A pochi mesi dall’anno che vedrà Matera Capitale Europea della Cultura, Stefano Monti si interroga sulle aspettative che stanno investendo la città della Basilicata.

È lecito che il livello delle aspettative relative a Matera Capitale Europea della Cultura per l’ormai imminente 2019 sia elevato. Aspettative che, parafrasando lo slogan del dossier di candidatura, possono essere riassunte in una città che non sia soltanto #open ma anche #linked.
Perché quello che, negli anni, è divenuto il vero scopo delle elezioni delle Capitali Europee della Cultura non è tanto quello di premiare spettacoli e patrimonio, ma quello di generare, attraverso una serie di attività (tra l’effimero e l’infrastrutturale), impatti sul territorio che siano ben più duraturi dell’anno “della ribalta”.
Sinora, le città elette hanno perseguito questo obiettivo attraverso differenti modalità: dal potenziamento delle strutture ricettive e dell’intera industria turistica alla diffusione di un’imprenditoria che permetta (soprattutto nel cosiddetto cluster delle Industrie Culturali e Creative) la creazione di nuove modalità di sviluppo economico e, come si ripete ormai da tempo, di transizione verso un’economia a prevalente componente di conoscenza.
La trasformazione che ci si aspetta, quindi, da Matera, più che riguardare lustrini e palinsesti, si concentra su connessioni, politiche di trasformazione economica, sviluppo delle infrastrutture urbane ed extra-urbane, sviluppo delle competenze e del capitale sociale e culturale cittadino.
Non si tratta di traguardi semplici, è vero. Ma l’ingente investimento (in spesa pubblica e, in piccola parte, in spesa privata) che è stato riversato sul territorio materano quantomeno giustifica tale interesse.
Certo, le celebrazioni rappresentano parte integrante dell’intero processo, ma rappresentano uno strumento, non il fine.

La trasformazione che ci si aspetta, quindi, da Matera, più che riguardare lustrini e palinsesti, si concentra su connessioni, politiche di trasformazione economica, sviluppo delle infrastrutture urbane ed extra-urbane”.

Con questa prospettiva saranno sicuramente un’importante palestra, in grado di aumentare la capacità di soggetti pubblici e privati di gestire capitali e iniziative di non facile configurazione: contingentamento dei flussi turistici, capacità di creare una diversificazione degli interventi in grado di ridurre il rischio di “intasamento urbano”, problematiche relative alla sicurezza dei luoghi, gestione del personale di polizia e dello staff tecnico comunale (e delle organizzazioni attivamente coinvolte nella realizzazione degli eventi).
Far fronte, in modo corretto, a questa serie di attività, permetterà sicuramente di accrescere le competenze diffuse in un territorio che sinora non si è mai trovato a fronteggiare tali esigenze.
Le competenze che emergeranno, quindi, saranno tutte necessarie a perseguire il “post”. Non importa, quindi, che le infrastrutture di mobilità (purtroppo) non saranno pronte per l’inaugurazione. Importa che siano attive, e che i territori che collegano siano in grado di “motivare” il loro effettivo utilizzo.
Così come ha una rilevanza che non va sopravvalutata l’incremento di capacità ricettiva del territorio. Molte di queste “nuove aperture” probabilmente si trasformeranno al termine della “stagione turistica”.

Sarà un risultato importante, identificare in Matera un punto di riferimento tecnologico per il Sud Italia e non solo”.

È per questo che sono invece estremamente importanti le indicazioni politiche comunicate dal sindaco di Matera, che, più che puntare al rilancio di una città soltanto attraverso il settore turistico (evidenza che dovrebbero comprendere molti dei nostri decisori politici), puntano alla creazione di una città che guarda alla tecnologia.
Sono queste le indicazioni con cui l’intero processo si dovrà confrontare: sarà naturale ricevere turisti, sarà altrettanto naturale ottenere maggiore visibilità internazionale. Questi sono gli effetti “diretti” e “minimi” di un evento di questo tipo.
Sarà meno naturale, e proprio per questo sarà un risultato importante, identificare in Matera un punto di riferimento tecnologico per il Sud Italia e non solo.
Aspettative troppo alte? Forse. Ma aspettarsi di meno non è forse puntare alla sufficienza?

Stefano Monti

www.matera-basilicata2019.it/it

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.