Valorizzazione del territorio e apertura all’estero sono i due poli tra i quali oscilla il lavoro dell’Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia. Tutti i dettagli in questa intervista.

Dopo le nostre lunghe interviste all’allora candidato Sindaco di Milano Giuseppe Sala e al suo riconfermato Assessore alla Cultura Filippo Del Corno, siamo andati a bussare alla porta dell’Assessore alla Cultura della Regione Lombardia. Puntuale, determinata, informata, precisa al limite del perfezionismo – la laurea in Giurisprudenza aiuta – Cristina Cappellini, numeri alla mano, ci ha parlato di presente e futuro della Regione.

Partirei dal suo ruolo: Assessore alle culture, identità e autonomie con le seguenti deleghe: Patrimonio culturale, Servizi e attività culturali, Autonomie. In sintesi?
In sintesi significa attuare un programma di politiche culturali che coniughi due aspetti, quello della tradizione e quello dell’innovazione, attraverso un forte legame con il territorio. Ciò avviene in due modi. Da un lato, portando avanti una linea marcatamente identitaria, investendo sulla valorizzazione del patrimonio immateriale, etnografico, come base culturale delle nostre comunità e dei nostri territori (per fare degli esempi: varietà linguistiche locali, tradizioni, saper fare, rievocazioni storiche, riti legati alle nostre radici cristiane). Si tratta di un patrimonio straordinario oggi messo a dura prova dai processi di globalizzazione. Dall’altro lato, guardando alle innovazioni culturali e alle nuove tecnologie a disposizione come mezzi per valorizzare e tramandare questo patrimonio immenso e per aumentare la fruizione dei luoghi culturali.

Può farci qualche esempio?
Ad esempio nei musei e nelle biblioteche abbiamo investito nell’ammodernamento dei servizi, in nuovi allestimenti museali che promuovano percorsi per turisti stranieri o con disabilità, famiglie con bambini. Idem per la fruizione dei siti Unesco, delle aree archeologiche o delle sale di spettacolo, proprio per utilizzare al meglio le nuove tecnologie in chiave di promozione culturale e turistica. Anche l’Abbonamento Musei, progetto avviato da poco tempo ma già un grande successo, rientra in questi obiettivi. La delega alle Autonomie invece punta a un costante raccordo con gli enti locali e le comunità: il tessuto sociale e culturale dei diversi territori. Stare molto sul territorio, che rappresenta il nostro principale modus operandi, significa ascoltare le varie necessità e dare risposte concrete. Sono un assessore che preferisce stare a contatto con sindaci, associazioni e luoghi di cultura, piuttosto che stare alla mia scrivania di Palazzo Lombardia. Così si conoscono meglio tutte le specificità di cui è ricca la nostra Regione e si apprezzano meglio i luoghi e le persone.

Lamento una mancanza di visibilità mediatica sulle attività culturali della Regione Lombardia. Il Comune di Milano è sempre al centro del dibattito sulla cultura, eventi, risultati ecc. La Regione sembra dormiente. Un problema di promozione / comunicazione? 
Potrei fare un po’ di polemica sull’interesse e lo spazio che generalmente i grandi media riservano alla Regione (discorso diverso vale per la stampa locale che, pressoché in tutti i territori, ci segue molto e con professionalità), ma preferisco cercare di fare un’analisi più oggettiva. Secondo me non è trascurabile il diverso ruolo che hanno i Comuni e le Regioni in ambito culturale. I Comuni hanno generalmente più visibilità mediatica in termini di eventi e manifestazioni (grandi mostre, grandi concerti, rassegne varie). Le Regioni, la nostra ne è un esempio concreto, si occupano più di politiche culturali di ampio respiro, che spesso presuppongono grandi investimenti ma con meno eco mediatica. Gli interventi di sistema sono meno “spendibili” a livello di comunicazione rispetto a un grande evento.

Cristina Cappellini, Assessore alla Cultura, Regione Lombardia
Cristina Cappellini, Assessore alla Cultura, Regione Lombardia

