Venezia e le grandi navi. Qualche riflessione dopo un incidente annunciato

Veneziana e residente in città, Barbara Colli riflette sull’incidente che ieri, domenica 2 giugno, ha coinvolto una nave da crociera Msc e una barca fluviale nel canale della Giudecca. Un disastro sfiorato, che induce a ripensare il transito delle grandi navi in Laguna.

Banksy a Venezia. Ph. Courtesy Banksy - www.banksy.co.uk
Banksy a Venezia. Ph. Courtesy Banksy - www.banksy.co.uk

Desponsamus te, mare, in signum veri perpetuisque dominii: era questa la formula con cui il Doge, a partire dal X secolo, dichiarava Venezia e il mare uniti indissolubilmente, lasciando cadere nelle acque una fede nuziale. Una tradizione su cui si fondano le radici storiche della città, portata avanti per secoli e proseguita in età moderna, seppur modernizzata (non più una vera, come si dice a Venezia, ma una corona di fiori; anche se, va detto, pure allora il prezioso anello veniva assicurato a un filo per poterlo poi recuperare…), a testimonianza della continuazione di quel legame antico. Tutto ciò fino a ieri, giorno in cui, anziché il connubio tra Venezia e il mare, se ne è ratificato il divorzio. Un divorzio annunciato, prevedibile e mille volte denunciato a gran voce negli ultimi anni da comitati civici, associazioni ambientaliste e semplici cittadini. La rottura di un legame e di un equilibrio ben rappresentato dagli scatti di Gianni Berengo Gardin, che nel 2015 espone le sue foto al negozio Olivetti in Piazza San Marco, bene FAI, unica istituzione cittadina meritoriamente disposta ad accoglierle, nella mostra Venezia e le grandi navi.

L’INCIDENTE

Ieri, una grande nave, un colosso di migliaia di tonnellate di acciaio, ha colpito la banchina della stazione marittima, speronando una piccola imbarcazione, piccola rispetto alla sua stazza, anch’essa in fase di ormeggio. Si è sfiorata la tragedia. Non sono ancora definitive le informazioni rispetto alle eventuali vittime, ma fortunatamente le ultime notizie si fermano a cinque feriti, né sono chiare le dinamiche dell’incidente (forse si è trattato di un’avaria al motore del rimorchiatore deputato a guidarla). Quello che è certo è il fatto lapalissiano che quanto avvenuto ieri potrebbe succedere nuovamente domani e ogni giorno a seguire, con conseguenze ben più gravi. E se, ad esempio, avesse travolto la riva del bacino di San Marco, affollata di turisti (veneziani non ce ne sono più, ma questa è un’altra triste storia…), lesionando Palazzo Ducale? Dobbiamo arrivare ad avere delle vittime e ferire alcuni dei più grandi capolavori della storia, della cultura e dell’arte mondiale per capire che bisogna intervenire?
Naturalmente, e giustamente, la Festa della Sensa si è svolta in tono minore. Cancellate le contestuali regate sportive previste. Anche perché, oltre al danno la beffa, qualche ora dopo il disastro un secondo gigante del mare si è fermato a lungo poco prima di raggiungere San Marco. È rimasto lì, a motori accesi. I dati su quanto inquinano le grandi navi sono noti e tante volte segnalati. Anche rispetto a questo problema si fa spallucce, ignorando sia le rilevazioni tecniche e scientificamente documentate, sia gli appelli e le semplici osservazioni di buon senso, pervenute dai cittadini che abitano nelle zone più prossime alla marittima.

