Roma e la difficoltà di vivere la sua storia moderna. L’editoriale di Ghiath Rammo

Perché Roma non è in grado di fare tesoro della sua memoria, salvaguardando luoghi che hanno contribuito a scrivere la storia della Città Eterna?

Biblioteca Nazionale Centrale, Roma
Biblioteca Nazionale Centrale, Roma

In qualsiasi città del mondo, molto spesso, un luogo, un personaggio o un evento che fa parte della sua storia diventa un simbolo in grado di rappresentare la memoria collettiva di quella città. E quel simbolo diventa un faro per le nuove generazioni, un’identità con cui riconoscersi e un mito per il futuro. Purtroppo questo accade sempre meno a Roma, soprannominata la Città Eterna. Forse la sua “colpa” è avere troppa storia antica alle sue spalle da ricordare e preservare, ma questo non dovrebbe essere invece un fattore per negare o cancellare la sua storia più recente e contemporanea.
A tal proposito, due sono i luoghi che indicano come la città di Roma non sia riuscita a salvare la propria memoria più recente, fatto che non sembra aver interessato le autorità o la società. Il primo caso è lo storico Caffè della Pace situato alle spalle di piazza Navona, chiuso nel 2016. Il caffè, aperto nel 1891, era un locale che nei secoli venne frequentato da Fellini, Ungaretti e Monicelli, solo per citarne alcuni. A proposito di Fellini, quanti luoghi degni celebrano la sua figura e la sua carriera? Il secondo locale è l’Antico Caffè Greco in via dei Condotti, fondato nel 1760: un vero e proprio museo galleria e luogo d’incontro prediletto dei più famosi personaggi romani e non, che hanno contribuito ad arricchire la storia stessa della città come per esempio Goethe, Keats, Casanova, Stendhal e Guttuso. Bere qui una tazza di caffè vuol dire viaggiare nel tempo, tornando indietro di quasi tre secoli, ma vivendo contemporaneamente la stessa esperienza storica e quotidiana. E chissà, magari anche quella stessa esperienza creativa!
Ci sono invece a Roma almeno due luoghi concepiti appositamente per ricordare la memoria della città. Il primo è il Museo della Liberazione in via Tasso, che documenta con materiale originale l’occupazione nazifascista di Roma. Nonostante la sua importanza, il museo sembra abbandonato a se stesso e meriterebbe invece più cura e attenzione. L’altro esempio, ben fatto dal mio punto di vista, è lo Spazio900 ospitato all’interno della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Un progetto moderno e interattivo, aperto al pubblico, che custodisce un archivio ricchissimo dedicato alla letteratura italiana contemporanea. Qui si può vivere l’esperienza creativa di scrittori come Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante. È uno spazio dedicato al Novecento, ma di certo va ancora oltre.

Il Caffè della Pace a Roma
Il Caffè della Pace a Roma

SALVARE LA MEMORIA

A Berlino, città che celebra non pochi personaggi e luoghi degni di nota, una piccola bottiglia d’acqua costa più di una colazione classica a Roma ‒ un caffè o un cappuccino con un cornetto ‒ e l’acqua è offerta, ovviamente. Quando visitiamo Berlino, non ci facciamo più di tanto problemi nel pagare l’acqua, ma per bere un caffè in un locale storico e pagare “qualcosa in più” rispetto al consueto, vivendo però nello stesso momento un’esperienza unica per conoscere una parte importante della storia della città, ci scandalizziamo! Un caffè storico, un luogo che conserva la memoria della città o l’abitazione di un personaggio celebre non sono semplici luoghi, si tratta infatti di musei collettivi, luoghi che raccontano la storia della città e quella dei suoi abitanti. Sono luoghi, questi, che aggiungono valori e regalano emozioni, luoghi che esprimono il dolore o la gioia di chi li ha frequentati. E forse per salvare i suoi monumenti più recenti, e ridar loro il valore che meritano, il Comune della città di Roma dovrebbe entrare nel vivo della vicenda, intervenendo in prima persona, caricando su di sé ‒ se necessario ‒eventuali spese (fossero anche solo parziali), per cercare di salvare e mantenere vivo un pezzo importante della memoria storica e cittadina.

Ghiath Rammo

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Ghiath Rammo
Archeologo orientalista, laureato in Archeologia presso l’Università di Aleppo (Siria). Tra il 2004 e il 2010 ha partecipato agli scavi dell’antica città di Ebla (Siria) come membro della Missione Archeologica Italiana in Siria. Ha maturato esperienza in campo turistico ad Aleppo, lavorando a stretto contatto con i turisti, svolgendo attività di accompagnatore e guida turistica. Parla fluentemente arabo, curdo, italiano e inglese. È co-fondatore dell’Associazione Culturale L’Asino d’Oro attiva su Roma e gestisce il blog Marhaba Roma sulla storia e la cultura di Roma in lingua araba e curda.