Ci spieghi meglio.
Le faccio un esempio: noi con il sistema dei fondi di rotazione, solo nell’ultimo anno abbiamo sostenuto per oltre 9 milioni di euro il patrimonio culturale dei territori lombardi. In questi ultimi anni abbiamo contributo a riaprire musei e teatri chiusi da anni (dalla casa museo Pogliaghi di Varese al Museo di Salò, dalla Cappella di Teodolinda al Teatro Sociale di Sondrio, solo per fare alcuni esempi, oltre al sostegno costante alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, fino alla riapertura della Piscina Caimi al Teatro Parenti o al completamento delle attività del Memoriale della Shoah). Iniziative che non sono eventi in sé ma che costituiscono grandi investimenti nei territori e nel loro patrimonio culturale. Alcune iniziative costituiscono supporto anche alle attività del Comune di Milano, ma è chiaro che il Comune che ospita o promuove specifiche attività o specifici luoghi della cultura ha più visibilità della Regione che contribuisce ad alimentarli, in alcuni casi con finanziamenti addirittura maggiori rispetto al Comune. L’Abbonamento Musei Lombardia Milano, che ha assorbito quello dei musei civici, porta vantaggi anche per il Comune, pur basandosi solo su investimenti regionali, pari a 500mila euro all’anno. La Regione inoltre supplisce spesso alle carenze di risorse della Città Metropolitana in ambiti come le biblioteche e i teatri, ma ripeto si tratta per lo più di interventi strutturali che di eventi in sé.
Riprendendo la vena polemica iniziale, ribadisco che l’attenzione dei media verso le attività culturali della Regione è comunque limitata rispetto alla enorme quantità di progetti che abbiamo messo e che stiamo mettendo in campo. Ma è anche vero, come dice spesso anche il Presidente Maroni, che la Regione preferisce la concretezza alle chiacchiere e agli annunci, perché le parole passano, i fatti restano. Tenuto conto che non navighiamo nell’oro, se devo scegliere tra investire risorse in comunicazione o in azioni concrete, prediligo le seconde.

Le vostre ultime comunicazioni riguardano questioni di salvaguardia dell’identità locale, valorizzazione della lingua lombarda. Una politica lievemente provinciale rispetto a una città come Milano che si sta imponendo a livello internazionale. 
Fare politica identitaria non significa essere autoreferenziali o mettersi in contrapposizione con la dimensione nazionale o internazionale della cultura (così come è ben evidenziato nella nostra nuova legge sulla cultura approvata nello scorso autunno). Tutelare le identità, intese come patrimonio immateriale, significa custodire le radici di una comunità, che non significa chiusura verso l’esterno ma essere consapevoli e orgogliosi della propria storia e volerla tramandare alle future generazioni. Senza radici e coscienza di sé non c’è futuro. Salvaguardare le lingue locali non significa contrapporre il lombardo all’inglese, vale la complementarietà non l’esclusività, per cui nella vita più si conosce più ci si migliora. Mi piacerebbe che lo studente lombardo del futuro parlasse più lingue straniere possibili ma conoscesse anche gli scritti di Carlo Porta, le canzoni di Gaber e Jannacci, le filastrocche dei nonni o i detti popolari della sua terra. Per non morire di globalizzazione ma valorizzare le diversità, le tradizioni, gli usi e costumi, e farne ricchezza per tutti.

Che tipo di sinergie vuole creare/consolidare con altre Regioni in Italia e/o all’estero? 
Ho già avviato molte buone collaborazioni con diverse Regioni italiane. Con la Regione Piemonte per il progetto dell’Abbonamento Musei, idem con la Regione Valle D’Aosta (oltre che con il Cantone Ticino nella vicina Svizzera) e stiamo lavorando per estendere il progetto al Veneto e alla Liguria, e ad altre Regioni che vorranno aderire. Con il Veneto stiamo lavorando bene nel settore dello spettacolo dal vivo. Con la Toscana e altre cinque Regioni italiane (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Lazio) stiamo lavorando alla candidatura della Via Francigena a Patrimonio Unesco. Con il Cantone svizzero dei Grigioni e altre Regioni europee dell’arco alpino stiamo invece lavorando alla candidatura dell’identità alimentare alpina a Patrimonio immateriale dell’Unesco. Abbiamo inoltre sostenuto o stiamo sostenendo progetti europei in materia di spettacolo, biblioteche, imprese culturali e creative. Un progetto di teatro nato in Lombardia e poi diffuso in diverse Regioni europee è il Festival Terra e Laghi nella Macroregione Alpina. Abbiamo inoltre buoni rapporti di collaborazione con ambasciate e istituti italiani di cultura all’estero, con cui abbiamo già organizzato diverse iniziative di promozione delle nostre eccellenze culturali come la liuteria di Cremona, i siti Unesco e le maggiori istituzioni culturali della nostra Regione. Più recentemente ho riscontrato un certo interesse verso le nostre attività culturali da parte dell’Ambasciata italiana a Washington e dell’Istituto Italiano di Cultura a New York e a Berlino.

