non attuazione della Legge Cinema, si è messa a disposizione in queste ore per pensare insieme a delle soluzioni.

LE POSSIBILITÀ

A oggi, chi ha dovuto cessare involontariamente il proprio lavoro o è stato licenziato può verificare se ha i requisiti per ottenere l’assegno NASPI. SIAE ha prolungato la scadenza dei pagamenti dovuti, mentre Soundreef erogherà un anticipo royalty agli autori: a tutti coloro che non hanno superato i 10mila euro di royalty sul 2019 verrà stanziato un anticipo pari al 50% di quanto maturato lo scorso anno. Per gli artisti iscritti al Nuovo Imaie (collecting che intermedia i diritti di attori, doppiatori, cantanti, musicisti, direttori d’orchestra, coristi) che abbiano dovuto cancellare i propri spettacoli è ora previsto un fondo speciale (un importo ancora da stabilire) e un assegno una tantum di 1000 euro. La Fondazione Centri Studi Doc sta pubblicando aggiornamenti utili anche a chi non potrà accedere alla cassa integrazione in deroga. Si può infatti leggere tra le righe della petizione lanciata dalla Fondazione che il lavoro del MiBACT in questi giorni è molto attento al turismo, ma poco al vasto mondo della cultura: “Questa crisi di lavoro ‒ che il D.C.M. del 25.2.2020 sembra voler risolvere con smart working e periodi di ferie ‒ ha fatto emergere la scandalosa totale mancanza di riconoscimento e di rispetto per il lavoro di centinaia di migliaia di professionisti dello spettacolo, con discriminazioni previdenziali e reddituali indegne per una società fondata su una cultura millenaria. I lavoratori dello spettacolo chiedono finalmente uno status giuridico specifico, che preveda in primo luogo il riconoscimento delle tutele previdenziali per scongiurare l’abbandono della professione in caso di malattia o difficoltà di settore”. Per questo la Fondazione ha rivolto al Ministero una serie di richieste formulate pensando anche a chi lavora in realtà molto piccole, prevedendo quindi ad esempio, oltre a quanto già chiesto da Anec, che l’indennità di malattia sia riconosciuta dal primo giorno, e che vi siano ammortizzatori e altre misure per i lavoratori intermittenti.
Nel mondo del cinema si dice sempre che sono i produttori a decidere tutto, ma è stato proprio Giancarlo Leone, presidente dei produttori televisivi, a denunciare i danni per canali e piattaforme e a richiedere la costruzione di un’unità di crisi. Al momento però, a causa del virus, le audizioni sono sospese. C’è da sperare che il tempo libero sia sufficiente per prendere coscienza delle esigenze del comparto, che, come ha sempre riconosciuto il Ministro Franceschini, è di vitale importanza per l’economia del Paese. Intanto la regione Emilia-Romagna è la prima ad annunciare uno stanziamento in tal senso: fino a 6 milioni di euro quale primo acconto dei contributi previsti dalla legge regionale sullo spettacolo.

Chiara Zanini

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Sono un'operatrice culturale, critica cinematografica e autrice freelance. Mi interessano particolarmente le politiche culturali, le politiche migratorie e i diritti umani.