Lo storico dell’arte Tomaso Montanari è salito sul palco del Teatro Brancaccio di Roma, in occasione dell’Assemblea nazionale per la democrazia e l’uguaglianza indetta domenica 18 giugno. Confermando il suo noto spirito conservatore, applicato sia all’arte che alla politica.

Da ortodosso della storia dell’arte a conservatore politico. Il passo (falso) è breve.Armiamoci e combattete! Dal pulpito del Teatro Brancaccio, Tomaso Montanari è esplicito. Io non mi candido. Lo fa mentre arringa, da politico più che da grande esperto d’arte, contro “una sinistra che fa il lavoro della destra“. Montanari è uno dei più preparati storici dell’arte in Italia, con un atteggiamento conservatore fino all’estremismo, in alcuni casi. Posizioni rispettabili, anche se forse anacronistiche e meramente teoriche in quanto applicabili a scenari che non rispondono a quelli contemporanei. Probabilmente anacronistiche sono anche alcuni dichiarazioni politiche, che fa da politico, senza voler essere politico. “Non c’è bisogno di leader”, sostiene, “ma di partecipazione”. Ma la partecipazione avviene se c’è qualcuno che ha il coraggio di condividere e l’Italia ha bisogno di qualcosa in più di qualcuno che, proprio mentre fa narrazione, ne nega l’importanza. Di chi fa il politico non candidandosi. Di chi fa l’imprenditore con i soldi pubblici.L’Italia ha bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di “pagare” per le proprie idee.  Di rischiare il fallimento in prima persona. Di qualcuno che creda in un progetto abbastanza da dire: “Questo progetto l’ho ideato io, voglio portarlo avanti io”.

I RISCHI DI UN APPROCCIO CONSERVATORE

Ma Montanari è un conservatore. Uno degli ultimi conservatori degni di questo nome, intendiamoci. Uno studioso che tende a tutelare e conservare quanto negli anni c’è stato di buono nella nostra Storia (dell’arte).
Fuori dall’arte, però, da conservare della nostra storia, oggi c’è poco (il minuscolo non è un caso, ma un giudizio di merito). Tutte le strade sinora percorse hanno portato a un impoverimento generale, un incremento della concentrazione di ricchezza, un maggior tasso di disoccupazione (specialmente giovanile) e un Paese che esulta (sì, esulta) se cresce più dell’1% (ricordando che si è parlato di crisi cinese quando è scesa sotto il 10%).
Un atteggiamento conservatore non può esserci in questo momento, in Italia. In politica come in economia. In architettura come nelle università. E non si tratta di sinistra o di destra. Contrapporre sinistra e destra oggi è anacronistico come sono anacronistiche le manifestazioni studentesche (con persone che non conoscono il motivo del loro sciopero) o come tutti i liberisti che appena si trovano di fronte a un parere contrario sentenziano “comunisti” e procedono fieri.

CONCRETEZZA VS POPULISMO

Oggi l’Italia ha bisogno di persone che parlino di azioni concrete, con competenza. Il populismo attrae, piace, ma non è quello di cui ha veramente bisogno il nostro Paese. Il fondatore di Twitter ha ultimamente rilasciato un’intervista illuminante, al riguardo. Nell’articolo sostiene che Internet non ha contribuito alla diffusione delle informazioni ma alla loro distorsione. “Se vediamo un incidente per strada guardo cos’è successo, come fanno tutti. Internet lo interpreta come se tutti volessimo vedere incidenti, ma non è così”.
Allo stesso modo in Italia il populismo è stato guardato con curiosità, attenzione. Ma non era quello di cui aveva davvero bisogno l’Italia. E quando è il pulpito e non il “bando”, e quando è la retorica e non le politiche (badate al plurale), allora tutto ciò è populismo da quartiere. Nulla più.

Stefano Monti

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AutoreTomaso Montanari
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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.
  • Sted

    “Contrapporre sinistra e destra oggi è anacronistico” e segue arringa contro il populismo. Ma LOL!

