Ultracontemporaneo. Il mercato dell’arte dominato degli artisti giovanissimi

Le artiste e gli artisti giovanissimi hanno trainato le vendite all’asta nel 2022 e si preparano a essere protagonisti anche nel 2023. Un fenomeno per il mercato dell'arte primario e secondario

Nel 2021 il fenomeno che ha catalizzato l’attenzione del mondo dell’arte era stato quello degli NFT (Not Fungible Token), acronimo nominato da tutti, operatori del settore e non, con tanto di schieramenti che vedevano fronteggiarsi da un lato i difensori della novità, dall’altro gli scettici. Nel 2022, invece, il trend che ha dominato la scena è stato quello dell’ultracontemporaneo. E lo dimostrano i fatturati delle principali case d’asta internazionali che hanno introdotto sezioni di lotti, se non addirittura sessioni intere, dedicate all’arte under 40. Risultato: tutto venduto e ben oltre le stime. Se da una parte questo dato può essere letto in un’ottica di spinta propulsiva del mercato verso lavori di artisti giovanissimi, dall’altra il trend può celare aspetti poco chiari in cui potrebbe annidarsi lo spettro di dinamiche speculative a detrimento degli artisti stessi e della tenuta delle loro carriere.

Flora Yukhnovich, Boucher's Flesh (2018). Courtesy of Sotheby's

Flora Yukhnovich, Boucher’s Flesh (2018). Courtesy of Sotheby’s

I CANONI E LE ASTE DELL’ULTRACONTEMPORANEO

Cosa si intende per ultracontemporaneo? Una definizione può essere data guardando al dato anagrafico di coloro che ne costituiscono la linfa, ovvero artisti, o ancora più spesso artiste, sotto i quarant’anni o anche molto più giovani, se consideriamo che molti protagonisti sono nati negli anni Novanta. Nel linguaggio del mercato secondario poi l’ultracontemporaneo si chiama The Now nel caso di Sotheby’s, Post-Millennium se parliamo di Christie’s e New Now per Phillips. Le case d’asta hanno infatti dedicato segmenti e sessioni specifici di vendita proprio a questo genere, visti i risultati sorprendenti raggiunti negli ultimi anni. Oltre alla giovane età, i canoni di questo trend si sviluppano su filoni di contenuto tra loro connessi e abbracciano l’identità e la disparità di genere, le migrazioni, i radicamenti in realtà diverse da quelle di provenienza e la storia della dominazione coloniale. Relativamente allo stile pittorico, si spazia dall’informale, in particolar modo con riguardo agli artisti statunitensi ed europei, al figurativo, quest’ultimo più presente nell’arte proveniente dall’Africa.

Maria Berrio, The Riders II (2012). Courtesy of Phillips

Maria Berrio, The Riders II (2012). Courtesy of Phillips

DATI E RISULTATI DELL’ULTRACONTEMPORANEO

Alcuni nomi, fino a pochi anni fa, non erano nemmeno noti ai più, mentre oggi sono in grado di scatenare vere e proprie battaglie in cui le stime di partenza si trasformano in aggiudicazioni vertiginose. È il caso di Flora Yukhnovich, artista classe 1990, che da Sotheby’s nel 2022 con due suoi lavori (Boucher’s Flesh del 2017 e Nobody Puts Baby in the Corner del 2018) ha raggiunto quasi cinque milioni di euro di aggiudicazione, cifre astronomiche per un’artista di poco più di trent’anni. O delle opere di Anna Weyant (Summertime ha raggiunto lo scorso maggio da Christie’s la cifra di $ 1.500.000), proveniente dalla scuderia Gagosian, di María Berrío (The Riders II aggiudicata da Phillips a giugno 2022 per £ 809.000) rappresentata da Victoria Miro, e di Christina Quarles (Bits n’ Pieces oltre il milione e mezzo di dollari da Sotheby’s lo scorso novembre), che hanno scosso il mercato del 2022 con risultati altisonanti e milionari. Anche fuori dalle aste l’eco dell’ultracontemporaneo si è fatta sentire e non poco. All’ultima Frieze London lo scorso ottobre, i sette grandi dipinti di Jadé Fadojutimi, altro nome di peso della pattuglia dei giovanissimi artisti, a cui era dedicato lo stand di Gagosian, erano già esauriti all’apertura della fiera.

