L’Italia del malcontento e la codardia della politica. La querelle social su Venezia e Matera

Mentre in Italia imperversa l’ondata di maltempo, si fa la conta dei danni causati dalla pioggia a Venezia e a Matera. E le due città diventano protagoniste sui social di una polemica su chi abbia subito maggiori danni. L’editoriale di Stefano Monti

Sassi Matera Argenzia
Sassi Matera Argenzia

Oggi, in Italia, esistono tre protagonisti: Venezia, con l’acqua alta; Matera, con il nubifragio e al centro, divisa in due fazioni, l’Italia del malcontento. Non ha senso dilungarsi o esprimere pareri su coloro che, in queste ore, stanno subissando i social con il loro rancore, con il loro intimo e inguaribile campanilismo. Ciò che è necessario sapere è che esistono. Ciò che dicono non ha importanza. Quello che ha importanza, in questo contesto, è una caratteristica strutturaledella nostra democrazia e il modo con cui la nostra classe dirigente intende l’attività politica. 

Acqua alta alla Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2019, courtesy la Fondazione
Acqua alta alla Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2019, courtesy la Fondazione

L’ITALIA E LA POLITICA DELL’“EMERGENZA”

Con le doverose eccezioni, oggi, chi fa politica in Italia, ha una visione temporale che non supera il proprio incarico. Un anno, tre? Nelle prospettive più rosee, forse cinque. È questo il periodo di riferimento per la nostra classe dirigente: è con queste deadline che i nostri politici misurano le loro performance. In un periodo di tempo così breve, non si possono adottare strategie e programmi in grado di riqualificare le nostre città e i nostri territori. In un periodo così breve, non si possono adottare soluzioni poco “gradite” dagli elettori.  La conseguenza di tutto ciò è evidente: nessuna programmazione, nessuna manutenzione e solo spese straordinarie. Se dal punto di vista economico un atteggiamento di questo tipo è tutt’altro che auspicabile, lo è ancor meno nelle sue implicazioni etiche: se tutti gli investimenti hanno carattere straordinario è necessario che sussistano le condizioni di straordinarietà. Morale della favola: si aspetta l’emergenza. 

L’ITALIA E LA POLITICA DEL CONSENSO

La responsabilità di tutto ciò, tuttavia, non è solo colpa di una politica e del suo essere assoggettata alle regole del consenso: l’Italia del malcontento ha un ruolo centrale in questo processo. Senza entrare nei meriti delle singole attività, è un dato di fatto che i processi infrastrutturali che riguardano il nostro Paese sono sempre circondati da proteste, polemiche, gruppi sociali che, a vario titolo, finiscono con il fornire un alibi perfetto ai nostri dirigenti, instaurando un circolo vizioso. La classe politica tende a privilegiare il consenso piuttosto che a trovare soluzioni che potrebbero migliorare gli equilibri di lungo periodo; le attività che vengono avviate incontrano prontamente la disapprovazione dell’opinione pubblica, che nel world of mouse impiega un istante ad incidere sui sondaggi; ciò si traduce in un atteggiamento “poco proattivo” da parte della nostra classe dirigente. L’unica soluzione di continuità in questo meccanismo che ormai si reitera da anni, è rappresentata dalle condizioni di emergenza, che rappresentano per i politici un’occasione unica da sfruttare. Possono così realizzare, nel nome dell’emergenza, le opere infrastrutturali per le quali i fondi erano già disponibili. Possono superare l’opposizione dei piccoli gruppi di interesse. Possono realizzare, con ritardi “umani”, quelle azioni che altrimenti avrebbero richiesto anni. 

L’ITALIA DEL MALCONTENTO 

Quando gli effetti di questo atteggiamento si palesano, l’Italia del malcontento, volutamente ignara del ruolo che riveste, si indigna a gran voce e struttura il proprio pensiero in modo che possa declinarsi in un hashtag. Ma la classe politica, in questi casi, non se ne cura più di tanto. Presto ci saranno nuove emergenze e nuove ragioni per indignarsi. Questa però non è politica. Questa però non è cittadinanza. Questa, però, non è democrazia.

– Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.