Mi sono trasferito a Milano nel 1999 e devo dire che le politiche legate alla cultura nelle varie giunte comunali erano pressoché assenti. Con Pisapia, la città è ripartita. Cosa è successo in Regione? 
Con la Giunta Maroni si è deciso di investire molto nella cultura, in maniera mirata ma in tutti i suoi ambiti. Abbiamo contribuito a sostenere il tessuto culturale dei nostri territori grazie a un lavoro di rete portato avanti con enti locali, soggetti pubblici e privati e le più disparate realtà culturali. Abbiamo investito molto sulla promozione dei siti Unesco (la nostra Regione è quella che ne possiede di più), dello spettacolo dal vivo (quello lombardo è un modello a livello nazionale), del patrimonio archeologico e museale, delle imprese culturali e creative (siamo la terza regione in Europa come numero di imprese e di occupati), ma anche sostenendo nuove attività culturali emergenti, tramite ad esempio le residenze artistiche, le giovani compagnie teatrali, le nuove forme di creatività contemporanea. Il 29 maggio prossimo, data ufficiale della Festa della Lombardia, inizierà l’Anno della Cultura in Lombardia, durante il quale avremo anche l’onore e l’onere di attuare la nostra nuova legge sulla cultura. Per la prima volta la Regione ha approvato una legge di riordino di tutta la normativa preesistente in materia di cultura, introducendo parecchie novità. Sperimenteremo quindi nuovi strumenti a sostegno di diversi settori e attività (ad esempio l’editoria indipendente, i piani integrati della cultura, la lingua lombarda nelle sue varietà locali, i cammini e gli itinerari culturali, il cinema e l’audiovisivo, gli attrattori culturali, solo per fare alcuni esempi), tenendo sempre come punto fermo il binomio tradizione/innovazione. Il fatto che il Presidente Maroni e la giunta abbiano deciso di dedicare l’ultimo anno di questa legislatura alla cultura è comunque già di per sé molto significativo e indice della riscossa culturale che abbiamo scatenato in questi anni.

Qual è il suo budget annuale destinato ad attività culturali? 
Circa 18 milioni di euro, oltre alla possibilità di utilizzare i fondi europei della nuova programmazione (quest’anno utilizzeremo 4 milioni di euro della Cultura più un milione di euro del turismo per un bando destinato a valorizzare i cosiddetti “attrattori culturali”, ad esempio siti Unesco e aree archeologiche, ma anche l’arte contemporanea, favorendo una maggiore sinergia tra patrimonio culturale, imprese culturali e imprese turistiche.

La Regione avalla molti eventi in giro per la Lombardia. Quali sono i criteri di valutazione e di scelta? 
I criteri seguiti riguardano in generale la rilevanza regionale degli eventi, la coerenza con le politiche culturali regionali, la qualità dei progetti a livello tecnico, la capacità di fare rete dei soggetti proponenti. Ma va detto che i criteri variano a seconda delle tipologie dei bandi attraverso cui finanziamo i vari progetti.

Cristina Cappellini, Assessore alla Cultura, Regione Lombardia
Cristina Cappellini, Assessore alla Cultura, Regione Lombardia

Allo spazio Oberdan, la Regione ha spesso organizzato eventi. Ma lo spazio espositivo non fa più mostre o attività rilevanti. 
Purtroppo da quando la Città Metropolitana ha sostituito la Provincia di Milano oggi quello spazio espositivo è stato ridimensionato e nonostante l’impegno del Comune di Milano nel garantire il prosieguo dell’attività cinematografica in capo alla Cineteca Italiana, che rappresenta una realtà davvero significativa nel panorama culturale milanese e lombardo, non è più valorizzato come quando la Provincia di Milano era pienamente operativa. E ciò vale per altre realtà che con la modifica dell’assetto delle Province attuata con la Legge Delrio, e relativi tagli ai budget provinciali, hanno subito ripercussioni negative.

Cult city, recente progetto della Regione, è un’iniziativa partita dall’assessorato al turismo. Ma il turista, in Italia, almeno da quanto leggo nelle statistiche, si nutre sempre di cultura e presumo che dal suo assessorato partiranno proposte.  Che piani avete? 
Una sempre maggiore integrazione tra politiche culturali e turistiche, a partire dal prossimo bando sugli attrattori culturali, condiviso dai due assessorati e alimentato da fondi europei, per valorizzare il patrimonio culturale mettendo a fianco imprese culturali e turistiche. E poi il sostegno a iniziative sul territorio che legano i flussi turistici a eventi culturali particolari (dopo Mantova capitale italiana della cultura nel 2016, ad esempio, quest’anno la Regione sostiene con un contributo consistente il palinsesto di eventi della città di Cremona per i 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi, da aprile a dicembre, che devono fare da volano anche per il turismo). Presenteremo un nuovo docufilm sulle aree archeologiche della Lombardia che porteremo in giro per il territorio, nelle scuole, e all’estero. Quest’anno continueremo a sostenere il progetto culturale/turistico ideato da Davide Van De Sfroos (Terra & Acqua) e che dopo aver toccato diversi territori, nei prossimi mesi si concentrerà sulle province di Sondrio e Cremona. E poi ovviamente iniziative specifiche di promozione culturale e turistica all’estero: il prossimo evento importante sarà una serata dedicata alla liuteria di Cremona (patrimonio immateriale dell’Unesco) a Bruxelles, il prossimo 30 maggio, sempre in occasione della Festa della Lombardia e dell’avvio dell’Anno della Cultura.