Christina Quarles, Bits n’ Pieces (2019). Courtesy of Sotheby's

Christina Quarles, Bits n’ Pieces (2019). Courtesy of Sotheby’s

IL FASCINO DELL’ULTRACONTEMPORANEO

I maggiori riscontri, in termini di vendite, vengono registrati sul mercato asiatico: Hong Kong è stata la più sensibile a intercettare l’evolversi del fenomeno, ma oggi anche gli Stati Uniti, e parzialmente l’Europa, sembrano subire il fascino del trend. Come si spiega questa attrazione per l’arte giovanissima? Tanta, tantissima richiesta è spinta dalla scarsità di lavori disponibili sul primo mercato delle gallerie, con lunghe liste di attesa per avere un’opera “fresca”, pur strapagandola. Ragion per cui, nel momento in cui sul mercato secondario approda l’opera dell’artista richiesto, via a lunghe battaglie a colpi di bid. Questo fenomeno rende il mercato parzialmente “drogato” da una domanda forte e crescente di collezionisti disposti a spendere cifre esorbitanti per accaparrarsi il pezzo di moda. E finisce col costringere le gallerie a doversi adattare ai prezzi determinati dalle vendite in asta, in un cortocircuito potenzialmente nocivo per un artista giovane, il quale rischia di bruciarsi in poco tempo.

E GLI ARTISTI GIOVANISSIMI DEL PASSATO?

Ma quali erano gli artisti giovani e giovanissimi entrati da protagonisti nei principali cataloghi d’asta solo qualche anno fa? E soprattutto, come si sono evolute le loro carriere? Non sono proprio gli stessi di quelli odierni o, per meglio dire, alcuni resistono ancora oggi, altri sembrano essere meno richiesti rispetto al passato. Artisti come Shara Hughes, Dana Schutz ed Emily Mae Smith appaiono oggi meno presenti, nonostante i risultati eclatanti raggiunti (si pensi ad Emily Mae Smith che ha superato il milione di euro da Phillips ad Hong Kong nel 2021, cosi come a Shara Hughes che ha toccato i tre milioni di dollari da Christie’s a New York). Altri, invece, come Loie Hollowell, Nicolas Party e Salman Toor continuano a dominare la scena. Ma allora perché nel giro di pochi anni alcuni nomi validi sembrano essere meno presenti a differenza di altri? Per questa domanda non esiste una risposta precisa, ma pare opportuno evidenziare un concetto generale, ovvero: un sistema così delineato può alimentare la crescita di un mercato “usa e getta”, che mira ad appagare la domanda sulla base di un’offerta stratificata sul genere in voga in quel momento, più che sulla forma espressiva del singolo artista. In altre parole, venduti i lavori di un artista che rispecchia i canoni del trend, se ne prende un altro rispondente agli stessi canoni e che sostituisce il precedente, in una spietata rotazione in cui il genere, l’etichetta vince sull’opera o sull’artista. Alimentando carriere velocissime, ma non durature, fuochi di paglia destinati a bruciarsi in fretta. E danneggiando sia gli artisti che i collezionisti e i compratori che investono nella loro arte.

LE PROSPETTIVE DELL’ULTRACONTEMPORANEO PER IL 2023

Sulla base delle strategie messe a punto dalle case d’asta, come quella di dedicare sessioni di vendite specifiche all’arte giovanissima, anche nel 2023 appena avviato il trend dell’ultracontemporaneo dovrebbe riservare risultati di rilievo. Il sistema è ormai rodato e il posizionamento geografico verso Oriente, dove la domanda è più sostenuta, è un chiaro indice di questo fenomeno. L’apertura di Phillips ad Hong Kong nel 2023, quella del 2024 prevista da Christie’s e il ritorno di Sotheby’s a Singapore, sono tutti elementi che rafforzano la prospettiva di crescita del trend anche per l’anno venturo.

Antonio Mirabelli

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Antonio Mirabelli

Antonio Mirabelli si è laureato in giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli di Roma e nello stesso ateneo ha frequentato la Scuola di Specializzazione per un biennio. Avvocato e appassionato di arte, matura esperienza nel campo del Wealth management come…

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