Caos al Mart di Rovereto. Il direttore va via e non viene sostituito. Sgarbi: “ci sono io”

Gianfranco Maraniello termina a maggio il suo mandato. Invece di pubblicare un bando internazionale per trovare un nuovo direttore, il nuovo presidente Sgarbi vuole puntare sulle risorse interne

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

Il Mart di Rovereto, progettato dall’architetto Mario Botta attorno ad una cupola trasparente nel cuore della Valle dell’Adige, è da anni uno dei più autorevoli musei d’arte moderna e contemporanea italiani. Più di qualche volta, nelle nostre classifiche di fine anno, si è aggiudicato il titolo di miglior museo d’Italia nella sua categoria. È inoltre, il Mart, una istituzione con una straordinaria reputazione internazionale. Già, ma ora che succede?

MUSEO SOTTO SCACCO DELLA POLITICA

Negli ultimi anni in Italia lo scenario dei musei, pur sempre fragile e bisognoso di ulteriori risorse, è parzialmente migliorato grazie ad alcune riforme che hanno consentito ai principali spazi una sostanziale autonomia e la possibilità di dotarsi di direttori di alto livello, spesso internazionali. Se questo è lo scenario dei musei statali, tuttavia, non lo stesso accade per i musei locali dove Comuni, Regioni e Province tendono a pasticciare mescolando incapacità di visione e clientele localistiche. È successo a Roma – con la surreale vicenda del Macro affidato a De Finis – figuriamoci se non può succedere nella piccola Rovereto. In entrambi i casi a far cagnara c’è dietro qualche partito populista reduce da una rocambolesca vittoria elettorale. Se a Roma si parla dei poveri 5Stelle, in provincia di Trento ovviamente il riferimento è alla Lega.
MART Glaskuppel courtesy MART Museo Arte Contemporanea Rovereto e Trento
MART Glaskuppel courtesy MART Museo Arte Contemporanea Rovereto e Trento

MART SENZA SUPER DIRETTORE

Al Mart il “vecchio” direttore è in scadenza. Dopo anni di eccellente lavoro, Gianfranco Maraniello ha deciso di non accettare proposte di ulteriore rinnovo e di interrompere la sua esperienza in Trentino da maggio 2020. Nel frattempo la nuova giunta provinciale leghista ha nominato Vittorio Sgarbi presidente del museo. Dal momento che Maraniello aveva comunicato la sua volontà di non proseguire, il CdA (presieduto da Sgarbi) e l’ente provinciale, dovevano mettersi di buzzo buono a cercare un nuovo direttore che fosse quanto meno all’altezza di Maraniello e di chi (Cristiana Collu, Gabriella Belli…) lo aveva preceduto. Niente di tutto questo.

SGARBI: IL CREATIVO SONO IO

Ora che i nodi vengono al pettine e che il momento del cambio della guardia alla direzione si avvicina sempre più, la faccenda appare sempre più ingarbugliata. Negli ultimi giorni – mentre anche il Comitato Scientifico salutava e se ne andava – Vittorio Sgarbi fa capire che non intende nominare un nuovo direttore, che intende semplicemente promuovere a direttore una figura amministrativa interna (Diego Ferretti) perché “tanto il creativo sono io“. Abbiamo chiesto a Sgarbi perché non ripetere anche al Mart un concorso internazionale come avviene ormai in tutti i grandi musei comparabili: “non è una procedura che mi convince, poi arriva qualcuno da fuori che non sa nulla, che ci impiega anni a capirci qualcosa e invece io devo fare mostre: voglio fare Caravaggio, Banksy, Constable, Klimt. E poi diciamoci la verità…“. Eh, quale verità? “La verità è che qualsiasi direttore scelto da un concorso verrebbe ‘massacrato’ da me sul piano del carisma parliamoci chiaro. Non vorrei essere nei suoi panni“. Ecco il punto, Sgarbi non vuole nessuno che ne oscuri neppure lontanamente il carisma. Anche a costo di indebolire l’istituzione? “Ma no, che indebolire e indebolire, abbiamo dentro delle figure validissime. La Beatrice Avanzi e la Margherita de Pilati faranno le curatrici interne e così valorizziamo le risorse che già abbiamo. Ci rafforziamo, altro che indebolirci“.

COSA SUCCEDE ORA?

La nomina del nuovo direttore (il prescelto è appunto Ferretti) spetta al presidente della Provincia secondo il nuovo statuto. Una volta nominato Ferretti il CdA si occuperà di nominare le due nuove curatrici interne. Uno dei musei più importanti d’Italia, insomma, andrà avanti ricorrendo solo a figure interne, senza un apporto di una figura proveniente dall’esterno (magari internazionale). La scelta politica di valorizzare le risorse interne non è sbagliata a prescindere, ma ad oggi la nostra sensazione è che un luogo come il Mart meriterebbe scelte più coraggiose. Felici di essere smentiti dalla futura brillante conduzione delle due “curatrici” e del nuovo “direttore amministrativo”.
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