Matera 2019. Una sfida da vincere

Tra plausi e polemiche, la vittoria del titolo di Capitale Europea della Cultura 2019 da parte di Matera è una conquista da salvaguardare. Evitando che la politica diventi un limite allo sviluppo del progetto.

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera

La candidatura e la vittoria di Matera come Capitale Europea della Cultura per il 2019 è stata accolta con estremo entusiasmo da larga parte di critici e “uomini di cultura”, ma ha anche attirato critiche e dissapori bene o mal celati.
Oggi Matera 2019 è un ticchettio che scocca a orologeria nei corridoi, riproponendo le stesse dinamiche: chi sostiene che malgrado tutto sarà un successo, chi invece si dice certo della sua disfatta.
Indubbiamente la situazione è critica e c’è un indicatore che più di tutti rivela il perimetro delle difficoltà: quotidiani e riviste specializzate propongono periodicamente approfondimenti sullo stato di avanzamento dei lavori e in ognuno di essi non si fa altro che affrontare la questione da un punto di vista politico.
E non c’è nulla, in Italia, che rallenti di più di un approccio “politico”. Nel “politico” gli interessi si scontrano, in modo più o meno aperto, e alle ambizioni nazionali si oppongono logiche un po’ più opportunistiche e provinciali (che trovano in Matera 2019 un nemico comune da combattere per unire le folle di voti).

Progetto infrastrutturale e progetto culturale sono due elementi imprescindibili. L’uno, senza l’altro, non trasforma, imbelletta“.

Malgrado ciò, non bisogna assumere un atteggiamento critico e ostile nei confronti della politica, bisogna semplicemente affrontare l’argomento Matera 2019 con un approccio tecnico, in cui gli interessi dei partecipanti al tavolo sono tutti legittimi, in quanto espressione di un territorio che è e deve essere sempre più open.
La questione è molto più frequente di quanto si tenda a credere: quello che è successo a Matera succede sostanzialmente a ogni cambio di governo politico, il che accade, praticamente, a ogni elezione.
Di solito questo cambio non viene percepito all’esterno sostanzialmente per due ragioni principali: perché i progetti coinvolti in genere non sono così grandi da fare notizia, ma soprattutto perché in genere non c’è un vincolo che limiti le variazioni in corsa.
Spesso, per evitare che eventuali cambi politici possano inficiare la corretta implementazione di un progetto tendenzialmente pluriennale, si tende a creare dei tavoli di progettazione che coinvolgano tutte le forze politiche (sia di governo che di opposizione) per riuscire a essere rappresentativi dei vari interessi che abitano un territorio.
Questo però non sempre è garanzia di tenuta; non è infrequente che le posizioni in politica cambino, né tantomeno è necessariamente scorretto: le strategie di perseguimento degli interessi dei propri elettori variano a seconda del proprio peso relativo all’interno dello scacchiere politico di riferimento.

INFRASTRUTTURA E CULTURA

Quando ciò accade, il lavoro di progettazione va nuovamente ricomposto, il tavolo degli interessi va di nuovo discusso e la narrazione del progetto (quando è l’unico elemento che può subire variazioni) necessita una revisione per rispondere con più aderenza alle aspettative della città (e più in generale del territorio).
A giudicare dalle interviste rilasciate e dalle difficoltà espresse (da una parte e dall’altra), la sfida più importante per il futuro di Matera 2019 passa proprio di qui: infrastrutture materiali e immateriali devono muoversi su binari paralleli ma che viaggiano nella stessa direzione. Progetto infrastrutturale e progetto culturale sono due elementi imprescindibili. L’uno, senza l’altro, non trasforma, imbelletta.
Il processo di creazione di una destinazione (destination making) è un processo che considera in ugual misura i cittadini e i turisti (o cittadini temporanei, in una bellissima espressione del dossier di candidatura).
In fondo, Matera 2019 è proprio questo: un percorso di democrazia applicata alla cultura. Non è un caso che nel dossier vengano più volte riproposti i concetti di cittadinanza e di appartenenza.
Ma se nella loro versione più simbolica questi elementi rappresentano degli ideali universalmente validi, nell’approccio più pragmatico questi valori mostrano come sia difficile essere davvero cittadini. E come sia altrettanto difficile governare.

Stefano Monti

www.matera-basilicata2019.it/it/

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.