Lei è avvocato ma ha una passione per la letteratura. È anche autrice di poesie e narrativa. Ha avuto anche riconoscimenti letterari in ambito nazionale. Si è appena tenuta la fiera Tempo di libri, manifestazione di La Fabbrica del Libro; promossa da AIE – Associazione Italiana Editori e Fiera Milano; sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura; in collaborazione con Regione Lombardia, Comune di Milano. Immagino che la sua passione abbia contribuito positivamente a questa nuova manifestazione…
Premesso che non sono avvocato, perché dopo la laurea in Giurisprudenza ho deciso di seguire un altro percorso professionale, confermo la mia passione per la letteratura. Come Regione abbiamo ovviamente visto con favore la scelta di AIE di organizzare a Milano la prima edizione di Tempo di Libri. Tra i tanti primati della Lombardia c’è anche quello nel campo dell’editoria, con il 20% del volume nazionale. La Lombardia è anche la Regione dove si legge di più. Sicuramente la scelta di AIE è stata indotta anche da questi importanti numeri. Per quanto riguarda la mia passione, diciamo che mi sono impegnata nell’arricchimento dell’offerta culturale dello stand della Regione a Tempo di Libri, dove abbiamo ricreato la biblioteca digitale, dato spazio a tantissime associazioni culturali del territorio, agli approfondimenti della Cineteca italiana e alla letteratura lombarda, grazie alla collaborazione con il Piccolo Teatro che ha portato nel nostro stand i giovani attori della sua scuola, oltre alla grande attrice Laura Marinoni, per interpretare pagine indimenticabili di Manzoni, Porta, Testori, Gaber e di altri autori lombardi. Il nostro stand, mi hanno confermato in molti, è stato tra i più apprezzati della Fiera.

Al momento quali sono i progetti a cui sta lavorando la Regione Lombardia per quanto riguarda la cultura? E non mi riferisco solo all’arte contemporanea.
In questo periodo stiamo portando avanti con successo il progetto Schermi di classe, in collaborazione con AGIS, l’Ufficio Scolastico Regionale, Fondazione Cariplo, per avvicinare i giovani studenti al cinema di qualità. A breve partirà anche un nuovo progetto di alternanza scuola-lavoro che approfondirà il patrimonio Unesco lombardo, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale e l’Università Cattolica. Stiamo lavorando in questi giorni ai nuovi bandi in uscita nelle prossime settimane in tema di lingue locali, promozione educativa e culturale, musei, biblioteche, archivi, musica, danza, festival cinematografici, Next (la borsa del teatro). Insomma, tanto lavoro da fare e tanti bandi in uscita. E poi dovremo definire il riparto dei fondi per le biblioteche della Città Metropolitana, dopo che abbiamo deciso di sostenerle economicamente con un contributo di circa 350mila euro annui.

Ci può anticipare qualche futuro progetto in vista dell’estate, periodo in cui presumo la Regione sia particolarmente attiva?
La Regione è attiva 365 giorni all’anno, proprio per i motivi che le ho appena detto. Avvieremo nei prossimi mesi la sperimentazione dei Piani Integrati della Cultura, attuando la nuova legge regionale e spingendo così i territori a presentare progetti di valorizzazione integrati tra più soggetti pubblici e privati o tra più territori o ambiti disciplinari. Promuoveremo un ricco calendario di eventi legati alle ricorrenze storiche, identitarie e religiose, che sosterremo con un bando ad hoc, e, a partire da fine maggio/inizio giugno, inizieremo a presentare il palinsesto di eventi e iniziative dell’Anno della Cultura, che ci vedrà presenti in tutti i territori della Lombardia, coinvolgendo tantissime realtà culturali lombarde. Sarà un anno straordinario per la cultura in Lombardia, ma di fatto guardiamo già al futuro.

Daniele Perra

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Collabora con "ICON DESIGN", “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano” e ha collaborato con Artribune come editorialista e consulente.

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