Mercato sudafricano. Una rapida panoramica

Uno sguardo al mercato dell’arte sudafricano, una realtà in crescita costante, tra fiere e vendite all’asta di grande impatto.

Grazie al delinearsi di una ricerca artistica netta e di spessore, alla creazione di infrastrutture più solide per un sistema giovane e in espansione e all’incremento della ricchezza posseduta, l’arte del Sudafrica ha conquistato ampi margini di interesse da parte dei grandi operatori del mercato e dei collezionisti internazionali.
Smarcatasi da influenze di matrice europea, la scena artistica africana contemporanea è avanzata a larghi passi verso il meritato riconoscimento grazie a una combinazione originale di creatività, poesia e “fiero impegno politico”, come sostiene Touria El Glaoui, fondatrice della 1-54 Contemporary African Art Fair. A questa nuova visibilità molto hanno contribuito gli artisti provenienti dal Sudafrica. Nel 2017, tra valori d’asta e presenze espositive, 10 dei top 20 artisti moderni (nati tra 1850 e 1939) e 7 tra i contemporanei (nati dopo il 1940) avevano infatti provenienza sudafricana (fonte Africa Art Market Report).

‒ Cristina Masturzo

1. MAESTRI E BLUE CHIPS

William Kentridge, I am not me, the horse is not mine, 2008. Fotogramma dalla performance. Courtesy l’artista

In un mercato con trend di crescita contenuti ma costanti, lontano da improvvisi strattoni e bolle di altre economie emergenti, la new wave artistica sudafricana ha fatto tesoro delle esperienze di maestre e maestri illustri, da Irma Stern (1894-1966) e Maggie Laubser (1886-1973) a Gerard Sekoto (1913-1993) – l’acquisizione da parte della Johannesburg Art Gallery di una sua opera nel 1940 è stata il primo ingresso di un artista di colore in una collezione museale – , così come del passaggio ineludibile segnato, negli anni dell’Apartheid (1948-1994), da Marlene Dumas (1953) e William Kentridge (1955).

2. GLI ARTISTI MID ED EMERGENTI

Zanele Muholi, Uthangithini, Parktown, Johannesburg, 2016 © Zanele Muholi. Courtesy of Stevenson, Yancey Richardson & Galleria del Cembalo

A magnetizzare i desideri globali arriva oggi un contingente di artisti variegato per generazioni e media privilegiati e con significative presenze femminili, da Tracey Rose (1974) a Zanele Muholi (1972). Artista e attivista rappresentata da Stevenson (Cape Town, Johannesburg), Muholi è stata tra i protagonisti della Biennale veneziana e fino a ottobre 2020 le è dedicata una grande retrospettiva alla Tate Modern di Londra. Stessa scuderia sudafricana per il ricercatissimo Nicholas Hlobo (1975), con le sue grandi installazioni mixed media con focus su temi di genere e storia sudafricana, e il più giovane Simphiwe Ndzube (1990), nato a Cape Town ma Los Angeles-based, già invitato all’ultima Biennale di Lione. E poi ancora Moshekwa Langa (1975), cresciuto in Sudafrica e studi alla Rijksakademie, e Mohau Modisakeng (1986), o l’intimità delle ricerche di Phumzile Khanyile (1991), e i millennial Malebona Maphutse (1994) e Simnikiwe Buhlungu (1995).

3. IL SISTEMA DELL’ARTE IN SUDAFRICA

Zeitz Museum of Contemporary Art Africa

A sostenerli un sistema in pieno fermento, con infrastrutture diffuse tra le capitali dell’arte Cape Town e Johannesburg, dove operano le migliori gallerie del continente (Goodman Gallery e Stevenson, per citarne solo due) e aprono i nuovi musei e le fondazioni per l’arte contemporanea. Oltre allo Zeitz, l’investimento privato torna centrale in istituzioni come la A4 Arts Foundation, centro non profit per il sostegno dell’arte contemporanea sudafricana, e la Norval Foundation, voluta nel 2018 dal magnate del real estate Louis Norval, nonché per diversi fondi di investimento e collezioni corporate che guardano all’arte africana come risorsa da proteggere e come asset per il futuro (Scheryn Art Collection Fund, Black Collectors Forum).

4. CASE D’ASTA E FIERE

Cape Town Art Fair

Consolidata è la presenza delle case d’asta locali (Aspire Art Auction, Stephan Welz, Strauss, Russell Kaplan), alle quali si affianca ora l’interesse più recente dei player globali – Bonhams, Christie’s, Sotheby’s, Phillips – che disegnano un marketplace orientato anche da appuntamenti fieristici di rilievo, uno su tutti la Cape Town Art Fair, nata nel 2013 per iniziativa di Fiera Milano e che quest’anno ha rilanciato la sfida, per il prossimo futuro, di non dover più nemmeno parlare di “arte africana”, se è vero che il cuore di tutto, come evidenziato dalla direttrice Laura Vincenti, dovrebbe essere l’arte e non la provenienza geografica.

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #53

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Cristina Masturzo
Cristina Masturzo è nata a Salerno e vive a Milano. Ha studiato Economia dei beni culturali all'Università di Napoli e Storia dell'arte e della critica d'arte all'Università di Salerno, trascorrendo un periodo di ricerca all'Archivio Luciano Caruso a Firenze. Dopo anni di esperienza professionale in una galleria d'arte contemporanea, ha conseguito il diploma di master in Contemporary Art Markets alla NABA di Milano e trascorso un periodo di internship in Sotheby's Italia. Attualmente collabora con il dipartimento di Arti Visive di NABA e con FM Centro per l’Arte Contemporanea. Particolarmente interessata alle dinamiche del mercato dell'arte contemporanea, segue come freelance progetti di ricerca sul sistema dell'arte e progetti editoriali indipendenti.