Aste. Record storico della collezione Macklowe da Sotheby’s a New York

È bis di guanti bianchi e di record per la seconda parte della vendita della raccolta, che diventa la più ricca mai passata in asta. Il totale supera i 920 milioni di dollari. Tutti frutto di un divorzio milionario

La vendita della collezione Macklowe a New York. Courtesy of Sotheby's
La vendita della collezione Macklowe a New York. Courtesy of Sotheby's

Una nuova settimana all’insegna dei record a New York. E dopo le performance messe a segno da Christie’s, con il suo sale total di 1,4 miliardi di dollari, a incalzare e mostrare i muscoli è stata ora Sotheby’s, che ha dato avvio alla sessione di incanti sfilando alla sua maggior competitor il record della Rockefeller Collection del 2018 per la più costosa vendita single-owner mai aggiudicata in asta. Lo scorso 16 maggio, infatti, la seconda parte della collezione Macklowe ha registrato un prevedibile sold out, ma soprattutto si è guadagnata la corona della collezione privata in asta di maggior valore della storia, con una serata da oltre 246 milioni di dollari e un totale aggregato che arriva a 922 milioni.

Mark Rothko, Untitled, 1960. Courtesy of Sotheby's
Mark Rothko, Untitled, 1960. Courtesy of Sotheby’s

LA GUERRA DEI CONIUGI MACKLOWE E L’ASTA

Protagonista in questa circostanza una delle famose “3 D” – “Debt”, “Divorce” e “Death” – che spesso determinano le sorti del mercato dell’arte, e in particolare un divorzio milionario, quello del magnate del real estate Harry Macklowe e della (ormai ex) moglie Linda. L’asta è stata, infatti, imposta da un giudice in assenza di un accordo tra le parti sulle valutazioni dei beni, raccolti in decenni di unione e con il contributo significativo di Linda, ed è entrata decisamente nella storia. In virtù di un catalogo da capogiro nel segno delle grandi ricerche e di veri capolavori del pop, dell’espressionismo astratto e del minimalismo, dosati nel tempo da Sotheby’s in due tornate, la prima lo scorso novembre 2021 e la seconda ora, a maggio, per evitare di saturare il mercato e diluire gli entusiasmi.

Andy Warhol, Self Portrait, 1986. Courtesy of Sotheby's
Andy Warhol, Self Portrait, 1986. Courtesy of Sotheby’s

LA VENDITA DELLA COLLEZIONE MACKLOWE

A fare gli onori di casa e guidare la sessione di maggio Oliver Barker, nella sale room di Sotheby’s di York Avenue, affollata sì – compresi i grandi dealer David Nahmad, Mary Hoeveler e Wendy Fischer – ma, parrebbe, con un po’ meno pressione e adrenalina della prima vendita. Proprio come la prima tornata, invece, anche questa seconda è stata da white gloves: sono, infatti, andati venduti tutti i 30 lotti in catalogo, per la maggior parte sotto la garanzia di bid irrevocabili, a blindare un risultato che non ha deluso le aspettative attestandosi nei pressi della stima alta preasta di circa 230 milioni (ricordiamoci che le stime non includono le commissioni della casa, mentre i valori finali sì) e confermandosi all’altezza del successo dello scorso novembre, che aveva fruttato oltre 670 milioni.

Gerhard Richter, Seestück [Seascape], 1975. Courtesy of Sotheby's
Gerhard Richter, Seestück [Seascape], 1975. Courtesy of Sotheby’s

TOP LOT E NUOVE PREFERENZE DELLA COLLEZIONE MACKLOWE ALL’ASTA

In continuità con la vendita di novembre è stato anche il rinnovato interesse da un lato per i maestri dell’astrazione e dall’altro per nomi che di solito non rientrano nelle preferenze mainstream del mercato.  E allora, top lot della serata un Untitled mai offerto sul mercato di Mark Rothko del 1960, con un totale di $ 48 milioni, dopo una contesa durata a lungo. Oltre 30 milioni, invece, per Seestück [Seascape] (1975) di Gerhard Richter. Ad aggiudicarsi un Self Portrait di Andy Warhol in versione camouflage del 1986 sarebbe stato poi, a quanto pare, un collezionista giapponese, per 18,7 milioni di dollari. A seguire, Willem de Kooning con Untitled (1961), venduto oltre le stime per quasi 18 milioni. Ha poi superato ogni aspettativa, anche in questa sessione, la richiesta per il lavoro di Agnes Martin, che, dopo il record registrato a novembre di $ 17,7 milioni, continua a brillare: Early Morning Happiness (2001) ha più che doppiato le stime arrivando a $ 9,9 milioni. L’underbidder sconfitto per quest’opera si è consolato, poco dopo, con una seconda in catalogo dell’artista americana, Untitled #11, conquistata per $ 6,4 milioni.

– Cristina Masturzo

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Cristina Masturzo
Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna Economia e Mercato dell'Arte e Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni al Master in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti a Milano. È responsabile e contributor dell’area di mercato dell’arte di Artribune Magazine. Nel 2020 è stata tra i coordinatori del Forum dell'arte contemporanea italiana. Collabora con il Dipartimento di Arti Visive di NABA (Milano, Roma) e con FM Centro per l’Arte Contemporanea (Milano) e segue come freelance progetti di ricerca sul sistema dell’arte e progetti editoriali indipendenti. Suoi testi sono stati pubblicati in magazine e cataloghi.