La questione Franceschini e la Grande Riforma dei direttori dei Musei

Nella vicenda che vede protagonisti Franceschini e il Consiglio di Stato c’è qualcosa di molto più profondo di quanto sembri. Proviamo a capire perché

Dario Franceschini
Dario Franceschini
dUno dei grandi cavalli di battaglia dell’attuale Ministro del MiBACT, Dario Franceschini, è stata la selezione, attraverso bando pubblico internazionale, di super-manager per i grandi musei del nostro Paese. A questa iniziativa è stata data, nel tempo, tantissima visibilità, e pur essendo passati anni dall’assunzione dei super-manager, Franceschini continua a ribadire l’importanza di questa selezione in ogni occasione pubblica (vedi l’ultimo confronto con Montanari). Ciononostante, contro questa selezione si è dapprima schierato il TAR del Lazio, e poi, recentemente, il Consiglio di Stato. A guardare bene la questione, non importa quali siano le ragioni che hanno spinto questi organi a mettere in dubbio la validità giuridica di questa legge, e non importa nemmeno se tali ragioni siano fondate o meno. A ben vedere, infatti, le questioni degne di nota sono due: da un lato c’è un potere “burocratico” del nostro Paese che è in grado di sottomettere qualsivoglia potere politico; dall’altro c’è un potere politico che non è in grado di formulare una riforma senza inciampare in errori di forma o di sostanza che corrono il rischio di invalidare il lavoro di mesi. Alla base di tutto ciò c’è un insieme di leggi, regolamenti e decreti che rappresenta una mole talmente ampia e disomogenea che, probabilmente, un buon conoscitore di tutte le norme attualmente vigenti potrebbe bloccare qualsivoglia iniziativa legislativa. Dall’altro, però, c’è un potere politico che non è in grado di gestire questa mole, probabilmente perchè non ne conosce l’estensione. In un Paese con un sistema legislativo coerente, e un potere politico preparato e competente, tutto ciò non sarebbe nemmeno immaginabile. E qui sta la più amara riflessione: se il potere politico non è in grado di scrivere una riforma senza che possa essere invalidata, chiunque potrebbe utilizzare anche strumentalmente il potere della pubblica amministrazione contro il potere politico dominante. E questo significa che, semplicemente, il nostro Paese non sarà mai in grado di evolversi.
– Stefano Monti
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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.

2 COMMENTS

  1. sui direttori dei musei…leggere”Nomenklatura” di Marco Panara giornalista economico gia di Repubblica,su chi comamda effettivamente in Italia….e sui poteri della alta burocrazia..vedi consiglieri di Stato…

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