A Milano arriva Museo Nazionale della Resistenza. L’annuncio di Beppe Sala e Dario Franceschini

Con un investimento di 17,5 milioni totali da parte del Ministero dei Beni Culturali, il nuovo museo sorgerà all’interno dell’edificio ‘gemello’ (ancora da costruire) della Fondazione Feltrinelli di Herzog & de Meuron in Piazzale Baiamonti.

Museo della Resistenza di Milano
Museo della Resistenza di Milano

Milano avrà la sede del Museo Nazionale della Resistenza: la notizia (piuttosto significativa visti i tempi poco sereni che corrono) è stata ufficializzata a seguito dell’incontro nella mattinata del 9 dicembre a Palazzo Marino tra il ministro dei Beni e Attività Culturali Dario Franceschini e il sindaco Beppe Sala. Un segnale forte, che porta con sé la volontà di mantenere presente e vivida la memoria di una pagina della storia italiana su cui si fondano i principi di libertà del nostro paese, e di fare del museo il luogo eletto in cui conservarla e promuoverla. Il museo avrà governance di Fondazione gestita da Comune, MiBACT e Istituto Nazionale Ferruccio Parri, con il coinvolgimento della Regione Lombardia. Sorgerà, inoltre, all’interno di una delle architetture-landmark più simboliche della nuova Milano.

IL MUSEO NAZIONALE DELLA RESISTENZA DI MILANO

Il primo dato certo è che il Museo Nazionale della Resistenza costerà in totale 17,5 milioni di euro (ovvero 15 che vanno ad aggiungersi ai 2,5 stanziati in precedenza per la Casa della Memoria), un investimento reso possibile attraverso la rimodulazione di risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Il secondo, è che lo spazio, di 2500 metri quadrati (non un museo grandissimo dunque), sorgerà all’interno dell’area comunale tra via Montello e via Volta, recentemente bonificata in vista della realizzazione dell’edificio “gemello” (sebbene in piccolo) della Fondazione Feltrinelli, come previsto fin dal principio – nonostante le proteste di alcuni cittadini – dal progetto dello studio Herzog & de Meuron. Un comitato scientifico metterà in comunicazione le istituzioni e i musei della resistenza locali, e al suo interno opereranno l’ANPI – Associazione Nazionale Partigiana d’Italia e l’Istituto Ferruccio Parri (ovvero l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia). Durante l’incontro, non sono stati forniti dettagli in merito alla data di inizio e fine dei lavori, ma il sindaco Sala ha palesato la necessità di stabilire al più presto delle formule per velocizzare i lavori e procedere in modo tempestivo.  “Milano, città due volte medaglia d’oro, merita e rappresenta un progetto di cui il Paese ha un assoluto bisogno”, ha dichiarato il Ministro Franceschini. “Tutto questo, per proporre un racconto della lotta di liberazione capace di restituire la memoria di chi ha combattuto per ridare all’Italia la libertà, come ha voluto ricordare oggi il Presidente Mattarella nel messaggio che ha fatto pervenire. Io sono figlio di un giovane partigiano bianco e mi sono sempre portato dietro la paura che quel ricordo si smarrisca. È quindi importante che ci sia un luogo nazionale per ricordare alle future generazioni ciò che hanno fatto le nostre madri e i nostri padri per darci quella libertà che oggi riteniamo scontata e ovvia, mentre non lo è per niente perché si è data la vita e la giovinezza per ottenerla”.

Museo della Resistenza di Milano
Museo della Resistenza di Milano

UNA SCALTRA OPERAZIONE URBANISTICA

A livello urbanistico si tratta oggettivamente di un altro colpaccio niente male del Sindaco. Perché? Perché il Comune si era ormai impegnato a realizzare l’edificio completando giustamente il grande progetto di Porta Volta completamente ridisegnata da Herzog&DeMeuron, ma per ora si parlava del contenitore e non del contenuto e inoltre si tentennava anche per questioni economiche dovendo brancolare nel buio alla ricerca di un tenant all’altezza (nell’altra “piramide”, la gemella grande, il tenant è niente di meno che Microsoft oltre al 30% dello spazio circa destinato appunto alla Fondazione Feltrinelli) che, pagando l’affitto, consentisse la sostenibilità di un’operazione costosa come costruzione e come manutenzione (non dimentichiamo che ci sarà moltissimo verde attorno). Oggi il problema è risolto: l’inquilino diventa lo Stato e i quattrini necessari arrivano dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. E in più la città si intitola un altro spazio culturale. Alla faccia dei miopi comitati di quartiere che per mesi hanno urlato alla “colata di cemento” chiedendo che si rinunciasse alla ambiziosa architettura dello studio svizzero in favore di… un giardinetto! Certo è che le lamentele non si fermeranno comunque, già su blog e pagine social qualcuno – non del tutto a torto – borbotta: “i nuovi musei fateli nelle periferie!”. E in effetti…

LA RACCOLTA DI FIRME PER IL MUSEO DELLA RESISTENZA

La questione Museo della Resistenza era stata aperta in realtà a Milano tempo addietro a seguito della proposta di occupare gli spazi della Casa della Memoria di via Confalonieri. Un’idea inconcepibile, in relazione al poco spazio a disposizione (400 metri) che avrebbe ridotto l’eventuale museo di fatto ad un’unica installazione multimediale all’interno di una stanza. Per questo si erano mobilitati in 2700, firmando la petizione online per “salvare la Casa della Memoria di Milano” con il duplice obiettivo: istituire un vero museo distaccato dalla Casa della Memoria, capace in questo modo di proseguire con le regolari attività aperte alla cittadinanza. Tra questi, anche Giuliana Segre, che si è rivelata con tutta probabilità l’ago della bilancia capace di attirare l’interesse delle istituzioni e ribaltare le sorti del progetto. La vicenda si è chiusa oggi con una senatrice Segre raggiante per il risultato ottenuto.

LA SFIDA DI UN ALLESTIMENTO COINVOLGENTE

Resta ora la sfida dei contenuti. Già perché perfino la storia avvincente, sfidante e drammatica della Resistenza italiana può finire per diventare terribilmente noiosa e poco coinvolgente in presenza di un allestimento studiato male e realizzato senza pensare realmente al pubblico. La prossima battaglia da vincere sarà proprio questa. Viceversa si rischia di fare un servizio non inutile, ma perfino dannoso, alla memoria.

-Giulia Ronchi e Massimiliano Tonelli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.