Anno nuovo, cultura nuova. Bilancio del 2018 e aspettative per il 2019 nelle politiche culturali

Si chiude un anno complicato per il mondo della cultura. Le aspettative in termini di politiche culturali sono altissime. Stefano Monti fa il punto (e un bilancio) per il 2019.

Alberto Bonisoli
Alberto Bonisoli

Puntuali, come ogni anno, arrivano i buoni propositi e un bilancio di quanto di buono è stato fatto nell’anno appena trascorso. Quest’anno, il tema del bilancio è un tema piuttosto difficile. Come ci si può realmente esprimere? In modo negativo, perché non è stato fatto praticamente niente, salvo il passaggio del Turismo dalla Cultura all’Agricoltura? In modo neutro, perché fino a quando non ci sono evidenze empiriche è impossibile prendere posizione? O, ancora, in modo positivo, perché guardando a ciò che è accaduto negli altri settori, l’astensione da ogni operatività ha evitato crolli e debacle? A voi la scelta. Qualunque sia la posizione che abbiate assunto, però, sicuramente le aspettative per il prossimo anno sono molte.

LA CULTURA NEL NUOVO ANNO

Ci si aspetta un incremento dell’operatività da parte del Ministero a seguito delle numerose riforme degli ultimi anni; ci si aspetta un massiccio incremento delle risorse ad esso designate, così come ci si augura che tali nuove risorse mostrino i livelli di competenza necessari ad assolvere i ruoli loro assegnati. Si auspica una riforma fiscale per l’intero comparto culturale, con una revisione organica che sia in grado di regolamentare in modo coerente il settore. Sarebbe desiderabile ancora la definizione di una politica industriale per le Industrie Culturali e Creative, che sia in grado di fornire agli operatori del cluster una visione di lungo periodo. È lecito attendersi, ancora, un crescente livello di innovazione da parte degli Istituti Museali, sia per quanto riguarda il versante delle autonomie, sia per quanto riguarda i livelli di servizi (regolamentati attraverso i nuovi bandi di concessione).

POSSIBILI PROGETTI

Ma ancora: estendere i percorsi virtuosi di fiscalità agevolata previsti per il Cinema a tutto lo spettacolo dal vivo; migliorare il meccanismo dell’ArtBonus attraverso una migliore definizione delle aliquote e una estensione dei soggetti titolari. Una buona idea sarebbe anche quella di istituire quel famoso “tavolo” legato al fenomeno del Tax Free Shopping o l’attivazione di progetti concreti di rigenerazione urbana guidati dalla cultura. Un’ulteriore potenziale innovazione potrebbe riguardare l’applicazione del paradigma della smart-city o, per restare in chiave tecnologica, una migliore definizione dei dati di fruizione culturale, così da poter avere una maggiore conoscenza di chi, come, quanto e quando consuma cultura, e perché. Il 2019 potrebbe essere un anno importante per la Cultura in Italia se si definissero in modo più dettagliato i piani di dismissione degli edifici sotto-utilizzati a favore di interventi culturali o, in alternativa, se si potesse avviare una migliore gestione dei depositi museali. E queste sono soltanto le prime idee che saltano alla mente.

LE ASPETTATIVE

Andando più a fondo, le aspettative potrebbero addirittura moltiplicarsi: la revisione della regolamentazione sulla rinuncia del premio di rinvenimento per l’archeologia, la costituzione di task-force (si badi bene, non cabine di regia) per la valorizzazione territoriale, meccanismi di stimolo della domanda culturale da parte delle imprese e dei loro dipendenti. La lista potrebbe continuare all’infinito. E ciascuno di noi potrebbe sempre e comunque aggiungere qualcosa. Soltanto di una cosa possiamo essere sicuri, ciò che non vorremmo avvenisse nel 2019: il finanziamento di progetti che non siano in grado di autosostenersi, il moltiplicarsi di corsi di formazione, il rifinanziamento di “carrozzoni di Stato” che non creano nessun impatto, ecc. ecc. Insomma, gran parte di quanto è avvenuto negli ultimi vent’anni. Saremo in grado, al 2019, di dire che almeno una delle iniziative contenute nella nostra “lista dei desideri” l’abbiamo completata? È quello che sinceramente ci auguriamo per l’anno nuovo. E che auguriamo a tutti voi.

– Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.