  • ruote telluriche

    Veramente spesso sono proprio i movimenti populisti che dichiarano superate le distinzioni tra destra e sinistra. Certo lo stesso brillante concetto è in effetti già perseguito pure da governi in carica sorretti però da partiti che arrivano, quando arrivano, al 20 % dei voti con quasi il 50 di astensioni e con disagio sociale crescente : con questi equilibri vedrete dove andremo a finire tra qualche anno. Ma evidentemente per l’autore di quest’articolo i problemi più grossi sono le “manifestazioni studentesche anacronistiche”in sè e i “populismi” in sè come se questi non scaturissero da un retroterra molto concreto e preoccupante che bisognerebbe affrontare senza stratagemmi di bassa lega come togliere le competenze agli esperti per distribuire nel settore culturale prebende a pioggia, sperando con questo di abbassare i tassi di disoccupazione del 0,qualcosa.
    Montanari probabilmente non si candida perchè è un tecnico e non un politico ma non mi pare che non si prenda le sue responsabilità dato che parla eccome e si espone anche troppo. Quindi forse non è condivisibile su certe questioni in dettaglio ma allora anche l’autore di quest’articolo dovrebbe presentarsi alle elezioni o comunque almeno affrontare queste questioni nel giusto dettaglio e non dire che questo o quello è un conservatore, mescolando argomenti e campi differenti e dicendo in definitiva delle cose assai vaghe. Conservatore è il potere politico che pretende di decidere tutto anche quando non ne ha competenza e non ne ha i titoli: nella cultura , nella sanità e nelle banche. Molte “innovazioni” di questi anni sono state un salto all’indietro, altro che progresso. E proprio l’onnipervasività di politici in tutti i settori è uno dei freni della società italiana, uno dei motivi della mortificazione del merito.
    Non stupisce che ci siano molti curatori d’arte e organizzatori culturali che tentano di salire sul carrozzone delle nomine : bisognerebbe rendersi conto che ad essere premiati non sempre sono i più bravi . Abbiamo avuto un direttore della Rai che prima di essere eletto era stato direttore di Videomusic, tanto per dire, ed è stato cacciato da chi lo ha nominato dopo meno di un anno.

  • Sandro Ricaldone

    Direi, sommessamente, che Montanari è un “impolitico”, che si vorrebbe erigere – un po’ come Platone, fatte le debite proporzioni – a precettore dei politici. Peccato che le sue indicazioni siano del tutto scontate.

  • letizia Campi

    Monti, mi sembra sempre essere una persona lucida, una persona che ha il coraggio di esprimere chiaramente le sue opinioni. La sua posizione è condivisa da veramente molte persone. Grazie.

  • Riccardo Lazzari

    1. “Se non sei nè di destra nè di sinistra, vuol dire che sei di destra”.
    2. L’arte contemporanea è diventata socialmente irrilevante, un gioco per élite (personalmente sono il primo a esserne deluso, perchè quella che mostra spessore di idee e capacità di esprimerle esteticamente, mi piace, eccome.

  • Daniro Auro Mandelli

    In che senso Montanari sia un “conservatore” non emerge dall’articolo. Ma poi come si possa incrociare l’idea di conservazione in termini culturali e politici risulta un vero e proprio azzardo. Se Montanari poniamo il caso volesse spostare il Perseo da Piazza della Signoria a Napoli, sarebbe un rivoluzionario? É un conservatore perché gli va bene dov’ é ora? Se non gli vanno bene gli 80 euro renziani é un conservatore o un rivoluzionario? Magari é solo un progressista di cui il Paese avrebbe un grande bisogno. Teniamo il Perseo dov’ è e rivediamo i contratti di lavoro e basta per favore con l’elemosina pelosa del renzismo populista. E anche con articoli di cui si fa fatica a cogliere il senso.

    • Francesca Carniani

      L’articolo è chiaro. Molto chiaro. Il suo commento molto meno.