TRANSITI IN LAGUNA

La laguna e la città storica sono un ambiente delicato e fragile, pensato e conformato per il transito di ben altri tipi di imbarcazioni. Lunga sarebbe la lista dei tipi di barche realizzate nei secoli dai maestri d’ascia o delle navi prodotte dai cantieri dell’Arsenale dove, per citare Dante, “bolle l’inverno la tenace pece a rimpalmar i legni”. Le sinuose gondole, le massicce caorline, le veloci galee o le armate galeazze, tanto per fare alcuni esempi. Certo, i tempi sono cambiati, la cantieristica non realizza più i propri manufatti con legni e pece, ma rimane il fatto, incontestabile, che una nave lunga oltre 250 metri, alta più di 50, con 60mila tonnellate di stazza, pensata per solcare gli oceani, è inconciliabile con i canali veneziani.
Ci è stato detto che il turismo è una risorsa per la città. Che le navi da crociera costituiscono una fonte di lavoro, di ricchezza, di vitalità del porto. Che un loro allontanamento determinerebbe la perdita di migliaia di posti di lavoro. Ci è stato detto che sono sicure, che non rappresentano un pericolo per cose e persone.
La gran parte di queste affermazioni, a parere di chi scrive, non è veritiera. Che non rappresentano un pericolo è stato purtroppo smentito ieri, con un episodio che è ormai sotto gli occhi di tutti. La questione occupazionale ha molti punti deboli a partire dal fatto che le autorità preposte non hanno mai fornito dei numeri certi e documentati. Sulla ricaduta positiva per la città, vale la pena ricordare che le soste sono decisamente brevi e che spesso i pacchetti vacanza prevedono una formula all inclusive: non v’è né il tempo né la convenienza a spendere in città, sia che si tratti di prodotti culturali, come la visita a musei e gallerie, sia che si parli di acquisti nei negozi (fatti salvi, forse, prodotti souvenir di infima qualità, quando non addirittura appartenenti al mercato del falso) o di consumazioni nelle attività ristorative.

LE PROPOSTE

Molte sono state le proposte e le soluzioni avanzate per evitare o ridurre il transito in città: il porre un limite al tonnellaggio, oppure l’adeguamento del canale Contorta o il ripristino del Vittorio Emanuele III, che ne fermerebbero il passaggio attraverso il bacino e il canale della Giudecca.
Altrettante quelle che prevedono di fermarne l’ingresso alla bocche di porto del Lido, tenendole così fuori dalla laguna. Per arrivare alla proposta di trasferimento del traffico crocieristico a Trieste, che, a parere di chi scrive, sarebbe l’unica soluzione possibile, sensata e immediata. Alzate di scudi, forti interessi economici di alcune parti, pressioni dei poteri forti e della politica, e inazione della medesima, pesanti ricadute ambientali, colpevole disinteresse per il problema ci hanno portato fin qui. Al contrario delle grandi navi, che continuano il loro viaggio, siamo ancora fermi e immobili, attoniti e frastornati di fronte al disastro che sarebbe potuto accadere.
È evidente agli occhi di chi lo vuole vedere che questi “mostri” debbano rimanere fuori dalla laguna. È altrettanto evidente, sempre agli occhi di chi lo vuole vedere, che dopo anni di grida di allarme e dolore il divorzio tardivo ratificato questa mattina segna una rottura difficilmente riconciliabile.

E ADESSO?

Si svolgerà domenica prossima, 9 giugno, la 45esima edizione della Vogalonga, manifestazione non competitiva nata come iniziativa di sensibilizzazione nei confronti dei pericoli legati al moto ondoso, del degrado della città, oltre che mirata al rilancio delle tradizioni veneziane. Cresciuta negli anni in termini di partecipanti, ma scippata anch’essa ai cittadini nel suo senso originario per essere trasformata in un evento prettamente turistico, che possa rappresentare l’occasione, a stretto giro, affinché tutti coloro i quali, legati a vario titolo a questo luogo senza pari e che ritengono la situazione attuale insostenibile, facciano sentire chiara la loro voce?

Barbara Colli

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Barbara Colli
Barbara Colli è laureata in Storia del giornalismo, bibliotecaria e social media manager. Nella sua attività professionale si è sempre occupata di Venezia, realizzando numerose bibliografie e alcuni studi sulla città lagunare. Tra le ultime pubblicazioni, a quattro mani con Giuseppe Saccà, "Conosci Venezia?" (Clichy, Firenze 2016).